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SI SCRIVE BULLISMO SI LEGGE DEVIANZA

SI SCRIVE BULLISMO SI LEGGE DEVIANZA

Di Sara Spoletini
Il 7 febbraio è la giornata nazionale contro il bullismo e il cyber bullismo, un fenomeno in costante aumento tra i giovani; secondo l’indagine Istat del 2023 “Bambini e ragazzi: comportamenti, atteggiamenti e progetti futuri”, che ha coinvolto 39.214 bambini campione rappresentativo dei 5 milioni e 140mila ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 19 anni residenti in Italia, il 68,5% dei ragazzi 11-19enni dichiara di aver subìto, nei 12 mesi precedenti, un qualche episodio offensivo, aggressivo, diffamatorio o di esclusione sia online che offline. Ad avere subìto questi atti più volte al mese è il 21% dei ragazzi; inoltre, per circa l’8% la frequenza è stata quanto meno settimanale.
I maschi dichiarano di aver subìto atti di bullismo più delle femmine (21,5% contro 20,5%). La cadenza più che mensile degli eventi vessatori subìti si riscontra soprattutto tra i giovanissimi (ne è stato vittima il 23,7% degli 11-13enni) piuttosto che tra i 14-19enni (19,8%).
I ragazzi residenti nel Mezzogiorno che dichiarano di non aver mai subìto, nell’anno precedente, comportamenti offensivi, non rispettosi e/o violenti è più alta rispetto ai ragazzi del Nord-ovest (il 33,5% contro il 29%).
Analizzando quanti hanno subìto episodi di bullismo, sono le regioni del Nord a presentare le quote maggiori di ragazzi che denunciano di aver subìto una qualche forma di atto vessatorio in maniera continuativa, ossia più volte al mese.
Il bullismo si distingue in diretto e indiretto, entrambi caratterizzati da intenzionalità e squilibrio di potere. Il bullismo diretto è visibile ed esplicito (fisico o verbale), mentre il bullismo indiretto è più subdolo, mirato a isolare socialmente la vittima attraverso pettegolezzi, esclusione o manipolazione relazionale, mentre i maschi risultano essere più colpiti dal primo le femmine ammettono di essere colpite dalla seconda forma.
Possiamo far rientrare i difficili rapporti tra giovani in uno squilibrio di potere, in cui chi detiene la forza mira la vittima scelta e con atti verbali e fisici perpetuati rende la vita difficile al bullizzato, spesso le cronache ci riportano di ragazzi che si tolgono la vita perché non riescono più a sostenere le prevaricazioni del gruppo di bullo.
In sociologia, il bullismo è definito come una forma di devianza giovanile e un fenomeno relazionale asimmetrico, caratterizzato da atti aggressivi, fisici o psicologici, ripetuti nel tempo da parte di un soggetto o gruppo (bullo) più forte verso una vittima più debole. Non è solo un problema individuale, ma un disagio sociale che coinvolge il gruppo dei pari, il contesto scolastico e le dinamiche di potere, spesso alimentato da stereotipi e pregiudizi.
Sociologicamente possiamo vedere che il bullismo e la sua accezione cyberbullismo hanno delle caratteristiche riconoscibili ed evidenti:
in esso c’è sempre una dinamica di gruppo che rende il bullismo una performance sociale che richiede un pubblico (spettatori), dunque non un atto isolato. Il gruppo può sostenere il bullo, assistere passivamente o, meno frequentemente, difendere la vittima.
Il bullismo presuppone un’asimmetria relazionale, alla base della relazione c’è una disparità, dove la vittima è incapace di difendersi, rendendo il fenomeno una forma di abuso di potere. La disparità è decisa dal bullo inquanto trova nell’altro una diversità. La vittima è diversa dallo stereotipo comune di bambino/adolescente, in una sola parola è diversa. E le diversità possono essere molteplici: viene da un altro paese, ha un’altra religione, porta l’apparecchio ai denti, ha un modo suo di vestire, per le sue inclinazioni personali, perchè proviene da un quartiere popolare insomma c’è un clima di prevaricazione che sottende un modo unico e stereotipato di essere bambino e adolescente spesso legato alla mancata accettazione della diversità o della non conformità agli standard dominanti.
Di fatto il bullismo può causare nel bullizzato traumi a lungo termine, alti livelli di stress (corticosterone), depressione e calo del rendimento scolastico.
La sociologia interpreta il bullismo come un segnale di malessere relazionale diffuso che richiede interventi non solo sui singoli (bullo/vittima), ma sull’intero sistema sociale (scuola, famiglia, gruppo) perché i giovani sono una responsabilità per gli adulti di oggi che attraverso vari contesti hanno il compito di educare il cittadino di domani e hanno la responsabilità di vigilare sulla crescita psicofisica dei ragazzi che segue, senza chiudere gli occhi o far finta che tutto passa. Certi comportamenti non hanno nulla a che fare con il gioco soprattutto quando si traducono in sofferenza per qualcuno.
C’è una responsabilità collettiva dietro a ogni singolo gesto, per non aver capito, non aver visto, non aver agito per tenere a freno quei gesti prevaricatori forse per paura che siano il riflesso della stessa società priva di empatia e di regole che ha accolto e cullato questi giovani.

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Noha Iraqi

نهى عراقي.. ليسانس أداب.. كاتبة وشاعرة وقصصية وكاتبة ومحتوى وأبلودر

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