Blog

UN ANNO SENZA ASSAD: LA NUOVA SIRIA DI AHMAD AL-SHARAA TRA GIUSTIZIA, TRANSIZIONE FRAGILE E RINASCITA REGIONALE

UN ANNO SENZA ASSAD: LA NUOVA SIRIA DI AHMAD AL-SHARAA TRA GIUSTIZIA, TRANSIZIONE FRAGILE E RINASCITA REGIONALE

di Chiara Cavalieri*

 AISC News.. Un anno fa, l’8 dicembre 2024, le forze guidate da Ahmad Al-Sharaa entravano a Damasco, ponendo fine a oltre cinquant’anni di dominio della famiglia Assad e a quasi quattordici anni di guerra civile. Oggi la Siria celebra il suo primo Giorno della Liberazione, mentre il Paese e la comunità internazionale osservano una transizione complessa, segnata da entusiasmo, speranza e profonde ferite. Da Riyadh sono giunte le congratulazioni del re Salman e del principe ereditario Mohammed bin Salman, che hanno inviato messaggi ufficiali al nuovo presidente. La Siria aveva scelto l’Arabia Saudita come prima destinazione diplomatica già nel febbraio 2025, e proprio nel Regno si era tenuto il colloquio fra Donald Trump e Al-Sharaa che aveva portato alla revoca delle sanzioni USA, simbolo di un nuovo corso regionale.

All’alba dell’anniversario, le moschee della Città Vecchia hanno diffuso preghiere di ringraziamento. Poi le strade si sono riempite di una folla immensa, in un momento di liberazione emotiva dopo anni di assedi e distruzione. In questa atmosfera, Al-Sharaa — ancora in divisa militare, come il giorno della presa della capitale — ha pronunciato un discorso destinato a segnare l’identità del nuovo Stato:
«Dichiariamo una rottura storica con il passato… una Siria fondata su giustizia, benevolenza e convivenza pacifica.»
Il presidente ha sottolineato il proprio impegno alla giustizia transizionale, affermando che nessuna vera rinascita è possibile senza affrontare i crimini commessi contro il popolo, e ricordando la ferita irrisolta delle migliaia di persone scomparse nelle prigioni del regime.

Tra la popolazione prevale un miscuglio di speranza e timore. Il medico damasceno Iyad Burghol ha dichiarato: «Oggi abbiamo bisogno di tutto, ma soprattutto di pace civile». Le sue parole riflettono il desiderio di stabilità e normalità che attraversa tutto il Paese. Al-Sharaa ha riconosciuto apertamente la fragilità della fase attuale: territori devastati, istituzioni da ricostruire, milizie da integrare o sciogliere, minoranze da rassicurare e una diaspora immensa da coinvolgere. «Serve l’unione di tutti i cittadini per costruire una Siria forte e sovrana», ha detto.

Parallelamente, la comunità internazionale invita alla cautela. La Commissione d’Inchiesta ONU sulla Siria ha definito la transizione «fragile», riconoscendo i progressi ma ricordando che episodi di violenza successivi alla caduta del regime hanno provocato nuovi sfollamenti e polarizzazioni. La Commissione ha definito il sistema repressivo di Assad un «catalogo orrifico di violenze industriali», sottolineando che senza verità e responsabilità non potrà esserci riconciliazione duratura. «I cicli di vendetta devono finire», ha dichiarato l’ONU, ribadendo che la Siria merita un futuro fondato su uguaglianza e stato di diritto.

Sul piano geopolitico, la fine dell’era Assad non è stata un evento prodotto dal caso, né la frutto di un allineamento improvviso: al contrario, la convergenza tra Turchia, Israele e Stati Uniti sulla necessità di superare il vecchio regime era maturata nel tempo, radicata in interessi strategici strutturali. Ognuno di questi attori vedeva nella permanenza di Assad un elemento destabilizzante o contrario ai propri obiettivi di lungo periodo.

• La Turchia considerava il regime un ostacolo alla creazione di una cintura di sicurezza stabile e vedeva la nuova leadership come un’opportunità per normalizzare progressivamente la regione frontaliera, contenere le ambizioni curde e ricalibrare il proprio ruolo nel Levante.

• Israele valutava la fine del sistema assadiano come un passo chiave per interrompere la proiezione iraniana attraverso la Siria. Ridurre la presenza delle milizie affiliate a Teheran, limitare i corridoi di armamento verso Hezbollah e indebolire l’architettura strategica iraniana erano obiettivi perseguiti da anni. La caduta di Assad rappresentava, per Israele, una finestra per ristabilire un equilibrio di sicurezza più favorevole e avanzare nei territori.

• Gli Stati Uniti interpretavano il logoramento interno del potere di Assad come un’opportunità per chiudere una delle crisi più lunghe dell’epoca post-Araba e ridimensionare parallelamente l’influenza sia russa sia iraniana nella regione. Il nuovo ordine regionale, basato sull’asse Washington–Riyadh–Tel Aviv, richiedeva una Siria meno permeabile all’espansione iraniana.

In questo contesto si inserisce una figura controversa e complessa: Ahmad Al-Sharaa, il nuovo presidente. Il suo passato era noto e ingombrante: ex militante jihadista, transitato nelle reti di al-Qaeda e poi nello Stato Islamico, prima di rompere con il mondo del fanatismo settario e diventare uno dei leader ribelli più carismatici. Questo passato, lungi dall’essere un segreto, alimentò timori nelle cancellerie arabe e occidentali; tuttavia, proprio la sua storia gli permise di parlare a settori della società radicalizzati, a milizie che non avrebbero mai accettato un politico tradizionale, e di offrire una piattaforma nazionale capace di unificare frammenti altrimenti inconciliabili. Turchia, Israele e Stati Uniti, pur con cautela, optarono per la realpolitik: un leader forte, capace di controllare il territorio e ridurre il caos jihadista, era preferibile a un vuoto di potere permanente.

La Siria post-Assad ha nel frattempo ottenuto importanti risultati diplomatici: il reinserimento nel contesto arabo, la normalizzazione con vari Paesi, la fine delle principali sanzioni americane e l’avvio di progetti di ricostruzione. Ma la sfida più grande resta interna: ricostruire non solo infrastrutture e istituzioni, ma soprattutto un patto sociale distrutto da mezzo secolo di autoritarismo e da quattordici anni di guerra.

Il primo anniversario della Liberazione non è dunque una semplice celebrazione, ma un bivio storico. La Siria di Ahmad Al-Sharaa prova a rinascere tra pressioni internazionali, speranze popolari, richieste di giustizia e timori di nuove tensioni. Se riuscirà a evitare vendette, ricostruire fiducia e consolidare istituzioni solide, potrà inaugurare davvero una nuova epoca siriana, dopo una delle pagine più oscure della storia mediorientale.

*L’autrice e’ vicepresidente del Centro Studi UCOI- UCOIM

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Mostra di più

Noha Iraqi

نهى عراقي.. ليسانس أداب.. كاتبة وشاعرة وقصصية وكاتبة ومحتوى وأبلودر

Articoli Correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pulsante per tornare all'inizio