L’ORTOPEDIA ITALIANA NEL 2026 DI FRONTE ALL’EMERGENZA CRONICITÀ
Invecchiamento, fratture da fragilità e liste d’attesa: il rischio di una nuova emergenza silenziosa

L’ortopedia italiana sta vivendo una trasformazione profonda, che non riguarda solo l’aumento degli interventi chirurgici, ma soprattutto l’esplosione delle patologie croniche dell’apparato muscolo-scheletrico legate all’invecchiamento della popolazione. Artrosi, osteoporosi, fratture da fragilità, esiti di protesi e cadute rappresentano oggi una vera e propria emergenza sanitaria, spesso sottovalutata rispetto ad altre priorità mediatiche.
Negli ultimi anni l’età media della popolazione è cresciuta più velocemente della capacità del sistema sanitario di offrire percorsi riabilitativi adeguati. In Italia milioni di anziani convivono con dolore cronico, limitazioni funzionali e perdita di autonomia. Questo non è solo un problema clinico: è un problema sociale ed economico, perché significa aumento di disabilità, assistenza domiciliare, ricoveri e perdita di qualità di vita.
Il paradosso è che la chirurgia ortopedica ha fatto enormi progressi: oggi si impiantano protesi sempre più sofisticate, si eseguono interventi mini-invasivi e si riducono i tempi di degenza. Ma tutto questo rischia di essere vanificato se non esiste una vera rete di fisiatria e riabilitazione. Senza riabilitazione non c’è recupero, non c’è ritorno all’autonomia, non c’è vera guarigione.
Le liste d’attesa per fisioterapia e riabilitazione pubblica sono diventate insostenibili in molte regioni. Migliaia di pazienti, dopo un intervento a anca, ginocchio o colonna, vengono dimessi senza un percorso riabilitativo adeguato o costretti a rivolgersi al privato, creando una sanità sempre più diseguale.
Come medico fisiatra, vedo ogni giorno le conseguenze di questo squilibrio: pazienti che arrivano tardi, con rigidità, dolore cronico e perdita di funzione, che avrebbero potuto essere evitati con un intervento precoce. La fisiatria non è un lusso accessorio, ma una parte integrante dell’atto terapeutico.
Serve un cambio di paradigma: l’ortopedia non può più essere vista solo come chirurgia, ma come un percorso continuo che parte dalla prevenzione, passa dall’intervento e arriva alla riabilitazione. Investire in fisiatria significa ridurre ricoveri ripetuti, disabilità e spesa sanitaria nel lungo periodo.
Prof.Foad AODI
Fisiatra
Direttore Sanitario del Centro Medico Iris Italia
Docente all’università di Tor Vergata.




