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SANITÀ. AMSI-UMEM-UXU: ITALIA SEMPRE PIÙ POVERA DI TALENTI, TRA FUGHE ALL’ESTERO

Aodi: «Mentre perdiamo capitale umano qualificato, diminuisce anche il peso dell’Italia nella competizione internazionale per attrarre studenti stranieri, ricercatori e futuri professionisti della salute: dal 5,6% al 4,8%»

ROMA, Cairo – Amr AbduLRahman 10 GIUGNO 2026 – L’Italia continua a perdere capitale umano qualificato mentre cresce la competizione internazionale per attrarre studenti, ricercatori e professionisti ad alta specializzazione.

Secondo gli ultimi dati AMSI-UMEM, nel periodo 2019-2025 il saldo migratorio dei laureati italiani tra i 25 e i 34 anni registra una perdita di circa 80 mila giovani qualificati, un fenomeno che coinvolge numerose professioni strategiche e che continua ad alimentare la fuga dei talenti verso l’estero.
Particolarmente preoccupante appare la situazione del comparto sanitario. Secondo le elaborazioni e i monitoraggi di AMSI – Associazione Medici di Origine Straniera in Italia -(denominata anche Unione Professionisti della Sanità Internazionali) – UMEM – Unione Medica Euromediterranea, AISCNEWS e del Movimento Internazionale Transculturale Uniti per Unire, ogni anno oltre 10mila professionisti della salute tra medici, infermieri, fisioterapisti, farmacisti, tecnici sanitari e altre figure specialistiche lasciano l’Italia o avviano percorsi professionali verso l’estero.
Solo per gli infermieri il dato è di circa 7mila trasferimenti all’anno, mentre continuano a crescere le richieste di informazioni e assistenza per opportunità professionali fuori dall’Italia.
I dati raccolti da AMSI evidenziano inoltre che tra il 2023 e aprile 2025 sono pervenute oltre 21.500 richieste di informazioni e supporto per opportunità lavorative all’estero, di cui circa 11.600 da medici, 6.650 da infermieri e 3.250 da altri professionisti sanitari.
ATTRATTIVITÀ INTERNAZIONALE IN CALO
Alla fuga dei laureati e dei professionisti sanitari si aggiunge la progressiva perdita di attrattività del sistema universitario italiano.
Le analisi richiamate dalle associazioni evidenziano infatti che, mentre la quota globale degli studenti universitari che scelgono di formarsi all’estero è cresciuta dal 6% al 7,4%, l’incidenza italiana è scesa dal 5,6% al 4,8%, con una contrazione relativa di circa il 14%.
Anche il Rapporto ISTAT conferma che la presenza di studenti internazionali negli atenei italiani rimane inferiore rispetto a quella registrata in numerosi Paesi europei concorrenti.
Tra le principali criticità emergono la complessità burocratica, i lunghi tempi per il riconoscimento dei titoli, livelli retributivi meno competitivi rispetto ad altri Paesi europei e una crescente concorrenza internazionale sul fronte universitario e della ricerca. Il divario territoriale continua inoltre a penalizzare molti atenei del Mezzogiorno, con effetti negativi sul tessuto economico, accademico e professionale locale.
L’ALLARME AMSI-UMEM-UXU: OLTRE UN MILIONE DI OPERATORI SANITARI MANCANTI ENTRO IL 2030
Secondo l’allarme frutto dell’indagine delle associazioni e dei movimenti, aggiornata al 30 maggio 2026, entro il 2030 l’Europa potrebbe registrare una carenza di oltre un milione di operatori sanitari, a causa dell’invecchiamento della popolazione, della crescente domanda di assistenza, dell’età avanzata di molti professionisti e delle difficoltà di reclutamento e fidelizzazione del personale.
AODI: «SIAMO DI FRONTE A UN’UNICA EMERGENZA STRATEGICA»
Secondo il Prof. Foad Aodi, medico fisiatra, giornalista, divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCeO, docente dell’Università di Tor Vergata, i diversi fenomeni devono essere letti come parti di uno stesso problema.
«Quando un Paese perde circa 80 mila giovani laureati in pochi anni, oltre 10 mila professionisti sanitari all’anno e contemporaneamente registra una riduzione della propria capacità attrattiva nei confronti degli studenti internazionali, non siamo più di fronte a fenomeni separati. Siamo davanti a una vera emergenza strategica che riguarda il futuro della sanità, della ricerca, dell’università e dello sviluppo del Paese.
La vera sfida dei prossimi anni non sarà soltanto reclutare nuovi professionisti ma riuscire a trattenerli. La retention del personale sanitario sarà il principale indicatore della sostenibilità dei sistemi sanitari europei.
