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Rapporto Istat mostra che 8 milioni di italiani consumano alcol a rischio e cresce l’uso di e-cig tra i giovani

Il nuovo rapporto Istat fotografa un’Italia in cui gli stili di vita continuano a rappresentare un fattore critico per la salute pubblica.

Il nuovo rapporto Istat fotografa un’Italia in cui gli stili di vita continuano a rappresentare un fattore critico per la salute pubblica. Nel 2025 oltre 8 milioni di persone presentano comportamenti a rischio legati al consumo di alcol, pari al 15,1% della popolazione sopra gli 11 anni. Il fenomeno resta più diffuso tra gli uomini, dove supera il 21%, mentre tra le donne si ferma intorno al 9%.

Le modalità di consumo più critiche sono il consumo abituale eccedentario e il binge drinking, cioè l’assunzione concentrata di grandi quantità di alcol in poco tempo. Il dato complessivo resta stabile rispetto all’anno precedente, ma continua a rappresentare un elemento di forte impatto sanitario.

Dal punto di vista territoriale, le percentuali più elevate si registrano nel Nord-est e nel Nord-ovest, mentre risultano più contenute nel Centro e nel Mezzogiorno, anche se in quest’ultima area si osserva un lieve aumento.

Fumo e nuovi prodotti: cresce l’uso delle sigarette elettroniche

Accanto al consumo di alcol, il report evidenzia una diffusione significativa del fumo su tutto il territorio nazionale, con valori simili tra Nord, Centro e Sud. Tuttavia, il dato più rilevante riguarda l’espansione dei prodotti alternativi al tabacco tradizionale.

Nel 2025 il 7,4% della popolazione utilizza sigarette elettroniche o dispositivi a tabacco riscaldato. Si tratta di circa 3 milioni di persone, un numero in forte crescita rispetto al 2014, quando gli utilizzatori erano meno di un milione.

La diffusione è particolarmente marcata tra i giovani e, secondo l’analisi, questi strumenti non sostituiscono realmente il fumo tradizionale: nella maggior parte dei casi si affiancano alle sigarette, aumentando l’esposizione complessiva a sostanze nocive.

Eccesso di peso: quasi un adulto su due è in sovrappeso o obeso

Il rapporto mette in evidenza anche un altro elemento strutturale: l’eccesso di peso. Nel 2025 riguarda il 46,4% degli adulti, con il 34,8% in sovrappeso e l’11,6% obeso. Il dato appare stabile negli ultimi anni, ma mostra una crescita nel lungo periodo, trainata soprattutto dall’aumento dell’obesità.

Il fenomeno interessa maggiormente gli uomini, tra i quali oltre il 55% presenta un eccesso ponderale, contro circa il 38% delle donne. L’incidenza aumenta con l’età, raggiungendo i livelli più elevati tra i 65 e i 74 anni.

Particolarmente preoccupante è il dato relativo ai minori: un ragazzo su quattro tra i 3 e i 17 anni è in eccesso di peso, con percentuali più alte nei bambini più piccoli e nei maschi.

Titolo di studio e stili di vita: il peso delle disuguaglianze sociali

L’analisi evidenzia un legame netto tra condizioni socio-culturali e fattori di rischio. Tra i laureati la quota di persone in eccesso di peso si ferma al 35,9%, mentre sale al 47,1% tra i diplomati e raggiunge il 56,4% tra chi ha al massimo la licenza media.

La stessa dinamica si osserva per la sedentarietà: la percentuale di chi non pratica alcuna attività fisica passa dal 15% tra i laureati a quasi il 50% tra le persone con titolo di studio più basso. Le differenze risultano particolarmente marcate tra i 25 e i 44 anni.

Questi dati confermano che il livello di istruzione rappresenta un determinante importante della salute, influenzando comportamenti, abitudini e accesso alle informazioni.

Prevenzione e interventi: serve un cambio di passo sugli stili di vita

Il quadro complessivo delineato dal rapporto indica la necessità di rafforzare le politiche di prevenzione, con interventi mirati su alimentazione, attività fisica, consumo di alcol e tabacco. L’attenzione deve concentrarsi soprattutto sulle fasce più giovani e sui gruppi sociali più esposti.

La diffusione di comportamenti a rischio, unita alla crescita dei nuovi prodotti del fumo e alla stabilità dell’eccesso di peso, suggerisce che le strategie attuali non sono sufficienti a invertire la tendenza.

Promuovere stili di vita più sani, migliorare l’educazione sanitaria e ridurre le disuguaglianze rappresentano oggi leve fondamentali per contenere l’impatto delle malattie croniche e garantire la sostenibilità del sistema sanitario.

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