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Libano a Rimini: dalle ferite della guerra alla ricerca dell’armonia

Libano a Rimini: dalle ferite della guerra alla ricerca dell’armonia

Di Hamed Khalifa

Il Libano è gravato dalle ferite della guerra, dalla crisi economica e dalle divisioni settarie. Tuttavia, la tolleranza, l’istruzione e l’opera caritatevole possono ancora aprire la strada alla ricostruzione di un’autentica convivenza tra le diverse componenti della società. Questa la conclusione emersa durante la sessione “Com’è il Libano oggi?”, svoltasi nell’ambito della terza giornata del Forum di Rimini, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa italiana Nova.

Tra i partecipanti alla sessione sul Libano figuravano il Vescovo César Essayan, Vicario Apostolico di Beirut; il Vescovo Mounir Khairallah, Vescovo della Diocesi maronita di Batroun e Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi Maroniti; e Francesca Lazzari, rappresentante in Libano dell’Associazione Internazionale dei Volontari al Servizio (ISO). La sessione è stata moderata da Maria Laura Conti, Direttrice Comunicazione e Advocacy dell’associazione.

Il vescovo Mounir Khairallah ha rievocato un capitolo doloroso della sua vita personale, la perdita di entrambi i genitori all’età di cinque anni. Ha spiegato come questa ferita, nel corso degli anni, si sia trasformata in un messaggio spirituale di tolleranza e compassione, che si è impegnato a praticare con tutti i segmenti della società libanese.

Khairallah ha sottolineato che il Libano “ha bisogno di riscoprire lo spirito di armonia, non solo di coesistenza”, chiarendo che non si tratta semplicemente di gruppi diversi che vivono fianco a fianco, ma piuttosto “della capacità di riconoscersi reciprocamente come parte di un’unica comunità e di costruire insieme la pace”.

Ha aggiunto: “La prima cosa che ho sentito dire del popolo libanese al mio arrivo è stata la sua resilienza. Sono davvero resilienti”.

Francesca Lazzari, che vive in Libano da sette anni, ha parlato del lavoro quotidiano dell’associazione, condividendo le storie di alcuni dei suoi membri, tra cui Abbas, un libanese del sud la cui casa è stata distrutta più volte, ma che continua a tornare sul campo “con un sorriso ancora più luminoso” per aiutare altri sfollati. Il vescovo César Essayan ha sottolineato l’importanza dell’istruzione e del lavoro caritatevole per superare le divisioni settarie e sociali, citando l’esperienza di una scuola cattolica occupata da estremisti sciiti per settanta giorni.

Ha spiegato che le suore, nonostante gli abusi subiti, hanno continuato ad aiutare le famiglie degli occupanti. Dopo la fine dell’occupazione, alcune donne hanno iniziato ad assistere le suore e a mantenere un contatto quotidiano con loro, in un modello che riflette la capacità del lavoro umanitario di trascendere ferite e divisioni.

Essayan ha sottolineato come la polarizzazione venga spesso trasmessa ai giovani attraverso le famiglie, ma ha anche osservato che molti genitori musulmani scelgono scuole cattoliche per i propri figli, riconoscendo che, grazie ai valori della carità e all’educazione offerta da queste istituzioni, i loro figli non cresceranno radicalizzati.

Il vescovo Essayan ha concluso affermando che la ricostruzione del Libano non si limita alla ricostruzione di ciò che guerre e crisi hanno distrutto, ma include anche la formazione di una nuova generazione capace di apertura e interazione con gli altri, e di trasformare le differenze da fonte di conflitto in uno spazio di comprensione e costruzione della pace.

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Noha Iraqi

Noha Iraqi... Laureata in Lettere... Scrittrice, poetessa, autrice di racconti, creatrice di contenuti e utente che carica contenuti.

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