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RASSEGNA STAMPA 11 GENNAIO 2026 / LE INCHIESTE DELL’AMSI E DEL PROF. AODI SU QUOTIDIANO NAZIONALE

Sempre più medici e infermieri stranieri in Italia, ecco quanti sono. Perché la proroga delle norme Covid è un rischio

Sempre più medici e infermieri stranieri in Italia, ecco quanti sono. Perché la proroga delle norme Covid è un rischio

Filippo Anelli (presidente Fnomceo): “Le verifiche sui titoli toccano alle Regioni che non le fanno. Così diventa esercizio abusivo della professione”. L’impegno di Foad Aodi, presidente dell’Associazione medici di origine straniera in Italia: “Anche non conoscere la lingua è pericoloso. Ma queste persone hanno dato un contributo prezioso”

Roma, 10 gennaio 2026 – La sanità italiana sta vivendo un doppio paradosso. Mentre i medici stranieri che lavorano nel nostro Paese rappresentano ormai oltre il 10% delle forze nelle stime dell’Amsi – l’Associazione medici di origine straniera in Italia del professor Foad Aodi –, e vige ancora la ‘deroga Covid’ sulla verifica dei titoli, tra quelli che sono arrivati qui per studiare c’è già chi sta tornando a casa, nei Paesi di origine. In contemporanea, prende quota la grande fuga dei professionisti italiani, sempre più giovani e sempre più specialisti cercano di realizzarsi altrove. “Seimila infermieri e quasi 4mila medici sono andati all’estero, dati aggiornati al 2025”, certifica Aodi.

Quanti sono i medici stranieri in Italia

Per Amsi i professionisti sanitari di origine straniera sono 123.81049.500 sono medici (su oltre 430mila iscritti Fnomceo), 45.200 infermieri, poi odontoiatri, fisioterapisti, farmacisti e psicologi. I numeri sono aggiornati a ottobre. Il presidente Aodi, specialista in fisiatria e giornalista, arabo palestinese, è arrivato in Italia da Israele come studente: ha imparato la lingua a Siena, poi si è immatricolato a Napoli, laureandosi a Roma. Una lunga esperienza, la capacità di vedere l’altra faccia della medaglia, l’utilità e il valore oltre le statistiche: “Tra 2023 e 2025 sono stati oltre 5.200 i reparti e servizi del nostro sistema salvati grazie ai professionisti stranieri”. Aggiunge: “Il 65% di loro non ha la cittadinanza italiana, per questo non può fare concorsi”.

Filippo Anelli (Fnomceo): stesse regole per stranieri e italiani

Filippo Anelli, presidente Fnomceo – la Federazione Ordini dei medici e odontoiatri – parte da una certezza: “I colleghi stranieri per esercitare da noi devono avere le stesse caratteristiche degli italiani. Il governo su questo non può usare scorciatoie che mettono a rischio i pazienti”.

La ‘deroga Covid’ e l’assenza di verifiche sui titoli

Ma di che cosa stiamo parlando? Il riferimento è al decreto Cura Italia, sono gli anni dell’epidemia di Covid, “il Paese aveva bisogno di una mano”, riassume Anelli. Per dire: in quei giorni arrivarono anche militari ed epidemiologi russi, che hanno lasciato in eredità molte domande: erano aiuti veri (poi rinfacciati da Putin) o piuttosto si è trattato di spionaggio? Se quegli interrogativi non hanno ancora una risposta, abbiamo invece una certezza: (anche) nei nostri ospedali operano medici e infermieri che grazie alla deroga non sono passati da una verifica rigorosa sui titoli acquisiti all’estero. Quanti sono? Tanti, nelle stime dell’Amsi: “Quasi 19mila infermieri e 8.900 medici sono entrati con i decreti Cura Italia e Ucraina dal 2020 ad oggi”. La polemica si è riaccesa dopo il caso del San Raffaele, a Milano. Riassume Anelli: “Il governo Conte fece una norma che nella sostanza stabiliva: basta che arrivino. Noi obtorto collo dicemmo va bene, capivamo la drammaticità del momento. Poi quel decreto è stato prorogato, da ultimo fino al 2029. Nel 2022 avevo scritto anche al Capo dello Stato. Fnomceo ha quindi sollevato il problema davanti al Tar Lombardia”.

Foad Aodi, arabo palestinese, specialista in fisiatria e giornalista, presidente dell’Amsi (Associaizone dei medici stranieri in Italia), documenta da 20 anni il mondo della sanità italiano

“Così le Regioni sono fuorilegge”

La giustizia amministrativa (e il ministro Schillaci) chiamano in causa le Regioni, “perché il decreto deroga a loro il riconoscimento dei titoli”. Ma “non lo stanno facendo e quindi c’è una violazione di legge – attacca Anelli -. In concreto dovrebbero prendere i curricula, verificare gli esami sostenuti e paragonarli a quelli italiani”. La conclusione è dura: “Chi non ha avuto il riconoscimento sostanziale, sta facendo esercizio abusivo della professione”. Poi c’è un altro passaggio, “la legge imponeva di concludere l’accordo Stato-Regioni per disciplinare la materia. La bozza è bloccata”.

Come siamo arrivati ai numeri di oggi: l’analisi dell’Amsi

Ma come siamo arrivati ai numeri attuali di professionisti sanitari stranieri? Bisogna tornare all’origine, suggerisce il professor Aodi, perché “in Italia si sono susseguite quattro fasi di immigrazione. Prima sono arrivati gli studenti, il 45% è rimasto qui, in maggioranza hanno la cittadinanza italiana. La seconda fase è iniziata dopo la caduta del Muro di Berlino. Ha portato russi, ucraini, albanesi, nordafricani, per lo più già laureati nei loro paesi d’origine. Poi c’è stata la terza fase dell’immigrazione, quella della primavera araba, che potrebbe avere le difficoltà maggiori per la lingua. Il ragionamento vale anche per l’ultima ondata, legata al decreto Cura Italia. Come Amsi, chiediamo a tutti di imparare molto bene l’italiano. Alcuni lo hanno fatto, altri meno. Sicuramente se un medico non conosce la lingua ci sono problemi per lui e per il paziente. Abbiamo rivolto un appello al governo, alle Regioni, a tutte le strutture”.

Secondo le stime dell’Amsi (Associazione dei medici stranieri in Italia), i professionisti della sanità che arrivano dall’estero nel 65% dei casi non hanno la cittadinanza italiana e quindi non possono accedere ai concorsi

Che cosa ci aspetta

Ma guardando avanti, il futuro dell’Italia sarà quello di avere sempre più medici e infermieri stranieri? “Sicuramente questa è l’unica soluzione attuale per rispondere all’emergenza – è l’analisi del presidente Amsi -. La sanità italiana è in coma, l’unica rianimazione che stiamo facendo consiste nel far arrivare i professionisti da fuori. Altri Paesi, come Inghilterra, Francia, Danimarca, Belgio e Scozia, applicano già da molti anni questa soluzione. Ma ricordo che ad esempio gli albanesi, i rumeni, i polacchi per primi stanno tornando a casa. Ormai c’è un’immigrazione al contrario. Mentre accelera la grande fuga degli italiani”.

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