Sanità, più risorse pubbliche ma il peso resta sulle famiglie: i conti del sistema
La fotografia della spesa sanitaria complessiva


La fotografia della spesa sanitaria complessiva
La sanità italiana continua a crescere sul fronte delle risorse pubbliche, ma senza riuscire ad alleggerire in modo significativo il carico economico sui cittadini. È quanto emerge dalla relazione annuale della Corte dei Conti, che per il 2024 stima una spesa sanitaria complessiva pari a circa 185 miliardi di euro. Il sistema appare sostenuto da due dinamiche parallele: spesa pubblica in aumento del 5% e una quota privata che, pur in lieve riduzione, rimane strutturalmente elevata.
Quanto copre il Servizio sanitario nazionale
Nel 2024 la componente pubblica, finanziata da amministrazioni e assicurazioni obbligatorie, copre il 74,3% della spesa totale, per un valore di 137,5 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 130,9 miliardi dell’anno precedente. La spesa diretta delle famiglie scende a 41,3 miliardi, ma rappresenta ancora oltre il 22% del totale, confermando un livello di partecipazione economica molto alto per i cittadini.
Il peso crescente delle assicurazioni private
Accanto alla spesa pubblica e a quella out-of-pocket, aumenta in modo significativo il ricorso alle coperture volontarie. Le assicurazioni sanitarie private crescono dell’8,4% e arrivano a coprire il 3,4% della spesa complessiva, segnalando una progressiva ricerca di tutele alternative rispetto all’offerta pubblica.
Dove lo Stato investe di più
La spesa pubblica si concentra in modo prevalente sull’area ospedaliera. Il Servizio sanitario nazionale finanzia il 97% dell’assistenza ospedaliera ordinaria e il 92% dei ricoveri in day-hospital, con un impegno che supera i 47 miliardi di euro solo per i ricoveri. Anche l’assistenza domiciliare risulta sostenuta in larga parte dal pubblico, con una copertura pari al 76% dei costi.
La criticità dell’assistenza ambulatoriale
Il quadro cambia in modo netto fuori dall’ospedale. Nell’assistenza ambulatoriale – visite specialistiche, esami diagnostici e terapie non ospedaliere – la spesa diretta delle famiglie diventa dominante. Secondo la relazione, questo ricorso al pagamento diretto è spesso legato a tempi di attesa non sostenibili e carenze nell’offerta pubblica, elementi che finiscono per incidere sull’equità del sistema.
Le voci principali della spesa sanitaria
Analizzando la composizione complessiva, la macro-area più rilevante resta quella di cura e riabilitazione, che assorbe 100,8 miliardi di euro, pari al 54,4% del totale. Al suo interno si collocano 49,1 miliardi per l’assistenza ospedaliera ordinaria, 45,8 miliardi per l’ambulatoriale, 5 miliardi per il day-hospital e 923 milioni per l’assistenza domiciliare. Seguono i prodotti farmaceutici e gli apparecchi terapeutici con 37,6 miliardi, la Long Term Care con 18,5 miliardi e i servizi ausiliari con 15,8 miliardi.
Dove si è concentrato l’aumento del 5%
L’incremento della spesa pubblica, pari a 6,6 miliardi in più rispetto al 2023, si è indirizzato soprattutto verso l’area di cura e riabilitazione, che raggiunge 79,6 miliardi. In crescita anche i finanziamenti pubblici per farmaci e dispositivi, pari a 21,9 miliardi, e per l’assistenza di lunga durata, che arriva a 14 miliardi.
Un equilibrio ancora fragile
Il quadro che emerge evidenzia un sistema che rafforza il finanziamento pubblico ma non riesce a ridurre in modo strutturale la spesa privata per prestazioni essenziali. La permanenza di un’elevata quota di pagamenti diretti e l’espansione delle assicurazioni volontarie pongono interrogativi sulla tenuta dell’universalismo e sulla capacità del sistema di garantire accesso uniforme alle cure.




