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CEUTA E IMMIGRAZIONE, FOAD AODI: ITALIA, EUROPA ED AMERICA HANNO FALLITO NELLA POLITICA DELL’INCLUSIONE

CEUTA E IMMIGRAZIONE, FOAD AODI: ITALIA, EUROPA ED AMERICA HANNO FALLITO NELLA POLITICA DELL’INCLUSIONE. OCCORRONO ACCORDI BILATERALI E LA COOPERAZIONE TRA I POPOLI.

APPELLO E LETTERA APERTA DEL PROF. FOAD AODI, COORDINATORE DEL COMITATO POLITICO INTERNAZIONALE UNIONE PER L’ITALIA ALLE COMUNITÀ ED ASSOCIAZIONI ITALIANE E DI ORIGINE STRANIERA

Aodi: «Ceuta è la prova che Italia, Europa ed America hanno fallito sulle politiche migratorie. Da oltre trent’anni proponiamo soluzioni concrete, ma troppo poco è stato realizzato dalle forze politiche e le istituzioni. Oggi rivolgo un appello alle comunità e alle associazioni di origine straniera: uniamoci e costruiamo insieme una proposta seria, moderata e responsabile per il futuro del Paese. La politica ha trasformato troppo spesso l’immigrazione in terreno di scontro elettorale. È arrivato il momento di sostituire la propaganda con competenza, dialogo e responsabilità»

ROMA, 1 AGOSTO 2026.
Care comunità di origine straniera, care associazioni italiane, cari rappresentanti della società civile,
vi scrivo in uno dei momenti più delicati che l’Europa e l’Italia abbiano vissuto negli ultimi anni sul fronte dell’immigrazione. Le immagini provenienti da Ceuta, con sessantamila persone che in poche ore hanno tentato di raggiungere l’enclave spagnola, decine di migliaia di rimpatri, decine di vittime recuperate in mare e le conseguenti decisioni adottate dai governi europei, fino alla sospensione temporanea del regime di Schengen tra Italia e Spagna annunciata dal Governo italiano, non rappresentano soltanto la cronaca di un’emergenza. Sono il simbolo di un fallimento politico che viene da lontano e che oggi nessuno può più fingere di non vedere.

Aodi si rivolge prima di tutto alle associazioni di cui è rappresentante, ovvero AMSI – Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, denominata anche Unione Professionisti della Sanità Internazionali, CO-MAI (Comunità del Mondo Arabo in Italia), UMEM – Unione Medica Euromediterranea, AISCNEWS – Agenzia Mondiale di Informazione Senza Confini e il Movimento Internazionale Uniti per Unire(UXU), e poi alla comunità internazionale e alla politica tutta.

Da troppi anni l’Europa affronta il fenomeno migratorio soltanto quando esplode una crisi. Si interviene quando le frontiere vengono messe sotto pressione, quando il numero degli sbarchi cresce improvvisamente, quando le immagini fanno il giro del mondo e quando l’opinione pubblica chiede risposte immediate. Poi, passata l’emergenza, tutto torna come prima. Si rinviano le decisioni, si rimandano le riforme, si preferisce lo scontro politico alla costruzione di una strategia comune. È esattamente ciò che denunciamo dal 1995 e che, purtroppo, continua a ripetersi.
Per questo oggi sento il dovere di rivolgermi direttamente a voi, alle comunità e alle associazioni di origine straniera presenti in Italia. Lo faccio perché ritengo che sia arrivato il momento di aprire una nuova fase, fondata sull’unità, sulla responsabilità e sulla capacità di avanzare proposte comuni. Non possiamo continuare a limitarci a commentare le emergenze. Dobbiamo diventare protagonisti delle soluzioni.