L’Europa rischia una carenza di oltre un milione di operatori sanitari entro il 2030. Non basta formare medici, infermieri e professionisti sanitari: bisogna creare le condizioni affinché scelgano di restare e affinché i migliori talenti internazionali scelgano l’Italia.
Non possiamo inoltre ignorare il contributo fondamentale dei professionisti sanitari di origine straniera che oggi garantiscono servizi essenziali all’interno del nostro sistema sanitario. Servono procedure più snelle, riconoscimento delle competenze, valorizzazione del merito e una vera politica di integrazione professionale, nel rispetto della qualità e della sicurezza delle cure».
DOTT. NADIR AODI: «I GIOVANI CHIEDONO PROSPETTIVE E MERITO»
Il Dott. Nadir Aodi, coordinatore delle Commissioni,dei Podologi e dei Gioventù e Nuove Generazioni del Movimento Uniti per Unire ed Amsi , evidenzia come il fenomeno coinvolga sempre più giovani professionisti.
«Molti giovani laureati e professionisti sanitari non lasciano l’Italia esclusivamente per motivi economici. Cercano percorsi di crescita più chiari, meritocrazia, stabilità professionale, formazione continua e migliori condizioni di lavoro.
Le nuove generazioni sono sempre più mobili e internazionali. Se l’Italia vuole competere deve investire sul capitale umano, valorizzare le competenze e costruire prospettive concrete di sviluppo professionale. Non basta formare giovani di qualità se poi altri Paesi raccolgono i frutti di questo investimento.
Servono politiche capaci di favorire il rientro dei talenti italiani all’estero e di rendere il nostro Paese più attrattivo per studenti, ricercatori e professionisti internazionali. La sfida riguarda il futuro della sanità, dell’università e della ricerca».
AGGRESSIONI, BURNOUT E SALUTE MENTALE: LA CRISI NELLA CRISI
Le associazioni ricordano inoltre come la crisi della forza lavoro sanitaria sia aggravata da un crescente disagio professionale.
Secondo le rilevazioni della rete associativa, i livelli di depressione e ansia tra medici e infermieri risultano fino a cinque volte superiori rispetto alla popolazione generale, mentre circa un professionista sanitario su tre dichiara di aver subito aggressioni, minacce, molestie o episodi di bullismo sul luogo di lavoro.
«Da anni denunciamo l’aumento delle aggressioni contro gli operatori sanitari e il peggioramento delle condizioni lavorative. Aggressioni, carichi di lavoro eccessivi, burnout e difficoltà organizzative rappresentano oggi tra le principali cause che spingono molti professionisti ad abbandonare il sistema sanitario o a cercare opportunità all’estero.
La situazione è resa ancora più complessa dall’invecchiamento della popolazione e dall’età media elevata di molti professionisti sanitari che nei prossimi anni raggiungeranno il pensionamento. Le maggiori criticità si registrano nei pronto soccorso, nella medicina territoriale, nelle aree interne e nelle zone più disagiate del Paese.
Non possiamo affrontare il tema della carenza di personale senza intervenire contemporaneamente su sicurezza, benessere organizzativo, qualità della vita professionale e tutela della salute mentale», concludono Foad e Nadir Aodi.
LE PROPOSTE DELLA RETE ASSOCIATIVA E DEI MOVIMENTI
AMSI, UMEM, AISCNEWS e Uniti per Unire chiedono un piano strutturale nazionale ed europeo basato su:
* valorizzazione economica e professionale delle professioni sanitarie;�• contrasto alle aggressioni e maggiore sicurezza nei luoghi di cura;�• programmazione reale del fabbisogno sanitario nazionale ed europeo;�• politiche efficaci per trattenere giovani laureati e professionisti qualificati;�• rafforzamento dell’attrattività internazionale delle università italiane;�• semplificazione burocratica per studenti e professionisti internazionali;�• integrazione e valorizzazione dei professionisti sanitari internazionali qualificati;�• tutela della salute mentale degli operatori sanitari;�• sviluppo di percorsi professionali più competitivi e sostenibili.
«La fuga dei laureati, l’esodo dei professionisti sanitari, il calo dell’attrattività internazionale e la crescente sofferenza degli operatori rappresentano facce diverse della stessa emergenza. Il capitale umano è la prima infrastruttura strategica di una nazione. Se non investiamo oggi sulle persone, domani non avremo abbastanza professionisti per garantire il diritto alla salute. È il momento di passare dalle analisi alle decisioni», conclude il Prof. Foad Aodi.
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