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Sanità: Uap, nuova bozza tariffe non risolve criticità, 1.591 codici restano invariati

Sanità: Uap, nuova bozza tariffe non risolve criticità, 1.591 codici restano invariati
Roma, 22 lug 14:49 – (Agenzia Nova) – La bozza del nuovo decreto tariffario per la specialistica ambulatoriale e l’assistenza protesica “non risolve le gravi criticità del provvedimento del 25 novembre 2024, annullato con efficacia differita dal Tar Lazio per le carenze riscontrate nell’istruttoria e nella metodologia di determinazione del-le tariffe”. E’ quanto si legge in una nota dell’Uap – Unione nazionale ambulatori, poliambulatori, enti e ospedalità privata. L’Uap denuncia che il nuovo schema sarebbe stato definito senza un effettivo confronto preventivo con le organizzazioni rappresentative delle strutture che ogni giorno erogano prestazioni per conto del Servizio sanita-rio nazionale. “Non è sufficiente comunicare che sono state aumentate alcune tariffe – afferma Mariastella Giorlandino, presidente di Uap -. Occorre dimostrare che ciascun importo consenta realmente di coprire il costo industriale della prestazione, tenendo cioè conto del personale, dei reagenti, dei dispositivi, delle tecnologie, delle manutenzioni, dell’energia e degli obblighi organizzativi e rego-latori”. Secondo Uap, dal confronto tra il tariffario del 2024 e quello contenuto nella nuova bozza del decreto emerge che, su 2.040 codici della specialistica ambulatoriale esaminati, 1.591 tariffe rimangono invariate, mentre gli aumenti riguardano 448 codici.

Per l’associazione, l’aumento medio complessivo indicato dal Ministero della Salute non sarebbe sufficiente a dimostrare che le singole prestazioni siano adeguatamente remunerate. Un dato medio, rileva Uap può infatti essere determinato da incrementi concentrati su alcune categorie, mentre altre prestazioni possono rimanere ferme o ricevere aumenti inferiori rispetto all’effettiva crescita dei costi. Particolare attenzione viene posta al settore del laboratorio. Secondo Uap, il rapporto medio tra costi e ricavi del 99,7 per cento utilizzato dal ministero come indicatore di adeguatezza del tariffario rappresenterebbe un valore aggregato e non consentirebbe di verificare la sostenibilità economica dei singoli esami. Prestazioni sotto-remunerate, infatti, potrebbero essere compensate nella media da altre maggiormente valorizzate. Secondo l’associazione, tariffe non adeguate rischiano di produrre effetti anche sulla sanità pubblica, perché potrebbero determinare prestazioni erogate a valori inferiori ai costi sostenuti, con ripercussioni sulle risorse disponibili per personale, tecnologie e organizzazione dei servizi. Le criticità, aggiunge UAP, riguarderebbero anche diagnostica per immagini, visite specialistiche e riabilitazione, ambiti nei quali il costo del personale rappresenta una componente rilevante.

Uap contesta inoltre il percorso seguito per la definizione della bozza, sostenendo che le organizzazioni rappresentative degli erogatori non sarebbero state preventivamente coinvolte nell’analisi dei dati, dei campioni utilizzati e dei criteri adottati per la determinazione degli importi. “La trasparenza non consiste nel diffondere una bozza attraverso gli organi di informazione – sottolinea la presidente Uap Mariastella Giorlandino – ma nel consentire a chi eroga concretamente le prestazioni di conoscere e verificare i dati utilizzati prima che il procedimento sia concluso”. L’associazione chiede al Ministero dell’Economia e delle Finanze una verifica sulla coerenza tra le risorse stanziate per la revisione tariffaria, la metodologia adottata e gli importi previsti, oltre all’apertura di un tavolo tecnico con le rappresentanze degli erogatori e alla pubblicazione dei dati utilizzati. La revisione – sostiene Uap – non consentirebbe inoltre di recuperare integralmente la perdita di valore delle tariffe registrata negli anni. L’associazione ricorda che per la specialistica ambulatoriale il precedente riferimento tariffario risaliva al decreto ministeriale del 18 ottobre 2012 e che, tra ottobre 2012 e novembre 2024, l’indice Istat Foi al netto dei tabacchi è aumentato di circa il 21 per cento. “Le strutture accreditate non possono continuare indefinitamente a erogare prestazioni in perdita – conclude Giorlandino -. Se le tariffe resteranno insufficienti, saranno inevitabili la riduzione delle attività non sostenibili, il rinvio degli investimenti e, nei settori ad alta intensità di lavoro, la contrazione delle ore lavorate o degli organici. Il costo finale ricadrà sui cittadini: meno prestazioni, liste d’attesa più lunghe e maggiore ricorso alla spesa privata”. (Com) ©️ Agenzia Nova – Riproduzione riservata

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Noha Iraqi

Noha Iraqi... Laureata in Lettere... Scrittrice, poetessa, autrice di racconti, creatrice di contenuti e utente che carica contenuti.

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