Abeer Salama della Lega Araba: I media tra consolidamento dell’identità e approfondimento delle divisioni

Abeer Salama della Lega Araba: I media tra consolidamento dell’identità e approfondimento delle divisioni
Abeer Salama, in rappresentanza della Lega Araba, afferma: I media sono un partner nella costruzione di un’identità unificata
Hamed Khalifa
Abeer Salama, professionista dei media, direttrice editoriale della rivista “Nahr Al-Amal” e consulente per i media dell’Unione Araba per lo Sviluppo Sostenibile e l’Ambiente, ha partecipato al simposio intellettuale organizzato dalla Lega Araba dal titolo: “L’impatto della diversità sull’identità araba: verso un approccio integrativo”. Ha presentato una relazione su “Il ruolo dei media nel rafforzare l’identità o nell’approfondire le divisioni”.
Questa partecipazione si è inserita nel contesto del simposio intellettuale di alto livello organizzato dal Dipartimento di Ricerca e Studi Strategici della Lega Araba, con un’ampia partecipazione di esperti, decisori politici e rappresentanti di think tank arabi.
Il simposio ha rappresentato un’importante piattaforma di dialogo, riunendo oltre 187 partecipanti, tra cui 29 relatori principali ed esperti specializzati in rappresentanza di 29 think tank arabi, con l’obiettivo di formulare una visione condivisa per il futuro dell’identità araba in un contesto di rapide sfide e trasformazioni.
Salama ha iniziato il suo intervento ringraziando Sua Eccellenza il Segretario Generale della Lega Araba per aver sponsorizzato il simposio e il Ministro Plenipotenziario Dott. Alaa Al-Tamimi per il gentile invito, elogiando la partecipazione di un gruppo di illustri specialisti in questo settore di vitale importanza.
Ha sottolineato che discutere del ruolo dei media in questa fase non è più un lusso intellettuale, bensì una necessità professionale dettata dalla natura delle rapide trasformazioni, dall’enorme flusso di informazioni, dalla proliferazione delle piattaforme e dalla diversità dei discorsi.
Basandosi sulla sua esperienza professionale, ha spiegato che i media possiedono una reale capacità di plasmare la coscienza collettiva, sia verso il riavvicinamento e la costruzione di un terreno comune, sia verso l’alienazione e l’alimentazione della divisione. Ha sottolineato che l’attenta selezione degli ospiti e dei relatori è una decisione editoriale che riflette la visione dell’emittente.
Ha aggiunto che dare risalto a voci capaci di evidenziare i punti in comune tra i popoli arabi contribuisce a consolidare un’identità unificante, mentre il ricorso a una retorica sensazionalistica e all’esagerazione delle differenze non fa che ampliare il divario tra le società.
Ha inoltre sottolineato la necessità di affrontare controversie e conflitti all’interno di un quadro professionale equilibrato e obiettivo, evitando una retorica che alimenti la tensione. Ha evidenziato che la formulazione del messaggio mediatico, l’angolazione dell’approccio e la natura delle domande poste sono fattori cruciali per determinare se il discorso mediatico porti alla de-escalation o all’escalation.
Ha evidenziato che il raggiungimento dell’equilibrio nel discorso mediatico è legato alla cultura del comunicatore e alla sua capacità di gestire il dialogo, nonché alla consapevolezza dell’ospite. Ha messo in guardia contro la generalizzazione di singoli casi, che rafforza gli stereotipi negativi e acuisce le divisioni.
Nel proporre soluzioni concrete, ha auspicato un’espansione della produzione di opere artistiche arabe collettive, considerandole uno strumento di soft power capace di influenzare la consapevolezza e rafforzare i legami tra i popoli arabi.
Salama ha affermato che ciò che unisce i popoli arabi – lingua, cultura e costumi – supera di gran lunga ciò che li divide, considerando la diversità un elemento di ricchezza da utilizzare positivamente nel discorso mediatico.
Ha concluso il suo intervento sottolineando che la responsabilità di promuovere l’identità non ricade su un singolo individuo o istituzione, bensì su un sistema mediatico integrato, a partire dalla redazione e dalla consapevolezza del comunicatore, considerando che la consapevolezza di questa responsabilità rappresenta il primo passo verso media che promuovano l’identità anziché frammentarla.





