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ADDIO JURGEN HABERMAS Di Sara Spoletini

ADDIO JURGEN HABERMAS
Di Sara Spoletini

È morto a 96 anni il filosofo e sociologo tedesco Jurgen Habermas.
Jürgen Habermas, il grande filosofo e sociologo tedesco, è morto all’età di 96 anni a Starnberg, vicino Monaco, nel sud della Germania.
Esponente di spicco della Scuola di Francoforte, Jürgen Habermas è stato l’intellettuale tedesco più influente della sua generazione, coinvolto in tutti i grandi dibattiti del dopoguerra: è stato il grande profeta dell’unità dell’Europa, in cui vedeva un modello da contrapporre all’ascesa dei nazionalismi. Ha dedicato i suoi ultimi anni alla promozione di un progetto federale europeo, per evitare che il Vecchio Continente ricadesse, come nel XX secolo, nelle rivalità nazionaliste.
La filosofia di Habermas si è affermata subito come un’impresa teorica diversa e indipendente dalla scuola da cui proveniva, ovvero «la teoria critica» di Adorno e Horkheimer.
La sua vasta produzione di scritti ha superato i confini delle discipline accademiche e filosofiche, fornendo una visione della società moderna e dell’interazione sociale. Le sue opere, soprattutto “Teoria dell’agire comunicativo” e” Fatti e norme”, continuano a essere lette e studiate. A queste ha fatto seguito un flusso costante di studi e saggi che offrono un approccio continuo al mondo contemporaneo dalla prospettiva della tradizione filosofica tedesca. La sua ultima opera importante – in due volumi -è stata” Una storia della filosofia”, dove ha analizzato il processo di secolarizzazione e i suoi limiti.
Cosa significa “giustizia” in una società pluralista, dominata dalla tecnologica e ormai del tutto globalizzata? E quale fondamento può avere la legittimità delle istituzioni pubbliche, se non possiamo più appellarci a valori morali assoluti o a codici religiosi condivisi?
Questi sono solo alcuni degli interrogativi che stanno alla base della ricerca di Jürgen Habermas ed in particolare della sua opera più importante” Teoria dell’agire comunicativo” (Il Mulino, 1981).
Alla base c’è una riflessione che porta alla consapevolezza della necessità di riappropriarsi delle idee di razionalità e di giustizia per renderle compatibili con i sistemi democratici moderni e allontanarci il più possibile dall’unica alternativa percorribile: un regime illiberale e armato.
Il punto da cui muove il discorso di Habermas è la diagnosi della rottura, con la modernità, del legame profondo tra ragione e morale. La razionalità si è sempre più ridotta a mezzo per il calcolo dell’efficienza, per “controllare” il mondo anziché per comprenderlo. Il progresso tecnico non è stato affatto una benedizione senza riserve; e la razionalizzazione dell’amministrazione ha fin troppo spesso significato la fine della libertà e dell’autodeterminazione, allontanandoci dalle nostre risorse culturali, sociali e politiche. Questi fenomeni vanno analizzati con cura, calibrando i progressi della modernità e le perdite che esso comporta.
Nato con una palatoschisi che ha richiesto ripetuti interventi chirurgici durante l’infanzia – esperienza che ha contribuito a plasmare il suo pensiero successivo sul linguaggio – Habermas ha affermato di aver sperimentato l’importanza del linguaggio parlato come «un livello di comunanza senza il quale noi, come individui, non possiamo esistere» e ha ricordato le difficoltà che ha avuto nel farsi capire. Ha parlato anche della «superiorità della parola scritta» e ha affermato che «la forma scritta nasconde i difetti di quella orale».
Lo ricordiamo con sua la frase che è anche un testamento “Solo chi ha voce ha diritti”, con la quale esorta la filosofia le scienze sociali a scendere in campo nel dibattito politico, perché solo con il dialogo tutti possono esprimere la propria opinione e tutelare i propri diritti, e solo così si può costruire una società migliore.

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Noha Iraqi

نهى عراقي.. ليسانس أداب.. كاتبة وشاعرة وقصصية وكاتبة ومحتوى وأبلودر

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