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Tajani: Non vogliamo dominare il Libano… Il nostro obiettivo è facilitare il dialogo e costruire la pace

Tajani: Non vogliamo dominare il Libano… Il nostro obiettivo è facilitare il dialogo e costruire la pace

A cura di Hamed Khalifa

Il Ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha affermato che l’obiettivo del suo Paese in Libano è quello di rafforzare gli interessi europei, non di “dominare”, ma di contribuire a “facilitare il dialogo”, compreso il dialogo interreligioso. Secondo l’agenzia di stampa italiana Nova, Tajani ritiene che l’Europa, insieme agli Stati Uniti, sia in grado di svolgere un ruolo chiave in questo processo.

Le dichiarazioni di Tajani sono state rilasciate durante la sessione “Speranza per la ricostruzione nella terra dei cedri”, tenutasi nell’ultimo giorno del Forum di Rimini, alla presenza dell’Ambasciatrice libanese in Italia, Carla Jazzar, e del Vicario Apostolico di Beirut, Cesar Essayan.

Tajani ha sottolineato la necessità di rafforzare il dialogo tra cristiani, sciiti e sunniti in Libano, ribadendo che le Forze Armate libanesi “devono sempre rimanere una forza per il dialogo interreligioso”. Ha inoltre evidenziato la necessità di fornire assistenza economica, in particolare a coloro che sono stati maggiormente colpiti dalla crisi. Il ministro ha affermato che l’Europa deve svolgere un ruolo guida in Medio Oriente come “artefice della pace”, criticando al contempo la scarsa attenzione che l’Europa riserva al Sud e al Mediterraneo, e avvertendo che la NATO potrebbe trovarsi ad affrontare lo stesso pericolo.

“Abbiamo bisogno di una politica di mediazione anziché di schieramento, ed è questo l’obiettivo a cui aspiriamo, poiché non intendiamo dominare il Libano”, ha aggiunto Tajani, sottolineando l’importanza delle comunità cristiane come promotrici del dialogo e del dibattito, e definendo “inaccettabile” la profanazione dei simboli cristiani in Libano.

L’Italia sostiene la sovranità libanese

Il Ministro degli Esteri italiano ha ribadito il suo apprezzamento per la decisione del Libano di abolire la pena di morte, considerandola un segnale politico “molto importante” e “di grande civiltà”.

“Siamo grati a Beirut per il coraggio dimostrato nel compiere questo importante passo”, ha affermato Tajani, sottolineando l’impegno del governo italiano a sostegno del “pieno ripristino della sovranità del Libano sul proprio territorio”.

Ha ribadito che “Hezbollah, un gruppo armato, non può esercitare la sovranità sul territorio”, sottolineando la necessità che il territorio libanese rimanga sotto il controllo dello Stato e delle Forze Armate libanesi. Tajani ha osservato che le Forze Armate libanesi hanno già iniziato a dispiegarsi in piccole aree del Libano meridionale, “grazie ai colloqui di Roma” tra Libano e Israele tenutisi all’inizio di agosto.

Ha spiegato di aver assicurato al Comandante delle Forze Armate libanesi, Rodolphe Heikel, in visita a Roma questa settimana, l’impegno dell’Italia a rimanere in Libano anche dopo la fine della missione UNIFIL.

Tajani: Vogliamo i negoziati libanesi-israeliani a Roma

Il Ministro degli Esteri italiano ha ribadito l’impegno del suo Paese per la pace, esprimendo il desiderio di ospitare a Roma i negoziati tra Libano e Israele.

Ha affermato: “Questo significa contribuire alla costruzione della pace in Libano, così come dare un contributo significativo alla costruzione della pace in tutto il Medio Oriente”.

In apertura della sessione, Bernhard Schulz, Presidente della Fondazione Incontro dei Popoli, ha sottolineato l’esperienza libanese di convivenza tra diverse religioni e culture, basata non solo sulla tolleranza, ma anche sulla reciprocità e su un sistema politico capace di rappresentare tale diversità. Schulz ha spiegato che questo equilibrio è diventato particolarmente fragile a causa delle crisi che hanno afflitto la regione, sottolineando che “ciò che unisce lo spirito libanese allo spirito dell’Unione Europea è fare della diversità una virtù fondamentale”.

Ambasciatrice libanese: danni nel sud per 1,8 miliardi di dollari

Da parte sua, l’ambasciatrice libanese in Italia, Carla Jazzar, ha confermato la gravità della situazione nel sud del Paese, dove continuano gli attacchi israeliani, che causano vittime e distruzioni diffuse.

Ha spiegato che i danni sono stimati in circa 1,8 miliardi di dollari, rilevando che circa il 20% dei terreni agricoli del sud è stato danneggiato, oltre ai danni alle infrastrutture e alla rete elettrica.

Jazzar ha affermato: “Tutto ciò ha colpito profondamente il sud del Paese, ed è chiaro che sta colpendo tutti noi”, sottolineando la necessità di coniugare la ricostruzione fisica con la fornitura di sostegno economico e sociale.

Riguardo all’ultimo ciclo di negoziati tra Libano e Israele a Roma, l’ambasciatrice ha affermato che “non ha risolto tutti i problemi”, ma ha contribuito a fare progressi su alcune questioni che in precedenza non erano state oggetto di discussione, come il confine e lo scambio di prigionieri. Ha sottolineato che “molto resta ancora da fare”, lodando il ruolo dell’Italia e affermando che il Paese “è stato estremamente generoso” nei confronti del Libano. Ha aggiunto: “Grazie all’alto livello di professionalità e al forte senso di appartenenza al popolo libanese, l’Italia ha anche contribuito alla formazione delle Forze Armate libanesi”.

Il Vicario Apostolico mette in guardia contro l’oblio del Libano

Da parte sua, il Vicario Apostolico di Beirut, Cesar Essayan, ha ringraziato il governo italiano e il personale militare che partecipa alla missione UNIFIL per il sostegno offerto al popolo libanese, ricordando anche coloro che hanno perso la vita nell’adempimento del loro dovere.

Nel clima di incertezza che aleggia sul futuro della presenza internazionale in Libano, Essayan ha messo in guardia contro il rischio che “il Libano venga dimenticato”, esortando a non ridurre la questione libanese alla sola difesa dei cristiani.

Ha affermato: “Come vescovo, mi sento a disagio quando si parla solo di cristiani”, sottolineando che Hezbollah rappresenta solo una parte della società libanese. Ha aggiunto che la vera sfida consiste nel “ristabilire lo spirito di convivenza capace di trasformare le differenze in ricchezza condivisa, a partire dall’istruzione”, sottolineando che la ricostruzione non dovrebbe limitarsi ad alloggi e infrastrutture, ma dovrebbe includere anche “fiducia, relazioni e la capacità di vivere di nuovo insieme”.

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Noha Iraqi

Noha Iraqi... Laureata in Lettere... Scrittrice, poetessa, autrice di racconti, creatrice di contenuti e utente che carica contenuti.

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