Forum di Rimini: il cacao si trasforma da merce d’esportazione a motore di sviluppo in Africa

Forum di Rimini: il cacao si trasforma da merce d’esportazione a motore di sviluppo in Africa
Hamed Khalifa – Agenzia di stampa Nova
Il Forum di Rimini ha esplorato le modalità per trasformare il cacao da materia prima d’esportazione in uno strumento di sviluppo che offra maggiori opportunità ai paesi produttori e migliori le condizioni di vita delle comunità locali. Questo tema è stato al centro della sessione “Cocoa Connect: la Via Italiana del Cacao”, organizzata in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.
La discussione, moderata dall’economista ed ex Rettore dell’Università di Siena, Angelo Riccapone, ha visto la partecipazione di rappresentanti di governi africani, istituzioni italiane, aziende e enti di cooperazione e ricerca.
Edmondo Cirelli, Viceministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ha descritto la filiera del cacao come “un catalizzatore per un’iniziativa di collaborazione con l’Africa occidentale”. Ha spiegato che l’obiettivo dell’Italia è quello di andare oltre la solidarietà basata sugli aiuti e trasformarla in progetti e investimenti concreti, in linea con l’approccio del “Piano MATI”, come riportato dall’agenzia di stampa italiana Nova. Koffi Rodrigue Nguessan, Direttore Generale per lo Sviluppo Rurale, ha sottolineato l’importanza strategica del cacao per la Costa d’Avorio, dove il settore rappresenta circa il 25% del PIL e garantisce il sostentamento a circa sei milioni di produttori.
In quanto maggiore produttore mondiale di cacao dal 1977, la Costa d’Avorio si sta attualmente impegnando per migliorare la situazione dei piccoli agricoltori attraverso la formazione, gli investimenti nelle aree rurali, l’assistenza sanitaria e i programmi di sicurezza sociale.
La Repubblica del Congo, tuttavia, parte da una posizione diversa. “Partiamo da zero”, ha spiegato Keba Odu Angatsisi, consulente agricolo.
Ha spiegato che, in seguito alla crisi della catena di approvvigionamento degli anni ’80, il governo congolese sta cercando di rilanciare la coltivazione del cacao e del caffè nell’ambito di una strategia di diversificazione dell’economia, bilanciando l’aumento della produzione con la tutela del bacino del Congo.
Da parte sua, Mona Helen Kabuki Quartey, ambasciatrice del Ghana in Italia, ha affermato che il cacao “non è solo un prodotto agricolo; è vita qui, vita di 800.000 produttori e delle loro famiglie”. Il Ghana, secondo produttore mondiale di cacao, che ha aderito al Piano MATI nel 2025, si impegna ad attrarre investimenti e a garantire salari equi ai suoi agricoltori.
Alex Assanfo, segretario esecutivo dell’Iniziativa Cacao Costa d’Avorio-Ghana, ha osservato che i due Paesi, che insieme rappresentano circa il 60% della produzione mondiale, hanno instaurato con successo una partnership volta a “mettere i produttori al centro del processo”.
La ricerca scientifica è un altro pilastro fondamentale dell’iniziativa. Juan Lucas Restrepo, direttore generale dell’Alleanza Internazionale per la Biodiversità e del Centro Internazionale per l’Agricoltura Tropicale (CIAT), ha sottolineato la necessità di dare ai Paesi produttori gli strumenti per sviluppare le proprie competenze e capacità.
«Puntiamo a un successo a lungo termine, garantendo al contempo che il nostro intervento si basi su scienza e ricerca», ha affermato Restrepo.
Sul fronte finanziario, Carlo Rossotto, direttore della cooperazione internazionale allo sviluppo presso la Caisse de Dépôt et de Loans (CDG), ha sottolineato che negli ultimi anni sono stati stanziati cinque miliardi di euro per lo sviluppo, di cui circa la metà destinata all’Africa. Ha evidenziato la necessità di mobilitare capitali e sostenere lo sviluppo delle industrie locali, garantendo al contempo la sostenibilità delle filiere di approvvigionamento.
Da parte sua, Francesco Tramontini, Vicepresidente Global Public Affairs di Ferrero, ha individuato nella «conoscenza dell’origine del cacao» il punto di partenza per garantire qualità, innovazione e tracciabilità.
Adilo Kripa, CEO di Ecam, ha messo in luce gli 80 anni di esperienza dell’azienda, sottolineando l’importanza della condivisione di conoscenze e competenze agricole con i produttori locali.
In conclusione, Daniela Fattarella, Direttrice di Save the Children Italia, ha sottolineato la necessità di “comunicazione e collaborazione” e il coinvolgimento diretto delle comunità locali e dei giovani nello sviluppo e nell’attuazione delle soluzioni.
La collaborazione tra Save the Children e Ferrero in Costa d’Avorio coinvolge oltre 180 comunità produttrici.
In questo contesto, l’iniziativa Cocoa Connect si distingue come piattaforma che riunisce istituzioni, imprese, istituti di ricerca e partner, con l’obiettivo di trasformare la sostenibilità delle filiere del cacao in un motore di sviluppo sostenibile nelle regioni produttrici africane.




