SANITÀ

Liste d’attesa, piattaforma nazionale ancora opaca: a 18 mesi dalla legge i benefici non arrivano

Una riforma incompleta tra annunci e ritardi attuativi

Una riforma incompleta tra annunci e ritardi attuativi

A diciotto mesi dalla conversione in legge del decreto sulle liste d’attesa, il quadro che emerge resta segnato da ritardi e criticità strutturali. Nonostante il volume imponente di prestazioni erogate nel corso del 2025, la riforma non ha ancora prodotto effetti tangibili per i cittadini. Mancano due decreti attuativi fondamentali e la Piattaforma nazionale delle liste di attesa continua a restituire dati aggregati e di difficile interpretazione, senza consentire di individuare responsabilità, colli di bottiglia e differenze territoriali.

La piattaforma nazionale: numeri elevati, informazioni poco utili

Nel 2025 la piattaforma ha raccolto informazioni su circa 57,8 milioni di prestazioni, tra prime visite specialistiche ed esami diagnostici. Si tratta di volumi rilevanti, che testimoniano l’intensità della domanda sanitaria. Tuttavia, l’attuale sistema di monitoraggio non consente ai cittadini di comprendere realmente se e dove i tempi di attesa vengano rispettati. I dati sono presentati esclusivamente a livello nazionale, senza disaggregazioni per Regione, Azienda sanitaria, regime di erogazione o tipologia di struttura. In questo modo, la piattaforma non permette di capire dove si concentrino i ritardi né quali prestazioni risultino maggiormente critiche.

Decreti attuativi mancanti e nodi irrisolti

Alla data del 1° febbraio 2026 risultano pubblicati solo quattro dei sei decreti attuativi previsti. Restano ancora assenti due provvedimenti chiave: quello relativo alla definizione della metodologia per stimare il fabbisogno di personale del Servizio sanitario nazionale e quello dedicato alle linee di indirizzo per la gestione delle disdette e l’ottimizzazione delle agende di prenotazione da parte dei Cup. L’assenza di questi atti rallenta l’attuazione concreta della riforma e limita la capacità delle Regioni di intervenire in modo strutturale sui tempi di attesa.

Ritardi tecnologici e interoperabilità incompleta

La prima versione della piattaforma è stata resa pubblica a giugno 2025, con l’obiettivo di evolvere rapidamente verso sistemi più avanzati. Era stata annunciata una versione in grado di rendere consultabili i dati per area geografica e per tipologia di erogatore, seguita da un ulteriore sviluppo con accesso quasi in tempo reale. A inizio 2026, tuttavia, la versione disponibile rimane quella iniziale, basata su dati aggregati. Solo a gennaio è stato adottato il decreto di riparto delle risorse economiche destinate alle Regioni per realizzare l’infrastruttura informatica necessaria all’interoperabilità dei sistemi Cup, con un conseguente slittamento dei tempi di attuazione.

Prestazioni monitorate e distribuzione della domanda

Il sistema monitora attualmente 17 tipologie di visite specialistiche e 95 esami diagnostici, classificati secondo le priorità indicate nella prescrizione. Le richieste programmate rappresentano oltre la metà degli esami diagnostici e più di un terzo delle visite specialistiche. Le prestazioni urgenti costituiscono una quota marginale, mentre le priorità differite e programmate concentrano la maggior parte della domanda. Questo dato suggerisce la possibile presenza di una quota significativa di prestazioni inappropriate, in particolare tra quelle non urgenti.

Tempi di attesa e indicatori poco comprensibili

Il rispetto dei tempi viene comunicato attraverso indicatori statistici come mediane e quartili, strumenti tecnici difficili da interpretare per i cittadini e non sempre immediati anche per gli operatori. Inoltre, tali indicatori tendono a nascondere le situazioni più critiche, escludendo una parte delle prenotazioni con tempi di attesa più lunghi. Manca l’informazione più rilevante per il cittadino: la percentuale di prestazioni erogate entro i tempi massimi garantiti per ciascuna classe di priorità.

Esempi concreti: visite ed esami più richiesti

L’analisi di alcune prestazioni ad alto volume evidenzia un quadro disomogeneo. Per la prima visita oculistica, una quota significativa di pazienti con priorità breve o differita attende oltre i limiti previsti, con punte di diversi mesi. Anche per l’ecografia dell’addome completo emergono ritardi ricorrenti, soprattutto nelle priorità non urgenti, con attese che in alcuni periodi superano ampiamente le soglie garantite. In entrambi i casi, una parte dei pazienti resta intrappolata in una “coda invisibile”, senza risposte tempestive.

Intramoenia e spesa a carico dei cittadini

Un altro elemento critico riguarda il peso delle prestazioni erogate in regime di intramoenia. Dalla differenza tra il totale delle prenotazioni e quelle utilizzate per il calcolo dei tempi di attesa emerge che, per alcune prestazioni ad alto volume, circa il 30% viene effettuato in questo regime. Parallelamente, i dati sulla spesa sanitaria privata mostrano un aumento significativo della spesa diretta delle famiglie e un numero crescente di persone che rinunciano alle cure a causa dei tempi di attesa o dei costi.

Informazione e tutela dei diritti ancora assenti

La piattaforma non fornisce indicazioni operative su cosa fare quando i tempi massimi non vengono rispettati. Mancano riferimenti chiari alle modalità di segnalazione o di tutela, lasciando i cittadini privi di strumenti per far valere i propri diritti. In assenza di trasparenza e di supporto informativo, il sistema rischia di accentuare le disuguaglianze di accesso alle cure.

Liste d’attesa come sintomo di una crisi più ampia

Il ritardo normativo e tecnologico conferma che le liste d’attesa non sono solo un problema organizzativo, ma il segnale di un indebolimento progressivo del Servizio sanitario nazionale. Senza investimenti strutturali sul personale, una reale trasformazione digitale, riforme organizzative coraggiose e interventi per ridurre la domanda inappropriata, la riforma rischia di restare una promessa mancata, con conseguenze dirette sulla salute dei cittadini e sulla sostenibilità del sistema.

Prof. Foad Aodi

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