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GERD, 15 anni di tensioni: l’ex ministro egiziano Allam rivela il “vero obiettivo” dell’Etiopia e il collegamento con la Palestina

GERD, 15 anni di tensioni: l’ex ministro egiziano Allam rivela il “vero obiettivo” dell’Etiopia e il collegamento con la Palestina

di Chiara Cavalieri *

AISC News.. ADDIS ABEBA- L’ex ministro egiziano delle Risorse Idriche e dell’Irrigazione, Mohamed Nasr El-Din Allam, ha dichiarato che il rifiuto dell’Etiopia di firmare un accordo vincolante sul riempimento e la gestione della Grande Diga del Rinascimento (GERD) non è frutto di divergenze tecniche, ma di un obiettivo politico: “provocare l’Egitto” e inserirsi in un più ampio piano di pressioni internazionali legate al dossier palestinese.

Allam, ministro dal 2009 al 30 gennaio 2011, ricorda un dettaglio che ritiene “rivelatore”:
l’Etiopia posò la prima pietra della diga proprio nel gennaio 2011, mentre l’Egitto affrontava le settimane più turbolente della rivoluzione.

> “Perché l’Etiopia ha posato la prima pietra durante gli eventi del gennaio 2011? E perché, in 15 anni di negoziati, non ha mai accettato un accordo vincolante?”, chiede l’ex ministro.

Secondo Allam, il progetto della GERD non avrebbe solo un significato energetico o di sviluppo, ma mirerebbe a indebolire la posizione strategica del Cairo per costringerlo a concessioni su dossier vitali:
“Il fine ultimo è creare pressioni tali da spingere l’Egitto ad accettare lo sfollamento dei palestinesi. Ma questo non accadrà: riguarda la nostra sicurezza nazionale.”

Il contesto geopolitico – tra Nilo, Palestina e pressioni esterne

Le dichiarazioni dell’ex ministro arrivano in un momento delicato. La questione palestinese è tornata al centro delle dinamiche regionali, mentre l’Egitto ha ripetutamente affermato che non accetterà alcun trasferimento forzato di popolazione da Gaza al Sinai.

Nella lettura di Allam, la gestione etiope della GERD si inserirebbe in un quadro di “pressioni e cospirazioni” intese a indebolire il Cairo, creare instabilità e compromettere il suo ruolo di garante dell’equilibrio mediorientale. Una tesi forte, che riflette la percezione egiziana del progetto come una minaccia esistenziale.

I rischi per Sudan ed Egitto: tra danni idrologici e propaganda tecnica

Nel suo intervento, pubblicato su Facebook, Allam ha denunciato forti rischi per il Sudan derivanti dal funzionamento non coordinato della diga, definendoli “danni certi” in caso di gestione unilaterale delle acque.

Ha inoltre criticato le narrazioni ricorrenti secondo cui l’Egitto dovrebbe modificare la gestione dell’Alta Diga di Assuan o utilizzare lo sfioratore di Toshka per mitigare gli effetti della GERD, definendole “tesi non scientifiche”.

Che cosa contiene davvero il serbatoio della GERD

Allam ha anche analizzato la questione tecnica della capacità della diga:

●160 miliardi di m³: capacità totale teorica del bacino

●30 miliardi di m³: volume destinato ai sedimenti, inutilizzabile

●90 miliardi di m³: volume attivo per la produzione idrica

●40 miliardi di m³: volume di emergenza, riempibile solo in casi eccezionali

Questi numeri – afferma – smentiscono molte ipotesi diffuse nel dibattito pubblico.

Un negoziato bloccato da 15 anni

Dal 2010 a oggi l’Etiopia ha rifiutato qualunque formula di accordo legalmente vincolante, nonostante:

●13 cicli di negoziati

●sponsorizzazioni diplomatiche di Unione Africana e Stati Uniti

●pressioni internazionali per una gestione collegiale dell’acqua

Per l’Egitto, che dipende dal Nilo per oltre il 97% delle proprie risorse idriche, la GERD rappresenta un rischio diretto alla sua quota storica di 55,5 miliardi di m³ stabilita nel 1959.

La diga come strumento geopolitico

L’ex ministro interpreta la posa della prima pietra nel 2011 come un atto non casuale, ma strategico:

> “È il segno di una collusione esterna, pensata per indebolire l’Egitto nel momento di massima fragilità interna.”

Una posizione che si inserisce nella narrativa egiziana secondo cui la GERD sia stata sostenuta da attori interessati a ridurre il peso geopolitico del Cairo nel Mediterraneo, nel Mar Rosso e nel dossier israelo-palestinese.

Le parole di Allam riaprono con forza un dibattito mai sopito: la GERD non è solo un gigantesco progetto idrico africano, ma uno dei dossier più complessi e politicamente sensibili dell’intero continente.
Dietro le tonnellate di cemento, le turbine e i volumi d’acqua, si incrociano sicurezza nazionale, equilibri regionali e la questione palestinese, che continua a modellare la geopolitica del Medio Oriente.

*L’autrice è presidente della associazione Italo-Egiziana Eridanus e vicepresidente del Centro Studi UCOI-UCOIM.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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Noha Iraqi

نهى عراقي.. ليسانس أداب.. كاتبة وشاعرة وقصصية وكاتبة ومحتوى وأبلودر

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