“Gesù libera ogni popolo dalla schiavitù del male”. Papa #LeoneXIV si congeda dall’#Africa celebrando messa nello stadio di #Malabo, ultimo

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“Gesù libera ogni popolo dalla schiavitù del male”. Papa #LeoneXIV si congeda dall’#Africa celebrando messa nello stadio di #Malabo, ultimo appuntamento pubblico del Viaggio Apostolico in #GuineaEquatoriale.
Accolto, come in tutte le tappe del pellegrinaggio nel continente, da una folla sterminata, tra abiti tradizionali variopinti e i colori bianco e giallo delle bandiere vaticane, il Pontefice, nell’omelia, ha indicato nella Pasqua di Cristo “l’esodo definitivo” attraverso cui “ogni popolo viene liberato dalla schiavitù del male”. “Mentre celebriamo quest’evento di salvezza – ha spiegato il Santo Padre – il Signore ci chiama a una scelta decisiva: ‘Chi crede ha la vita eterna’”.
Riflettendo sul brano evangelico, il #Vescovo di Roma ha sottolineato come “in #Gesù ci è donata una possibilità sorprendente: Dio dà sé stesso per noi”, ponendo una domanda diretta ai fedeli: “Mi fido che il suo amore è più forte della mia morte?”. “Decidendo di credergli – ha proseguito il Successore di Pietro – ciascuno di noi sceglie tra una disperazione certa e una speranza che Dio rende possibile”. Da qui il richiamo all’Eucaristia: “Allora la nostra fame di vita e di giustizia trova ristoro nella parola di Gesù: ‘Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo’”.
“Cristo per noi è tutto!”, ha esclamato #leone XIV, citando sant’Ambrogio: “Se sei oppresso dall’iniquità, egli è la giustizia; se hai bisogno di aiuto, egli è la forza; se temi la morte, egli è la vita; se desideri il cielo, egli è la via; se sei nelle tenebre, egli è la luce”.
Il #Pontefice ha quindi evidenziato come “con la compagnia del Signore, i nostri problemi non scompaiono, ma vengono illuminati: come ogni croce trova redenzione in Gesù, così nel Vangelo il racconto della nostra vita trova senso”. “Egli ci ama per primo, sempre – ha aggiunto il Papa – la sua parola è per noi Vangelo, e nulla abbiamo di meglio da annunciare nel mondo”.
L’evangelizzazione, ha ricordato, “ci coinvolge tutti a cominciare dal battesimo, che è sacramento di fraternità, lavacro di perdono e fonte di speranza”. E ancora: “Attraverso la nostra testimonianza, l’annuncio della salvezza si fa gesto, si fa servizio, si fa perdono: in una parola, si fa Chiesa”.
Il Santo Padre ha citato anche il suo predecessore: “La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù”. “Quando condividiamo questa gioia – ha commentato – avvertiamo ancor meglio il rischio di una tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata. Quando la vita interiore si chiude nei propri interessi non vi è più spazio per gli altri, non entrano più i poveri, non si ascolta più la voce di Dio, non si gode più della dolce gioia del suo amore”.
Di fronte a “tutte le nostre possibili chiusure”, il Vescovo di Roma ha ribadito che “è l’amore del Signore a sostenere il nostro impegno, soprattutto a servizio della giustizia e della solidarietà”. Al termine della celebrazione, il congedo dal popolo di Malabo è stato accompagnato da un incoraggiamento a “continuare nella gioia la missione dei primi discepoli di Gesù”.
“Leggendo insieme il Vangelo, siatene appassionati annunciatori – l’invito finale di Papa Leone -. Celebrando insieme l’Eucaristia, testimoniate con la vita la fede che salva, affinché la parola di Dio diventi pane buono per tutti!”.





