Erdogan all’ONU: Non resteremo in silenzio di fronte all’ingiustizia… e il mondo è più grande di cinque

Erdogan all’ONU: Non resteremo in silenzio di fronte all’ingiustizia… e il mondo è più grande di cinque
Di: Hamed Khalifa
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha affermato che la Turchia non resterà in silenzio di fronte all’ingiustizia e continuerà a difendere i diritti degli oppressi e di coloro che non hanno voce. Ha sottolineato la necessità di costruire un sistema internazionale più giusto e di riformare le Nazioni Unite e il Consiglio di Sicurezza affinché riflettano la volontà dell’intera comunità internazionale.
Queste dichiarazioni sono state rilasciate durante il discorso del presidente turco all’81ª sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, dove ha affrontato alcune delle più importanti questioni e crisi internazionali, tra cui la guerra a Gaza, la questione palestinese e la riforma dell’ONU, oltre alle crisi in Ucraina, in Medio Oriente e in diverse altre regioni.
Erdogan ha affermato che le Nazioni Unite, fondate 81 anni fa con l’obiettivo di mantenere la pace e la sicurezza internazionali, sono diventate incapaci di adempiere alla loro missione come richiesto. Ha sottolineato che gli ultimi dodici mesi sono stati tra i periodi più sanguinosi degli ultimi trent’anni, con oltre 60 conflitti e guerre in corso in tutto il mondo.
Il presidente turco ha ribadito che la sofferenza dei palestinesi nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania è fonte di grave preoccupazione per la comunità internazionale, affermando che le ingiustizie inflitte al popolo palestinese “offendono profondamente la coscienza dell’umanità”, secondo quanto riportato dal sito web delle Nazioni Unite.
Erdogan ha invitato i Paesi che non hanno ancora riconosciuto lo Stato di Palestina a riconsiderare la propria posizione. Ha inoltre sottolineato la necessità di intensificare gli sforzi internazionali per porre fine alle sofferenze dei civili e raggiungere una soluzione giusta e duratura alla questione palestinese.
In un altro passaggio del suo discorso, il presidente turco ha ribadito il suo appello per una riforma del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, affermando che l’attuale sistema, che subordina la volontà di oltre 190 Paesi a quella di soli cinque, non rispecchia il concetto di giustizia internazionale e non contribuisce a rafforzare la fiducia nel sistema multilaterale.
Erdogan ha affermato che il Consiglio di Sicurezza “deve essere inevitabilmente riformato, sulla base del principio che il mondo è più grande di cinque”, riferendosi ai cinque membri permanenti del Consiglio: Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Regno Unito. Il presidente turco ha inoltre sottolineato la necessità di cambiare l’approccio all’applicazione del diritto internazionale, differenziando tra Stati potenti e deboli, evidenziando come un sistema internazionale che tollera l’impunità sia destinato a erodersi e a perdere la fiducia.
Ha aggiunto che la Turchia considera la responsabilità regionale nella gestione delle crisi, la cooperazione e la diplomazia aperta strumenti essenziali per la risoluzione dei conflitti, citando come esempio il Corridoio del Grano del Mar Nero, attraverso il quale, a suo dire, il suo Paese ha contribuito a rafforzare la sicurezza regionale e internazionale.
Erdogan ha infine auspicato la riduzione del crescente divario di reddito globale attraverso lo sviluppo condiviso, la solidarietà e una maggiore interconnessione tra le nazioni, sottolineando come strade, commercio, reti energetiche e produzione congiunta possano contribuire alla costruzione della pace e della stabilità.
Riguardo alla tecnologia, il presidente turco ha sottolineato la necessità di porre l’umanità al centro dello sviluppo tecnologico, mettendo in guardia contro la creazione di nuove barriere tra nazioni e società tecnologicamente avanzate e non avanzate. Ha evidenziato che la polarizzazione tecnologica e l’egemonia digitale non giovano al sistema internazionale basato sulle Nazioni Unite.
Erdoğan ha affermato che il mondo si trova di fronte a due strade: o acuire l’incertezza attraverso la paura, il conflitto e l’isolamento, oppure costruire il futuro sulle fondamenta della giustizia, della solidarietà e della volontà condivisa. Il presidente turco ha concluso il suo messaggio sottolineando che il suo Paese ha scelto la via della giustizia e della cooperazione, affermando che è facile “colpire l’oscurità”, ma più difficile “accendere una candela per dissiparla”. Ha affermato che la Turchia ha scelto quest’ultima strada e continuerà a percorrerla con pazienza.
Dopo il discorso del presidente Erdoğan, l’ambasciatore turco al Cairo, Salih Mutlu Şen, ha dichiarato: La Turchia continua a difendere la pace e la giustizia.
L’ambasciatore turco al Cairo, Salih Mutlu Şen, ha dichiarato che il discorso del presidente Recep Tayyip Erdoğan all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite riflette la visione della Turchia sulle questioni internazionali, fondata sul sostegno alla pace, alla giustizia, al dialogo e alla cooperazione tra le nazioni.
Ha aggiunto che la Turchia ritiene che affrontare le crisi internazionali richieda una reale volontà politica, il rispetto del diritto internazionale e il rafforzamento della diplomazia. Ha sottolineato che il suo Paese continuerà a sostenere le cause giuste e a schierarsi al fianco dei popoli che aspirano alla pace, alla sicurezza e alla stabilità.
Ha osservato che le relazioni tra Turchia ed Egitto rappresentano un importante modello di cooperazione e dialogo nella regione e che i due Paesi possono continuare a contribuire efficacemente al sostegno della stabilità e della pace regionale e al rafforzamento degli sforzi volti ad affrontare le crisi umanitarie e politiche nella regione.