CEUTA IMPONE UNA RIFLESSIONE EUROPEA, NON REAZIONI DETTATE DALL’EMOTIVITÀ
Gli sviluppi delle ultime ore confermano quanto sia necessario affrontare la questione migratoria con equilibrio e responsabilità. Il Governo spagnolo ha comunicato che oltre 48.000 migranti sono già rientrati in Marocco, che non si registrano nuovi ingressi irregolari verso la Spagna continentale e che nessuna delle persone entrate a Ceuta ha raggiunto il territorio della penisola iberica. Resta, tuttavia, il drammatico bilancio umano di almeno 67 vittime in mare, che impone all’Europa una riflessione seria sulle cause profonde del fenomeno. Di fronte a eventi di questa portata servono cooperazione tra gli Stati membri, contrasto ai trafficanti di esseri umani, controllo efficace delle frontiere esterne e politiche migratorie comuni. Le polemiche tra governi, le contrapposizioni ideologiche e le strumentalizzazioni politiche non possono sostituire una strategia europea condivisa, capace di coniugare sicurezza, legalità, tutela della dignità delle persone e responsabilità istituzionale.

CEUTA È IL RISULTATO DI TRENT’ANNI DI ERRORI
Quanto accaduto in Spagna non è un episodio isolato e non può essere liquidato come un evento imprevedibile. È il risultato di decenni di politiche spesso incoerenti, di accordi incompleti, di strategie mai portate fino in fondo e di una cronica incapacità europea di affrontare il fenomeno migratorio con una visione condivisa.
Lo dico con grande amarezza, ma anche con la serenità di chi da oltre trent’anni porta avanti sempre la stessa linea: l’Italia ha fallito e l’Europa ha fallito. Hanno fallito non perché siano mancate le analisi o i convegni, ma perché sono mancate la continuità, il coraggio e la volontà politica di trasformare le proposte in riforme strutturali.
Dal 1995, attraverso AMSI, CO-MAI, UMEM, Uniti per Unire e tutte le organizzazioni che hanno condiviso questo percorso, abbiamo presentato centinaia di proposte sull’immigrazione qualificata, sulla cooperazione internazionale, sull’inclusione, sulla valorizzazione dei professionisti di origine straniera, sulla lotta ai trafficanti di esseri umani, sulla programmazione dei flussi e sull’equilibrio tra diritti e doveri. Abbiamo promosso il dialogo tra culture e religioni, sostenuto la necessità di distinguere sempre chi rispetta le leggi da chi le viola e chiesto con forza che sicurezza e inclusione fossero considerate due facce della stessa medaglia.
Oggi, guardando quanto accade alle frontiere europee, dobbiamo riconoscere con onestà che troppo poco di quel lavoro è stato tradotto in politiche concrete. È questa la vera sconfitta che dovrebbe interrogare tutta la politica italiana ed europea.
Le immagini di Ceuta dovrebbero rappresentare una lezione per tutta la politica italiana ed europea. Quando si arriva a dover sospendere Schengen, a rafforzare i controlli alle frontiere, a contare decine di vittime in mare e migliaia di rimpatri in poche ore, significa che il sistema ha già fallito molto prima dell’emergenza. Per anni si è preferito rincorrere il consenso anziché governare il fenomeno migratorio: da una parte promettendo riforme che non sono mai state portate a compimento, dall’altra trasformando immigrati, comunità arabe, musulmani e cittadini di origine straniera nel bersaglio di una contrapposizione politica permanente. Così non si tutelano né la sicurezza né l’inclusione, ma si alimentano soltanto sfiducia, tensioni e divisioni. È arrivato il momento di uscire da questa logica. Le comunità di origine straniera non possono continuare ad essere considerate un problema da gestire soltanto nelle emergenze o un argomento da utilizzare durante le campagne elettorali. Devono diventare parte della soluzione, contribuendo con responsabilità, competenza e spirito costruttivo alla definizione di una politica migratoria moderna, equilibrata e realmente capace di coniugare sicurezza, legalità, diritti, doveri e integrazione. È questo lo spirito con cui nasce il Manifesto Unione per l’Italia: non per alimentare nuove contrapposizioni, ma per colmare un vuoto politico e culturale che da troppo tempo attende una risposta credibile, coerente e concreta.

