SANITÀ

Specializzazioni mediche sotto accusa: il ministro parla di irregolarità gravi e annuncia correttivi

Un serrato confronto in Aula sulle scuole di specializzazione

Un serrato confronto in Aula sulle scuole di specializzazione
Alla Camera, il ministro dell’Università Anna Maria Bernini ha definito «colossali patologie, quando non reati» le irregolarità emerse nelle scuole di specializzazione medica, intervenendo in risposta a un’interpellanza parlamentare. Il tema è stato portato all’attenzione dall’esponente del Movimento 5 Stelle Marianna Ricciardi, che ha richiamato anche recenti inchieste giornalistiche. Il dibattito ha messo in luce verifiche già avviate, sanzioni comminate e l’annuncio di nuove riforme, ma anche contestazioni puntuali sulle risposte fornite dagli atenei coinvolti.

Le verifiche ministeriali e i casi citati
Nel suo intervento, Bernini ha ringraziato per le segnalazioni ricevute e ha chiarito che molte delle criticità evidenziate risultavano già all’attenzione degli organi di vigilanza. Il ministro ha quindi illustrato le risposte fornite dalle università coinvolte. Per l’ospedale Sant’Anna di San Fermo della Battaglia, l’Università dell’Insubria ha comunicato che solo il 3,9% degli interventi di ortopedia sarebbe stato svolto in autonomia da specializzandi, tutti assunti ai sensi del decreto Calabria e con la presenza di uno specialista esperto nella struttura. All’Università di Perugia, frasi definite «inaccettabili» pronunciate da una docente di Neurologia hanno portato a una sanzione disciplinare, mentre per gli orari irregolari nella scuola di Ginecologia è stata convocata una riunione per ridefinire i turni. Alla Sapienza di Roma, per la scuola di Medicina fisica e riabilitativa, a seguito di una segnalazione è stata richiesta un’ispezione in loco prevista per l’anno accademico 2025-2026. Per l’Università di Genova, gli specializzandi di Chirurgia generale hanno preso le distanze da segnalazioni avanzate da un’associazione esterna. Alla Scuola Medica Salernitana, un docente di Chirurgia plastica è stato inizialmente sospeso; il provvedimento è stato annullato dal TAR, ma l’appello è in corso e il professore risulta attualmente sospeso.

Le riforme annunciate dal Ministero
Nel delineare le misure correttive, Bernini ha parlato di un pacchetto di interventi per affrontare in modo strutturale le criticità. È stata annunciata una riforma dell’Osservatorio nazionale sulle scuole di specializzazione, con l’obiettivo di rafforzarne l’indipendenza e garantire imparzialità nei controlli, evitando sovrapposizioni tra controllori e controllati. Il ministro ha inoltre indicato l’introduzione della timbratura elettronica obbligatoria, per assicurare una certezza uniforme sugli orari di lavoro e di formazione degli specializzandi su tutto il territorio nazionale. Un altro fronte riguarda la riforma dell’inquadramento contrattuale, già in fase di elaborazione, per riconoscere in modo più chiaro e coerente l’attività assistenziale svolta dagli specializzandi, sia sul piano giuridico sia su quello economico. È stato infine annunciato il potenziamento delle ispezioni in loco, affidate a commissioni selezionate secondo criteri di terzietà.

La contestazione del M5S sui dati forniti
Nella replica, Ricciardi si è detta «parzialmente soddisfatta». In Aula ha mostrato registri operatori dell’ospedale Sant’Anna, sostenendo che quanto dichiarato non corrisponderebbe al vero. Secondo la deputata, nei referti esibiti risultano come primi e secondi operatori esclusivamente specializzandi, senza che emerga la presenza di un chirurgo strutturato, nemmeno nei casi di assunzione con decreto Calabria. In un episodio, ha aggiunto, sarebbe stato presente un solo chirurgo in sala, in violazione delle norme vigenti. Ricciardi ha definito «molto grave» la presunta falsità delle dichiarazioni e ha chiesto ulteriori accertamenti.

Il nodo del trattamento economico degli specializzandi
La parlamentare ha infine richiamato il tema dell’inquadramento contrattuale, invitando il Governo a valutare con attenzione le proposte avanzate in Parlamento per evitare criticità già emerse in altre riforme. La questione è stata estesa all’insieme degli specializzandi dell’area sanitaria, ricordando il compenso di 397 euro lordi mensili previsto per alcune categorie, definito un segnale insufficiente rispetto al carico di responsabilità richiesto.

Prof. Foadi Aodi

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