Ieri all’Università di Bari, abbiamo presentato il numero 306/2024 di Italia Contemporanea dedicato a “Caporalato, Mezzogiorno, Italia”

Ieri all’Università di Bari, abbiamo presentato il numero 306/2024 di Italia Contemporanea dedicato a “Caporalato, Mezzogiorno, Italia”.
Un’iniziativa importante, costruita insieme all’Istituto Nazionale Ferruccio Parri e all’IPSAIC, che tiene insieme memoria, ricerca storica e presente.
Parlare di caporalato oggi significa una cosa molto semplice:
riconoscere che non è un’emergenza ma un sistema, un sistema criminale, che attraversa il Mezzogiorno ma non solo, e che regge interi pezzi di economia sulla pelle di chi lavora, spesso migranti, spesso donne, quasi sempre senza diritti.
E significa soprattutto ricordare una cosa:
la Legge 199 del 2016 – la legge contro il caporalato – esiste, è avanzata, ma non è ancora interamente applicata.
Finché quella legge resterà a metà, anche la nostra battaglia resterà a metà.
La lotta al caporalato non si fa a colpi di slogan:
• si fa con ispezioni serie e coordinate,
• con filiere trasparenti dove chi compra è responsabile di come si produce,
• con permessi di soggiorno che non consegnano i lavoratori al ricatto,
• con servizi e accoglienza dignitosa per chi vive di lavoro stagionale,
• con imprese che scelgono la qualità e la legalità e che vanno sostenute, non lasciate sole.
Se vogliamo davvero un Mezzogiorno protagonista e un’Italia più giusta, dobbiamo avere il coraggio di dirlo:
non c’è sviluppo senza diritti, non c’è futuro dove il lavoro è sfruttamento.