LA POLITICA DEVE ASSUMERSI UNA VOLTA PER TUTTE LE PROPRIE RESPONSABILITÀ
Credo sia arrivato il momento di dire con chiarezza ciò che molti pensano ma pochi hanno il coraggio di affermare.
Le forze progressiste hanno parlato per anni di integrazione, partecipazione e inclusione. Molte delle proposte che abbiamo sostenuto insieme sono rimaste però incompiute. Si è discusso molto, si sono organizzati tavoli di confronto, si sono susseguiti annunci e dichiarazioni, ma le riforme strutturali sono rimaste troppo spesso ferme. È anche per questo motivo che oggi una parte importante delle comunità di origine straniera guarda con crescente delusione a quella politica che avrebbe dovuto trasformare quei principi in risultati concreti.
Allo stesso tempo, sarebbe profondamente sbagliato ignorare ciò che accade dall’altra parte del confronto politico. Negli ultimi anni assistiamo a una rincorsa continua alle strumentalizzazioni sul tema dell’immigrazione. In molti casi immigrati, comunità arabe, musulmani e cittadini di origine straniera vengono trasformati in argomento di propaganda, quasi che la complessità del fenomeno potesse essere risolta alimentando paure o indicando intere comunità come responsabili dei problemi del Paese.
È una strada che considero pericolosa.
Combattere l’immigrazione irregolare è un dovere dello Stato. Difendere i confini nazionali è una responsabilità delle istituzioni. Colpire con fermezza le organizzazioni criminali che trafficano esseri umani è una priorità assoluta. Ma tutto questo non autorizza nessuno a confondere la criminalità con milioni di persone oneste che vivono, lavorano, pagano le tasse, rispettano le leggi e contribuiscono ogni giorno allo sviluppo dell’Italia.
La politica dovrebbe avere il coraggio di abbassare i toni e di affrontare finalmente il tema dell’immigrazione con serietà, competenza e senso dello Stato, perché la sicurezza non si costruisce attraverso gli slogan e l’inclusione non si realizza attraverso dichiarazioni prive di conseguenze concrete.

È TEMPO DI COSTRUIRE UNA NUOVA RAPPRESENTANZA
È proprio da questa profonda delusione che sta nascendo una riflessione nuova all’interno di molte comunità di origine straniera. Sempre più cittadini, professionisti, imprenditori, giovani, studenti e rappresentanti dell’associazionismo non si riconoscono più nelle vecchie contrapposizioni ideologiche. Da una parte vedono promesse sull’inclusione che, troppo spesso, non sono diventate politiche concrete; dall’altra assistono a una continua rincorsa alle strumentalizzazioni sull’immigrazione, sull’Islam, sui musulmani, sulle comunità arabe e, più in generale, su chiunque abbia un’origine straniera.
È in questo vuoto che sta maturando una domanda politica diversa. Una domanda di equilibrio, di competenza, di serietà e di responsabilità. Una domanda che rifiuta sia le promesse irrealizzabili sia la propaganda costruita sulla paura. Una domanda che chiede una politica capace di governare i fenomeni e non di inseguirli, di risolvere i problemi e non di trasformarli in strumenti di consenso.
È questa l’area moderata alla quale guardiamo con interesse. Non un’area contro qualcuno, ma un’area che vuole costruire. Un’area composta da persone che credono nella legalità, nella sicurezza, nella tutela dei diritti umani, nel rispetto dei doveri, nella valorizzazione del merito e nella piena partecipazione di tutti coloro che contribuiscono ogni giorno alla crescita del nostro Paese.

IL MANIFESTO UNIONE PER L’ITALIA NASCE DA UNA STORIA, NON DA UN’OCCASIONE
Con il Manifesto Unione per l’Italia non stiamo costruendo un progetto improvvisato né una risposta emotiva agli avvenimenti di queste settimane. Stiamo dando continuità a un percorso iniziato oltre trent’anni fa e portato avanti con coerenza, indipendentemente dai governi che si sono succeduti e dai cambiamenti del quadro politico.
La nostra storia parla da sola. Dal 1995 sosteniamo gli stessi principi: una buona immigrazione fondata sulla legalità, il contrasto senza esitazioni ai trafficanti di esseri umani, il dialogo tra culture e religioni, il rispetto delle leggi italiane, la valorizzazione delle competenze, l’inclusione delle nuove generazioni, la cooperazione internazionale e una politica migratoria programmata e condivisa.
Non abbiamo mai cambiato posizione per inseguire il consenso del momento. Non abbiamo mai alimentato paure per ottenere visibilità. Allo stesso modo non abbiamo mai promesso ciò che sapevamo di non poter mantenere. Abbiamo preferito la coerenza alla convenienza, convinti che soltanto un lavoro costante e credibile possa produrre risultati duraturi.

