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RECENSIONE – “L’ANIMA PERDUTA DI ISRAELE” DI TAHAR BEN JELLOUN

RECENSIONE – “L’ANIMA PERDUTA DI ISRAELE” DI TAHAR BEN JELLOUN

di Chiara Cavalieri

“L’anima perduta di Israele” di Tahar Ben Jelloun è un testo breve ma incisivo, che si inserisce nel dibattito contemporaneo sul conflitto israelo-palestinese dopo gli eventi del 7 ottobre 2023.

L’autore, tra le figure più autorevoli della cultura francofona, è uno scrittore marocchino naturalizzato francese, noto per il suo impegno civile e per aver affrontato nei suoi lavori temi legati all’identità, al razzismo e al dialogo tra culture. Vincitore del Premio Goncourt nel 1987, Ben Jelloun affianca alla produzione letteraria una costante riflessione politica.

 

Il libro assume la forma di un pamphlet,

diretto e senza mediazioni, in cui viene sviluppata una critica netta alla politica dello Stato di Israele, in particolare sotto la guida di Benjamin Netanyahu. Secondo l’autore, Israele avrebbe progressivamente smarrito la propria dimensione etica, allontanandosi dai valori fondativi che ne avevano segnato la nascita.

Un passaggio significativo del volume – come emerge chiaramente dalla pagina riportata – riguarda il tema della libertà di espressione nei media europei. Ben Jelloun sostiene che esista una tendenza a equiparare la critica a Israele all’antisemitismo, denunciando di aver subito forme di isolamento mediatico. Nello stesso brano, sottolinea come l’Italia rappresenti un contesto più libero, dove è ancora possibile discutere apertamente. In particolare, cita Maurizio Molinari e il quotidiano La Repubblica, evidenziando come le sue analisi siano state pubblicate anche in presenza di divergenze di opinione. Questo viene contrapposto alla sua esperienza in Francia con Le Monde, che avrebbe rifiutato una sua lettera aperta indirizzata a Netanyahu.

Chiara Cavalieri

Nella stessa pagina, l’autore ringrazia anche la sua editrice, Elisabetta Sgarbi, per averlo incoraggiato a scrivere dopo il 7 ottobre 2023 e per avergli chiesto di affrontare anche il tema della situazione a Gaza. Questo riferimento evidenzia il ruolo dell’editoria nel favorire la circolazione di posizioni critiche e nel sostenere il dibattito pubblico.

Il testo utilizza un linguaggio semplice e diretto, ma assume posizioni molto forti, soprattutto quando introduce il termine “genocidio” riferito alla popolazione di Gaza. Si tratta di una definizione estremamente delicata, appartenente al lessico del diritto internazionale, che implica l’intenzione di distruggere un gruppo umano. L’uso di questo termine da parte dell’autore va interpretato come una presa di posizione politica e morale, ma resta oggetto di ampio dibattito e non rappresenta una valutazione giuridica condivisa.

Dal punto di vista critico, “L’anima perduta di Israele” privilegia l’immediatezza e la forza espressiva rispetto a un’analisi complessa e multilaterale del conflitto. Non offre una ricostruzione articolata di tutte le dinamiche in gioco, ma propone una lettura chiara e orientata, focalizzata sulla responsabilità dello Stato israeliano e sul ruolo dei media occidentali.

In conclusione, il libro si distingue per la nettezza della sua posizione e per la volontà di intervenire in modo diretto nel dibattito contemporaneo. Più che un’opera equilibrata, rappresenta una voce critica ben definita, utile per comprendere una delle prospettive oggi presenti sulla scena internazionale.

𝐂𝐨𝐩𝐲𝐫𝐢𝐠𝐡𝐭 © 𝐀𝐬𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐄𝐫𝐢𝐝𝐚𝐧𝐮𝐬 – 𝐓𝐮𝐭𝐭𝐢 𝐢 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐢 𝐫𝐢𝐬𝐞𝐫𝐯𝐚𝐭𝐢

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Noha Iraqi

نهى عراقي.. ليسانس أداب.. كاتبة وشاعرة وقصصية وكاتبة ومحتوى وأبلودر

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