MARANZA

MARANZA
Di Sara Spoletini
Chi sono i “maranza”?
Il termine “maranza” indica nel linguaggio gergale giovanile un giovane (solitamente di gruppo o di strada) caratterizzato da modi di fare spacconi e sguaiati, linguaggio volgare, gusti musicali legati alla trap e un abbigliamento sportivo e appariscente.
Il termine però non è di recente conio, infatti negli anni ’80 compare per la prima volta a Milano e nei dintorni, usato inizialmente per indicare frequentatori chiassosi di discoteche o giovani di provincia che ascoltavano musica a tutto volume (associato ironicamente anche a un vecchio marchio di impianti stereo, Marantz, oppure al dialettale maranza inteso come melanzana o a giochi di parole con origini nordafricane). A sdoganarlo a livello nazionale fu Jovanotti inserendolo nel testo della canzone “Il capo della banda” (“sono in questo ambiente di matti e di Maranzza e di malati di mente”).
Dal 2019 in poi con l’esplosione dei social media (in particolare TikTok), la parola ha cambiato parzialmente senso. Non descrive più soltanto il “tamarro” o il “coatto” generico, ma viene usato spesso per identificare baby gang o compagnie di ragazzini che si muovono in branco nelle piazze e nelle grandi città, talvolta al centro di episodi di micro-criminalità o assembramenti rumorosi.
Qui i maranza sono diventati protagonisti di video virali, balletti, imitazioni e meme e sempre qui sono diventati famosi, etichettandosi con un modo di fare che riscuote successo tra i giovani. I video che spesso pubblicano o ripubblicano hanno spesso come oggetto comportamenti provocatori, sfide e dissidenza.
Per questo per un taget di pubblico adulto sono stati etichettati come giovani devianti.
I maranza soffrono di un male: non conoscono il confine tra realtà e social, allora organizzano pestaggi di gruppo, violenze di gruppo, organizzano accoltellamenti di insegnanti o scelgono tra i compagni un bersaglio da bullizzare, spremere, annientare.
Riconoscibili attraverso il look composto tuta acetata (spesso nera), felpa con cappuccio (hoodie), sneakers costose e piccoli borselli a tracolla. Identificabili dall’ atteggiamento provocatorio, forte socialità di gruppo (il maranza si muove quasi sempre in compagnia), utilizzo di slang urbano e musica trap sparata a volume alto.
Al maranza serve il gruppo, entro il quale condividere certe regole, certi obiettivi che restano lontani dalla società civile.
Il maranza è identificato con il ragazzo di borgata che ama il lusso, che spesso è di seconda o terza generazione.
Il maranza forse è un ragazzo che non è stato ascoltato.
Che ha interiorizzato i problemi economici e relazionali dei suoi genitori, è un ragazzo che è cresciuto a pane e video.
Il maranza forse è quel bambino che nessuno vedeva, che non ha avuto un’insegnante che ha creduto in lui o che lo sport non lo ha aiutato nel percorso di crescita.
Eppure tutti i maranza hanno frequentato-frequentano scuole, quartieri, associazioni, eppure nessuno li vede.
Non si giustificano mai gli atteggiamenti violenti perché il rispetto delle regole è fondamentale per una convivenza pacifica, ma alla fine forse questa società vorrebbe tanti giovani maranza, spacconi, che vede solo quando fanno danni seri alle vetrine del centro ma che non ha mai cercato di guardarli negli occhi.
I maranza hanno dai 12 anni in su, e allora la chiave di lettura è che c’è un modello sbagliato di emulazione. Se è più divertente spaccare che giocare è perché i ragazzi cercano emozioni estreme, non quelle rassicuranti. Sono stressati e stressanti, sono apatici e e privi di capacità creativa positiva.
Ma sono anche privi di guide sicure e controlli efficaci.
Abbiamo parlato di devianza, ma cosa significa?
La devianza giovanile rappresenta un fenomeno complesso, caratterizzato da comportamenti che violano le norme sociali, spesso alla ricerca di un’identità personale, la devianza è un segnale di fragilità sistemiche che richiedono risposte proattive integrate e la necessità di favorire percorsi di autonomia e responsabilità al fine di restituire ai giovani un futuro costruttivo.
La sociologia se ne occupa da anni, anzi è nata proprio sotto questo impulso, e individua una multifattorialità tra le cause: come ad esempio i fattori familiari identificabili con la mancanza di supervisione, conflitti, dinamiche traumatiche possono favorire percorsi devianti ed esporre i giovani a rischi elevati.
I fattori individuali che possono essere disturbi di varia natura, scarsa gestione emotiva, deficit di competenze sociali, oppure i fattori socio-ambientali e contesto culturale come la povertà urbana, emarginazione, influenza del gruppo dei pari, assenza di opportunità educative e reti comunitarie.
Per contrastare il fenomeno servono approcci integrati a vari livelli:
prevenzione primaria: percorsi di sostegno e supporto diretti ai contesti familiari e scolastici, con programmi educativi;
prevenzione secondaria: Interventi mirati su rischi specifici (tematiche del bullismo e della dipendenza);
presidi educativi territoriali: Promuovere progetti di educazione, sport, cultura, sostegno alla genitorialità e contrasto alla dispersione scolastica.
Il fenomeno è in continua crescita e il mancato intervento significherebbe condannare i maranza a una vita al limite della legalità.




