Fonte egiziana nega il coinvolgimento del Cairo nelle tensioni in Tigray

Fonte egiziana nega il coinvolgimento del Cairo nelle tensioni in Tigray
Noha Iraqi
Una fonte egiziana informata ha respinto, sabato, i tentativi di coinvolgere l’Egitto nella nuova crisi che sta interessando la regione del Tigray, nel nord dell’Etiopia, dove gli scontri tra il Fronte di liberazione del Tigray e il governo federale sono ripresi dopo anni di relativa calma seguiti all’accordo di pace che aveva posto fine alla guerra.
La presa di posizione egiziana arriva dopo le dichiarazioni del capo di Stato Maggiore delle Forze di difesa nazionale etiopi, Berhanu Jula, secondo il quale «potenze straniere stanno sostenendo la nuova alleanza armata nel tentativo di destabilizzare e indebolire l’Etiopia».
Jula ha inoltre sostenuto che il Fronte del Tigray e i suoi alleati non sarebbero in grado di ottenere risultati militari senza il sostegno e le forniture provenienti dal Sudan, dall’Egitto e da altre potenze.
Secondo quanto riferito dai media etiopi, il capo di Stato Maggiore ha inoltre affermato che l’Eritrea starebbe svolgendo un ruolo di mediazione tra potenze straniere e gruppi armati presenti in Etiopia, sostenendo che il Fronte del Tigray e l’Eritrea non sarebbero in grado di affrontare autonomamente il governo federale.
Le tensioni nella regione sono tornate a intensificarsi negli ultimi giorni. Secondo le ricostruzioni riportate dai media, le forze del Tigray hanno preso il controllo di tre aeroporti della regione e hanno lanciato attacchi nelle regioni di Afar e Amhara, con il sostegno di gruppi alleati. Si tratta della più grave escalation dalla guerra combattuta tra il 2020 e il 2022.
La fonte egiziana, citata dal quotidiano «Asharq Al-Awsat», ha definito le accuse etiopi «affermazioni che non meritano risposta», sottolineando che il Cairo «non è interessato a queste polemiche».
La fonte ha invitato le autorità etiopi ad affrontare direttamente le proprie crisi e i propri problemi interni, invece di attribuire all’esterno la responsabilità delle difficoltà del Paese.
La crisi del Tigray, ha aggiunto, «è una questione vecchia e ricorrente da anni» e non vi sarebbe alcuna ragione per coinvolgere l’Egitto o collegarlo agli attuali sviluppi.
La fonte ha inoltre ribadito che l’Egitto segue «una politica stabile e rigorosa di non ingerenza negli affari interni degli altri Paesi».
Il generale ed esperto di strategia militare Samir Ragheb ha espresso una valutazione analoga, spiegando ad «Asharq Al-Awsat» che le recenti dichiarazioni del responsabile militare etiope, nelle quali viene citato l’Egitto in relazione al conflitto armato interno con il Fronte del Tigray, rappresenterebbero una serie di ipotesi prive di elementi concreti, volte a trasferire all’esterno le responsabilità delle crisi interne di Addis Abeba.
Secondo Ragheb, il riferimento al possibile sostegno straniero alle forze armate del Tigray si baserebbe soprattutto su considerazioni geografiche, dal momento che i confini settentrionali della regione sono aperti verso il Sudan e l’Eritrea.
Per quanto riguarda l’Egitto, l’esperto ha sottolineato che, se il Cairo avesse voluto intervenire in Etiopia per esercitare pressioni su altri dossier, avrebbe avuto l’occasione di farlo durante il conflitto del 2020, quando la guerra aveva raggiunto il suo apice e prima del completamento delle fasi di costruzione della Grande diga del Rinascimento etiope.
Ragheb ha inoltre descritto il conflitto del Tigray come una lunga controversia interna legata alla lotta per il potere e le risorse, nonché alle divergenze sulla gestione dello Stato e sull’equilibrio tra autorità federale e regioni.
L’esperto ha infine invitato a mantenere separati il conflitto nel Tigray e la questione della Grande diga del Rinascimento, sottolineando la distanza geografica e politica tra la regione e il sito della diga e sostenendo che non vi sarebbe un collegamento operativo o strategico diretto tra le operazioni militari nel Tigray e il dossier della diga.
Secondo Ragheb, il tentativo di coinvolgere il Cairo nelle tensioni del Tigray sarebbe legato, a suo giudizio, alla volontà di Addis Abeba di spostare l’attenzione dalle proprie crisi interne e dalle difficoltà nell’attuazione degli impegni previsti dall’accordo di pace di Pretoria, firmato nel 2022.
L’esperto ha infine ribadito che l’Egitto mantiene una posizione volta a sostenere la stabilità dei Paesi vicini e non appoggia fazioni o movimenti armati contro altri Stati africani.
Il Fronte di liberazione del popolo del Tigray ha svolto un ruolo centrale nella politica etiope dal 1991, quando contribuì alla fine del regime del Derg, mantenendo una posizione dominante nel governo del Paese per quasi tre decenni. La sua influenza è diminuita dopo l’ascesa al potere del primo ministro Abiy Ahmed nel 2018, in un contesto di crescenti tensioni politiche che contribuirono allo scoppio della guerra nel 2020.
Il conflitto si concluse nel 2022 con l’accordo di pace di Pretoria, che pose fine alle principali ostilità




