Europa e le trasformazioni future negli equilibri del potere politico

Europa e le trasformazioni future negli equilibri del potere politico
di Ambasciatore Amr Helmy
Il continente europeo sta attraversando una fase di profonda trasformazione della propria architettura politica, che si manifesta nel rapido declino del tradizionale centro moderato e nell’ascesa delle forze della destra nazionalista e populista. Si tratta di un fenomeno non più circoscritto a singoli Paesi, ma esteso dalle rive della Manica fino al cuore dell’Unione europea. Dopo una breve stagione di ottimismo seguita ai risultati di alcune consultazioni elettorali — in particolare alle elezioni del Parlamento europeo, che avevano concesso alle forze centriste un margine temporaneo di stabilità — è emersa con chiarezza la fragilità di tale equilibrio. Le destre sono così tornate con forza al centro della scena politica, spinte da un crescente malcontento sociale ed economico e da una polarizzazione senza precedenti, che riflette trasformazioni più profonde nei valori, nelle identità e nelle percezioni di sicurezza delle società europee.
Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha rappresentato un potente fattore catalizzatore di questa svolta, non soltanto all’interno degli Stati Uniti ma anche nello spazio europeo. La nuova amministrazione americana non ha nascosto l’intenzione di ridefinire i rapporti con l’Europa su basi radicalmente diverse, come emerge chiaramente dalla più recente Strategia di sicurezza nazionale statunitense. Dopo oltre settant’anni in cui l’Europa ha costituito uno dei pilastri della partnership liberale transatlantica, il documento ne riformula il ruolo, descrivendola non più come un partner paritario nella costruzione dell’ordine internazionale, bensì come un’area da ristrutturare politicamente. Al centro della strategia viene posto il concetto di The Risks of Civilizational Erasure (“i rischi della cancellazione civilizzazionale”), espressione carica di implicazioni culturali e ideologiche, che interpreta la crisi europea non soltanto in termini economici o di sicurezza, ma come una crisi che investe il nucleo stesso dell’identità e dei fondamenti civili del continente. Da qui deriva l’idea di sostenere, direttamente o indirettamente, l’ascesa delle correnti di destra e populiste come parte di un processo di “correzione” del percorso storico e politico dell’Europa.
Questa visione è stata accompagnata da un linguaggio americano di inusitata durezza. Donald Trump ha definito l’Europa un “continente in declino”, “debole” e “impegnato a distruggere se stesso”. Un simile discorso segnala un cambiamento qualitativo nello sguardo statunitense: da alleato strategico a fardello politico ed economico. Tale narrazione ha contribuito a conferire una legittimazione implicita alle forze europee che invocano la rottura con il modello liberale tradizionale e la ridefinizione dell’identità e della sovranità nazionale, ispirandosi a un nuovo paradigma americano che considera l’Europa più come uno spazio di competizione e di sperimentazione politica che come un alleato alla pari.
In questo contesto, i governi centristi europei affrontano una crisi crescente di legittimità. In Francia, il presidente Emmanuel Macron registra livelli di impopolarità senza precedenti, in un quadro di profonda fluidità politica seguito a elezioni parlamentari anticipate che hanno prodotto un’Assemblea frammentata e un esecutivo instabile. Le difficoltà nel far approvare riforme fondamentali per rispondere alle sfide economiche e sociali hanno ulteriormente eroso la fiducia dell’opinione pubblica. In Germania, nonostante la vittoria dei conservatori, la coalizione di governo appare fragile e priva di una solida coesione politica, mentre Alternative für Deutschland, formazione di estrema destra, continua a guadagnare terreno nei sondaggi, capitalizzando le ansie legate all’immigrazione, alla perdita di fiducia nelle élite tradizionali e ai timori per gli effetti delle rapide trasformazioni economiche e industriali.
Fuori dall’Unione europea, il Regno Unito rappresenta un caso emblematico di questa tendenza. Dopo la netta vittoria del Partito Laburista, la popolarità del primo ministro Keir Starmer ha subito un rapido declino, mentre cresce con ritmo sostenuto Reform UK, guidato da Nigel Farage, capace di trasformare il malcontento delle aree marginalizzate in un capitale politico concreto. Questo scenario riflette una frattura profonda tra centro e periferie, in cui ampi settori della società si sentono esclusi dai benefici della crescita e ignorati dalle élite urbane, mediatiche e politiche. Il quadro richiama alla memoria dinamiche già osservate nelle grandi crisi europee del secolo scorso, quando l’insicurezza economica e identitaria costituì un terreno fertile per l’ascesa dei movimenti populisti e radicali.
A conferire ulteriore slancio a questa trasformazione contribuisce il successo di alcune esperienze di governo della destra, in particolare quella italiana guidata da Giorgia Meloni. Contrariamente alle previsioni iniziali, il suo esecutivo non ha prodotto isolamento internazionale né instabilità economica, ma ha offerto un modello pragmatico che combina una forte retorica identitaria con una gestione realistica degli affari pubblici. L’Italia ha mantenuto una relativa continuità nelle relazioni euro-atlantiche, dimostrando che una destra al governo può adattarsi alle logiche del potere senza rinunciare completamente alla propria agenda politica. Questo esempio rafforza, agli occhi di molti elettori europei, l’idea che le forze populiste non rappresentino più soltanto una protesta, ma un’alternativa di governo credibile.
Nel loro insieme, questi sviluppi indicano che l’Europa si trova di fronte a un passaggio storico. La trasformazione degli equilibri di potere non appare come un fenomeno temporaneo, bensì come l’espressione di una crisi strutturale che coinvolge il rapporto tra cittadini e istituzioni, tra identità nazionale e integrazione sovranazionale, tra sicurezza e libertà. Il futuro politico del continente dipenderà dalla capacità delle sue classi dirigenti di comprendere la portata di questo mutamento e di offrire risposte convincenti a società sempre più frammentate e disilluse. In assenza di tale capacità, la spinta delle destre populiste continuerà a ridisegnare il volto politico dell’Europa, con conseguenze profonde non solo per l’Unione europea, ma per l’intero equilibrio internazionale.
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