L’UNITÀ DELLE COMUNITÀ È UNA RESPONSABILITÀ
Per queste ragioni rivolgo oggi un appello che considero fondamentale a tutte le comunità e a tutte le associazioni di origine straniera presenti in Italia.
È arrivato il momento di superare definitivamente personalismi, frammentazioni e contrapposizioni che troppo spesso hanno indebolito la nostra capacità di incidere nel dibattito pubblico. Le sfide che abbiamo davanti sono troppo importanti per essere affrontate in ordine sparso.
Abbiamo bisogno di costruire una rete permanente di confronto, capace di elaborare proposte condivise, dialogare con le istituzioni, collaborare con il mondo delle professioni, dell’università, dell’impresa e del volontariato e contribuire concretamente alle scelte che riguardano il futuro dell’Italia.
L’unità non significa rinunciare alle proprie identità. Significa mettere a disposizione competenze, esperienze e sensibilità diverse per un obiettivo comune: rafforzare l’inclusione, migliorare la qualità della convivenza civile e contribuire allo sviluppo del Paese.

NON CHIEDIAMO PRIVILEGI, CHIEDIAMO UNA POLITICA ALL’ALTEZZA DELLE SFIDE
Le comunità di origine straniera non chiedono privilegi né scorciatoie. Chiedono una politica capace di affrontare con serietà un fenomeno che continuerà a rappresentare una delle grandi sfide del XXI secolo.
Chiedono regole certe, canali regolari di ingresso, lotta senza quartiere all’immigrazione clandestina e alle organizzazioni criminali, politiche efficaci di integrazione, valorizzazione dell’immigrazione qualificata e pieno riconoscimento del contributo che milioni di cittadini di origine straniera offrono ogni giorno alla sanità, all’assistenza, all’università, alla ricerca, all’agricoltura, all’edilizia, alle imprese e ai servizi.
L’Italia non diventerà più sicura alimentando divisioni. Diventerà più sicura se saprà distinguere con chiarezza chi delinque da chi rispetta le leggi, se saprà colpire con fermezza la criminalità e, nello stesso tempo, valorizzare tutte le energie positive che contribuiscono alla crescita del Paese.
Le immagini di Ceuta dovrebbero rappresentare un punto di svolta e non l’ennesima emergenza destinata a essere dimenticata nel giro di poche settimane. Se anche questa crisi verrà affrontata esclusivamente con misure temporanee, senza una strategia comune europea e senza una profonda revisione delle politiche migratorie, tra qualche mese ci ritroveremo a discutere dello stesso problema, con gli stessi toni e con le stesse divisioni.
Noi non vogliamo assistere ancora una volta a questo copione.
Per questo continueremo a lavorare, insieme al Comitato Politico Internazionale Unione per l’Italia, con lo stesso spirito che ci accompagna dal 1995: costruire ponti, favorire il dialogo, avanzare proposte concrete e dimostrare che sicurezza, legalità, diritti, doveri e inclusione non sono obiettivi alternativi, ma i pilastri sui quali costruire un’Italia più forte, più giusta e più unita.

Prof. Foad Aodi – Coordinatore del Comitato Politico Internazionale Unione per l’Italia e Presidente di AMSI, UNITI PER UNIRE E AISC NEWS.

UFFICIO STAMPA CONGIUNTO
Movimento Uniti per Unire – AMSI – Co-mai – UMEM – USEM – AISC NEWS
redazione@aiscnews.it
www.unitiperunire.org
www.aiscnews.org
Centro Medico Iris Italia – Roma
Tel. 06 8862793

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Noha Iraqi

Noha Iraqi... Laureata in Lettere... Scrittrice, poetessa, autrice di racconti, creatrice di contenuti e utente che carica contenuti.

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