GAMOU IN VENETO, LA DIASPORA SENEGALESE UNISCE FEDE, CULTURA E INTEGRAZIONE
Quattromila fedeli alla Zoppas Arena di Conegliano per celebrare il Maouloud tra dialogo interreligioso e tradizione Tijaniyya. Dalle rimesse miliardarie al ruolo sociale delle dahira: la comunità diventa ponte tra Veneto e Senegal.


Settecentomila persone diffuse in tutto il mondo. Sono i senegalesi della diaspora. Sono arrivati almeno in quattromila, non solo dall’Europa, ma anche dall’America e dall’Africa, sabato 4 aprile alla Zoppas Arena di Conegliano Veneto (Treviso) dove, come ormai da oltre vent’anni, hanno festeggiato il Gamou (o Maouloud). La celebrazione della nascita del Profeta Muhammad, organizzata dalla comunità senegalese di Treviso e Venezia, in particolare dalla confraternita Tijanyya, guidata da Papa Aly Youm, si svolge nel week-end di Pasqua, sottolineando così anche il dialogo con la comunità cattolica. Ma l’evento religioso è anche un omaggio a Serigne Babacar Sy (1885-1957), mistico di grande saggezza. Attraverso questo evento, il Veneto si connette idealmente a Tivaouane, capitale spirituale, in Senegal, della Tijaniyya. Considerata da molti un ramo senegalese del sufismo orientale, la Tijaniyya promuove la nonviolenza, la solidarietà e la pace tra i popoli e le religioni. Elemento fondamentale della confraternita è la dahira che, accanto allo studio dei grandi maestri, pone in essere un’attività di mutuo soccorso e rete sociale per i nuovi arrivati sui territori di emigrazione.
Dopo gli inni nazionali italiano e senegalese, e i saluti istituzionali, tra cui quello dell’Ambasciatore senegalese a Roma, e del sindaco di Conegliano, Fabio Chies, i partecipanti hanno trascorso la nottata cantando e pregando. Un bel colpo d’occhio i colori degli abiti tradizionali delle donne che, durante la festa, si sono cambiate tre volte. Trolley pieni di stoffe, bigiotteria, accessori, scarpe, parrucche e trucchi. Toilette che si trasformano in camerini. Il rituale della vestizione e del make up è complesso. All’esterno, sulle bancarelle o su semplici tappeti, si trova ogni ben di Dio: vestiti, cappelli, foulard, oggettistica religiosa, utensili di cucina, profumi, cosmetici, bigiotterie, sacchettini con erbe e creme naturali e ghiottonerie varie. Alle 6 del mattino, dopo la lunga notte dei Tidjane – si chiamano così i fedeli della confraternita – pullman e auto riprendono la via del ritorno.
Sono circa 3.000 i cittadini senegalesi che risiedono nella provincia di Treviso. Presenti dagli anni ’90, sono completamente integrati. “I nostri eventi sono sempre quelli meglio organizzati – dice Papa Aly Youm -. Tanto che i nostri conterranei che vivono in altre regioni, ci chiamano i veneti. Abbiamo acquisito la laboriosità tipica del territorio. Siamo un po’ polentoni anche noi”.
Il 4% della diaspora totale svolge un ruolo centrale nell’economia del Senegal. Le rimesse, passate da circa 218 milioni di dollari Usa nel 2000 a quasi 3,6 miliardi di dollari Usa nel 2025, rappresentano quasi il 10% del prodotto interno lordo del Paese. La maggior parte di questi fondi serve al sostentamento familiare. Negli ultimi tempi, le autorità stanno cercando di indirizzare questo patrimonio di risparmi verso investimenti produttivi. Il che trasformerebbe la diaspora da rete di sicurezza sociale a motore di crescita.
ROMINA GOBBO



