L’Associazione di Amicizia Italiano-Araba condanna fermamente l’atroce crimine dell’assassinio della giornalista Amal Khalil

L’Associazione di Amicizia Italiano-Araba condanna fermamente l’atroce crimine dell’assassinio della giornalista Amal Khalil
Hamed Khalifa
L’Associazione di Amicizia Italiano-Araba condanna fermamente l’atroce crimine commesso dall’aggressione israeliana con l’assassinio della giornalista Amal Khalil mentre svolgeva il suo lavoro nella città di Al-Tayri, nel Libano meridionale. Questo deliberato attacco costituisce un crimine di guerra e una flagrante violazione del diritto internazionale umanitario e di tutte le convenzioni e gli accordi pertinenti per la protezione dei giornalisti e degli operatori dei media durante i conflitti armati.
La giornalista Amal Khalil si trovava con la giornalista Zeinab Faraj in un luogo che è stato oggetto di una serie di raid aerei israeliani. Il primo raid ha preso di mira un veicolo civile su cui viaggiavano, causando vittime civili. Un secondo raid ha colpito l’area circostante. Successivamente, le forze di occupazione hanno bombardato la casa in cui si erano rifugiate, provocando la morte di Amal Khalil e il grave ferimento di Zeinab Faraj, che ha dovuto subire un intervento chirurgico alla testa.
Le forze di occupazione hanno deliberatamente ostacolato le operazioni di soccorso, impedendo per molte ore l’arrivo di ambulanze, squadre della protezione civile e della Croce Rossa sul luogo dell’attentato, nonostante le urgenti comunicazioni con le autorità competenti. Le squadre di soccorso sono state autorizzate a muoversi solo dopo l’ultimo raid aereo. Questo comportamento criminale rivela una chiara intenzione di uccidere e privare le vittime di ogni possibilità di sopravvivenza, configurandosi come un vero e proprio crimine di guerra.
Prendere di mira, assediare e impedire l’evacuazione dei giornalisti costituisce un attacco diretto alla libertà di stampa e al diritto del pubblico all’informazione. È un tentativo di mettere a tacere le voci libere e impedire la documentazione dei crimini e delle violazioni commessi contro i civili nel Libano meridionale.
Alla luce di questo orribile crimine, il Comitato dell’Associazione di Amicizia Italiano-Araba chiede:
1. Un’indagine internazionale urgente e indipendente sull’assassinio della giornalista Amal Khalil e la divulgazione di tutte le circostanze che lo hanno circondato.
2. Che le autorità di occupazione israeliane siano ritenute pienamente responsabili per aver preso di mira giornalisti e civili e per aver ostacolato le operazioni di soccorso.
3. Intervento immediato e deterrente da parte delle Nazioni Unite, del Consiglio di Sicurezza e delle organizzazioni internazionali che si occupano di libertà di stampa e diritti umani.
4. Fornire urgente protezione internazionale ai giornalisti che operano nelle zone di conflitto, in particolare nel Libano meridionale.
5. Perseguire i responsabili di questo crimine dinanzi ai tribunali internazionali competenti e garantire che non restino impuniti.
L’Associazione di Amicizia Italiano-Araba condanna con la massima fermezza l’atroce crimine dell’assassinio della giornalista Amal Khalil.
L’Associazione di Amicizia Italiano-Araba condanna con la massima fermezza l’atroce crimine dell’assassinio della giornalista Amal Khalil.
Ancora una volta, l’esercito di occupazione israeliano assassina colleghi mentre svolgono il loro lavoro.
Dichiarazione
L’Associazione di Amicizia Italiano-Araba condanna con la massima fermezza l’atroce crimine commesso dall’aggressione israeliana, ovvero l’assassinio della giornalista Amal Khalil mentre svolgeva il suo lavoro nella città di Al-Tayri, nel Libano meridionale. Questo attacco deliberato costituisce un crimine di guerra e una flagrante violazione del diritto internazionale umanitario e di tutte le convenzioni e gli accordi pertinenti per la protezione dei giornalisti e degli operatori dei media durante i conflitti armati.
La giornalista Amal Khalil si trovava con la giornalista Zainab Faraj in un luogo che è stato oggetto di una serie di raid aerei israeliani consecutivi. Il primo attacco ha colpito un veicolo civile su cui viaggiavano, causando vittime civili. Un secondo attacco ha colpito l’area circostante. Successivamente, le forze di occupazione hanno bombardato la casa in cui si erano rifugiate, uccidendo Amal Khalil e ferendo gravemente Zainab Faraj, che ha dovuto subire un intervento chirurgico alla testa.
Le forze di occupazione hanno inoltre ostacolato deliberatamente le operazioni di soccorso, impedendo ad ambulanze, squadre della protezione civile e della Croce Rossa di raggiungere il luogo per diverse ore, nonostante le urgenti richieste di intervento alle autorità competenti. Le squadre di soccorso sono state autorizzate a muoversi solo dopo l’ultimo raid aereo. Questo comportamento criminale rivela una chiara intenzione di uccidere e privare le vittime di qualsiasi possibilità di sopravvivenza, configurandosi come un vero e proprio crimine di guerra. Prendere di mira, assediare e impedire l’evacuazione dei giornalisti costituisce un attacco diretto alla libertà di stampa e al diritto del pubblico di accedere alla verità. È un tentativo di mettere a tacere le voci libere e impedire la documentazione dei crimini e delle violazioni commessi contro i civili nel Libano meridionale.
Alla luce di questo orribile crimine, il Comitato dell’Associazione di Amicizia Italiano-Araba chiede:
1. Un’indagine internazionale urgente e indipendente sull’assassinio della giornalista Amal Khalil e la divulgazione di tutte le circostanze che lo hanno circondato.
2. Che le autorità di occupazione israeliane siano ritenute pienamente responsabili per aver preso di mira giornalisti e civili e per aver ostacolato le operazioni di soccorso.
3. Che le Nazioni Unite, il Consiglio di Sicurezza e le organizzazioni internazionali che si occupano di libertà di stampa e diritti umani adottino misure immediate e dissuasive.
4. Che venga fornita urgente protezione internazionale ai giornalisti che lavorano nelle zone di conflitto, in particolare nel Libano meridionale.
5. Che i responsabili di questo crimine vengano processati dinanzi ai tribunali internazionali competenti e che non restino impuniti.




