SALUTE GLOBALE. AMSI-UMEM-CO-MAI-UXU: EPATITE C, EGITTO PASSA DAL 10% ALLO 0,38%: «MODELLO PER L’AFRICA»

SALUTE GLOBALE. AMSI-UMEM-CO-MAI-UXU: EPATITE C, EGITTO PASSA DAL 10% ALLO 0,38%: «MODELLO PER L’AFRICA»
Aodi: «Un traguardo mondiale. Produzione locale dei farmaci e cooperazione dimostrano che si può cambiare la storia di una malattia. Ora salute globale e clima tornino nell’agenda politica»
ROMA, 31 AGOSTO 2026 – Dal 10% allo 0,38% di diffusione dell’Epatite C. L’Egitto è passato dall’essere il primo Paese al mondo per diffusione dell’infezione a uno di quelli con i livelli più bassi, grazie a una strategia sanitaria che ha puntato anche sulla produzione locale dei farmaci. Un’esperienza che il Paese sta mettendo a disposizione di altre realtà, tra cui Ghana e Pakistan, e che assume particolare rilievo per l’Africa e i Paesi in via di sviluppo.
Il risultato è ancora più significativo considerando che per decenni l’Egitto ha dovuto fare i conti con una fortissima diffusione dell’Epatite C, favorita anche dall’utilizzo delle siringhe di vetro nelle campagne contro la Bilharzia tra gli anni ’40 e gli anni ’80.
Su questo traguardo AMSI – Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, denominata anche Unione Professionisti della Sanità Internazionali; UMEM – Unione Medica Euro-Mediterranea; Co-Mai – Comunità del Mondo Arabo in Italia – AISCNEWS – Agenzia Mondiale di Informazione Senza Confini; il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE e il Manifesto Internazionale Interculturale Unione per l’Italia riflettono sulla necessità di trasformare l’esperienza egiziana in un modello di cooperazione sanitaria per l’Africa, i Paesi di origine e le realtà in via di sviluppo.
A intervenire è il Prof. Foad Aodi, medico-fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCeO e docente dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, Presidente AMSI e UMEM e fondatore del Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE.
«Rivolgiamo le nostre congratulazioni all’Egitto per un traguardo mondiale. Passare dal 10% allo 0,38% significa dimostrare che prevenzione, strategie sanitarie mirate e produzione locale dei farmaci possono cambiare la storia di una patologia. È un modello che dobbiamo condividere con l’Africa e con i Paesi in via di sviluppo», afferma Aodi.
«SOSTENERE I NOSTRI PAESI DI ORIGINE»
«L’Egitto sta aiutando anche altri Paesi, come Ghana e Pakistan. È questa la cooperazione sanitaria che dobbiamo rafforzare: condividere le buone pratiche, trasferire conoscenze e sostenere concretamente i nostri Paesi di origine. Come professionisti ed esperti di salute globale abbiamo una responsabilità: contribuire alla prevenzione prima che le criticità diventino emergenze», prosegue Aodi.
Per la rete associativa e i movimenti, il modello egiziano dimostra inoltre quanto sia decisivo costruire strategie di lungo periodo. «Non dimentichiamo il punto di partenza: l’Epatite C era molto diffusa in Egitto anche per le siringhe di vetro utilizzate nelle campagne contro la Bilharzia tra gli anni ’40 e gli anni ’80. Essere passati dalla maggiore diffusione mondiale allo 0,38% è un risultato che deve diventare patrimonio della salute globale».
SALUTE, CLIMA E NUOVE MALATTIE
Aodi allarga quindi l’analisi alle conseguenze sanitarie dei cambiamenti ambientali: «Dobbiamo essere uniti anche nel prevenire e contrastare il cambiamento climatico e il riscaldamento globale. Assistiamo a nuove malattie e al ritorno di patologie che consideravamo lontane, mentre infezioni come il West Nile virus interessano anche l’Italia».
«Alluvioni, terremoti, eventi climatici estremi e nuove emergenze sono segnali di un pianeta sempre più fragile, ma non vediamo una risposta politica mondiale adeguata. Dall’agenda internazionale sembra essere scomparso il tema della prevenzione delle patologie legate all’ambiente. Se non entriamo in azione adesso, il tempo è scaduto».
«LA NOSTRA IDENTITÀ DAL 1995»
L’impegno internazionale, sottolinea Aodi, procede insieme all’attenzione per la sanità italiana. «Portiamo da anni sui media e sulle televisioni satellitari internazionali l’esperienza della sanità italiana, costruendo ponti attraverso medicina e informazione scientifica. Ma non dimentichiamo i problemi del nostro Paese».
«Ci occupiamo di sanità pubblica, privata accreditata e privata e della difesa dei professionisti della salute italiani e di origine straniera. È la nostra identità dal 1995 e, ufficialmente, dalla fondazione dell’AMSI nel 2000. Continueremo a farlo anche in vista della conferenza UAP del 9 settembre», conclude il Prof. Foad Aodi.
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