GLI STATI ARABI CHIEDONO A WASHINGTON DI NON COLPIRE L’IRAN. NETANYAHU INVITA TRUMP A RINVIARE UN ATTACCO

GLI STATI ARABI CHIEDONO A WASHINGTON DI NON COLPIRE L’IRAN. NETANYAHU INVITA TRUMP A RINVIARE UN ATTACCO
di Chiara Cavalieri*
TEHERAN- Secondo quanto rivelato dal The New York Times, diversi Stati arabi hanno chiesto formalmente a Washington di non procedere con un attacco militare contro l’Iran, mentre il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu avrebbe sollecitato il presidente statunitense Donald Trump a rinviare qualsiasi piano di azione militare.
Il colloquio Netanyahu–Trump
Un alto funzionario statunitense ha riferito al quotidiano americano che Netanyahu ha parlato con Trump mercoledì, chiedendo di posticipare un’eventuale operazione militare statunitense contro l’Iran, nonostante il protrarsi delle proteste popolari nel Paese.
Nello stesso giorno, Trump aveva dichiarato di aver ricevuto informazioni da “fonti molto importanti dall’altra parte”, secondo cui le autorità iraniane avrebbero interrotto l’uccisione dei manifestanti e sospeso le esecuzioni. Una dichiarazione interpretata come un parziale allontanamento dall’opzione militare, presa in considerazione nei giorni precedenti.
Ambiguità e opzioni militari
Il New York Times sottolinea tuttavia che Trump aveva già inviato segnali contraddittori anche in passato: nel giugno precedente, pur avendo valutato seriamente un attacco, aveva poi scelto di non procedere. Secondo la stessa fonte, il presidente non avrebbe escluso le opzioni militari presentate dai vertici militari USA, lasciando intendere che una decisione finale dipenderebbe dalle azioni delle forze di sicurezza iraniane in risposta alle proteste di massa.
Il ruolo degli Stati arabi del Golfo
Un funzionario di uno Stato arabo del Golfo ha dichiarato al giornale che Qatar, Arabia Saudita, Oman ed Egitto, tutti partner strategici degli Stati Uniti, hanno chiesto all’amministrazione Trump di non attaccare l’Iran.
Negli ultimi due giorni, alti funzionari di questi Paesi avrebbero contattato Washington avvertendo che un’azione militare statunitense rischierebbe di innescare un conflitto regionale su larga scala.
Messaggi paralleli a Teheran
Secondo la stessa fonte, i Paesi arabi coinvolti avrebbero anche informato Teheran della necessità di non colpire gli Stati della regione nel caso di un attacco statunitense. I messaggi sarebbero stati coordinati simultaneamente verso Washington e verso l’Iran, a conferma di un’intensa attività diplomatica dietro le quinte.
Due diplomatici regionali hanno confermato che diversi Stati arabi hanno esercitato pressioni sull’amministrazione Trump affinché evitasse l’opzione militare.
La posizione saudita
Dal canto suo, Adel al-Jubeir, Ministro di Stato saudita per gli Affari Esteri, ha ribadito la linea di Riyadh durante un forum minerario nella capitale saudita Riyadh:
> “Crediamo nel dialogo e crediamo nella risoluzione di qualsiasi controversia al tavolo delle trattative”.
Rischio escalation
Nelle stesse ore, l’Iran aveva temporaneamente chiuso il proprio spazio aereo ai voli commerciali, salvo poi riaprirlo. Intanto, secondo fonti statunitensi, Washington si sta preparando allo scenario in cui Teheran possa rispondere a un eventuale attacco colpendo obiettivi militari USA nella regione, in particolare la base aerea americana in Qatar, le forze statunitensi in Iraq e Siria, o persino Israele, che potrebbe diventare un bersaglio diretto.
Un equilibrio sempre più fragile
Il quadro delineato dal New York Times restituisce l’immagine di una regione sospesa tra diplomazia preventiva e rischio di escalation, con gli Stati arabi impegnati a contenere il conflitto, Israele attento ai propri interessi di sicurezza e gli Stati Uniti divisi tra pressione interna, opzioni militari e gestione di un equilibrio geopolitico sempre più instabile.
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