LA GENERAZIONE Z C’E’

LA GENERAZIONE Z C’E’
di Sara Spoletini
Spesso criticati da genitori ed educatori per la loro mancanza di presa di posizione su ciò che accade nel mondo, sulla superficialità con cui vivono i rapporti umani e sulla scarsa capacità di pensare al futuro ecco che la settimana scorsa in Italia e non solo, hanno fatto il loro ingresso nelle piazze.
Decine di migliaia di giovani hanno occupato le piazze di Francia, Italia, Belgio, Albania, Portogallo e Spagna. Si aggiungono così alla cosiddetta rivoluzione della generazione Z (le persone nate tra il 1997 e il 2012).
In Francia protestano per avere scuole adeguate e insegnanti di ruolo dall’inizio delle elezioni, in Spagna si mobilitano contro il carovita, la precarietà, la crisi abitativa, per i giovani Italiani la piazza rappresenta un modo per dire al Governo che ci sono e che sono preoccupati per il loro futuro, per la situazione della scuola e per il carovita.
Cosa c’è di sbagliato? Nulla.
Se non fosse che all’interno di queste manifestazioni lecite c’è sempre un nutrito gruppo di persone che si muove per rovinare tutto. Rovinare tutto nel senso letterale del termine,
Scendere in piazza per devastare non per dialogare.
Allora chi è davvero la GERAZIONE Z?
Ragazzi che rompono il silenzio e che stanno diventando adulti e consapevoli che in questo momento storico ci sono delle difficoltà? O un branco che approfitta per organizzare scontri con le forze dell’ordine e mette a ferro a fuoco il cuore delle città magari sobillati da chi ha altri interessi?
Quanti stereotipi sono stati usati per descrivere i “maranza”?
Quegli stereotipi che spesso il nostro cervello usa per non sforzarsi troppo a comprendere, sono le associazioni mentali che facciamo senza pensare per catalogare le persone.
Vestiti di tutto punto e griffati, hanno rotto vetrine e incendiato piazze, saltato sui mezzi pagati da noi contribuenti.
Seconda, terza generazione? Case popolari dell’interland milanese?
Le immagini di guerriglia urbani che abbiamo visto il 17 ottobre devono farci riflettere su alcuni punti importanti dei processi educanti di una comunità.
Cosa hanno fatto negli anni tutte le politiche volte all’inclusione, quale è il ruolo dei genitori e la genitorialità stessa quando un minore di circa 12 anni si allontana da casa e commette atti vandalici come se fossero i protagonisti di uno dei videogiochi più famosi.
Si perché la generazione Z è la prima cresciuta con smartphone, e tablet comprati pure dai genitori che hanno un lavoro precario ma che non potevano rinunciare allo status di un’epoca in cui apparire è più importante dell’essere.
Ecco distruggere èpiù importante di chiedere e questa è la triste verità che ogni giorno sottolineano i giornalisti che tolgono la voce a chi in quelle piazze è sceso per un motivo che riteneva valido.
Noi adulti abbiamo un compito, qualsiasi ruolo svolgiamo.
La Generazione Z ha avuto guide fragili, genitori, insegnanti affidando il potere educativo a canali social e alla vita virtuale, che a volte li ha resi fragili e li ha fatti sentire soli, altri invece hanno maturata la consapevolezza di essere parte della società.
La Generazione Z rispecchia la varietà dell’essere umano che ha animato e che abbiamo criticato in ogni generazione, sta all’occhio dell’adulto memore delle passioni, dei condizionamenti delle epoche e delle ideologie saperli comprendere, saperli spronare al confronto e saperne ammonire le azioni violente. Questa settimana come non mai li abbiamo visti per quello che sono e che potrebbero essere, ci siamo accorti che esistono anche loro e che non sono solamente un’appendice degli adulti e delle scelte che ogni Governo ha pensato per loro senza che li chiamassero in causa. Ecco, per la prima volta si sono fatti sentire praticando i metodi che sono abituati a vedere.
In un mondo in cui le guerre sono l’unica cosa che si vede in tv, in un mondo in cui bullismo e cyber bullismo, femminicidi sono fenomeni sociali che aumentano di ogni anno; in un mondo in cui non si è costruita una vera inclusione sociale, in cui le regole le rispettano in pochi e in cui la politica spesso chiude gli occhi sui fatti per avere qualche voto più; per non parlare dei tassi della povertà educativa e dell’abbandono scolastico cosa ci aspettavamo?
Ogni nuova generazione è figlia dei tempi e dobbiamo coglierne la freschezza quando c’è e intervenire sui modelli comportamentali sbagliati facendo leva sui diritti e doveri dei cittadini.




