EGITTO – LA SERIE “SAHAB AL-ARD” DIVENTA UN CASO REGIONALE: LA REAZIONE DELLA PORTAVOCE DELL’ESERCITO ISRAELIANO

EGITTO – LA SERIE “SAHAB AL-ARD” DIVENTA UN CASO REGIONALE: LA REAZIONE DELLA PORTAVOCE DELL’ESERCITO ISRAELIANO
di Chiara Cavalieri
IL CAIRO- Una serie televisiva può essere solo intrattenimento. Ma a volte diventa molto di più: uno specchio della realtà, un terreno di scontro politico e persino un tema di dibattito internazionale. È quello che sta accadendo con la serie “Sahab Al-Ard” (“I proprietari della terra”), trasmessa durante il Ramadan 2026, che ha acceso una forte polemica sui social media e ha persino provocato una reazione ufficiale da parte della portavoce dell’esercito israeliano.
La controversia è nata dopo alcune dichiarazioni dell’attrice Rawan Al-Ghaba, che nella serie interpreta il personaggio del Capitano Ella, portavoce dell’esercito israeliano. Le sue parole e il ruolo interpretato nella fiction hanno attirato l’attenzione di diversi ambienti mediatici, fino a spingere la portavoce militare israeliana a rispondere pubblicamente con un video pubblicato sul proprio account Instagram.
Nel video, la portavoce ha pronunciato parole molto dure, affermando che “Dio esiste ed è il Giusto che non accetta l’ingiustizia”, aggiungendo che Dio ha dato all’uomo una mente per distinguere tra chi costruisce e chi distrugge, tra chi protegge e chi commercia nel sangue dei popoli trasformando le case in depositi di polvere da sparo.
Nel suo messaggio ha sostenuto che la verità sarebbe evidente nei villaggi distrutti dal terrorismo, accusando chi sostiene alcune posizioni politiche di difenderlo ideologicamente. Il video si concludeva con un attacco diretto alle narrazioni che, secondo lei, distorcerebbero la realtà del conflitto.
Le parole della portavoce hanno rapidamente alimentato un acceso dibattito sui social network, dove migliaia di utenti hanno iniziato a discutere non solo delle dichiarazioni, ma anche del contenuto della serie televisiva.
La fiction “Sahab Al-Ard” affronta infatti uno dei temi più delicati del Medio Oriente: la vita dei civili palestinesi nella Striscia di Gaza durante la guerra. La narrazione si concentra soprattutto sulla dimensione umana del conflitto, mostrando le storie quotidiane di famiglie intrappolate tra bombardamenti, paura e incertezza.
La serie racconta il dolore delle madri che temono per i propri figli, le difficoltà dei feriti, la disperazione delle famiglie sfollate e la lotta interiore dei giovani che devono decidere se restare nella propria terra o abbandonarla.
Questa prospettiva profondamente umana ha reso l’opera particolarmente vicina al pubblico arabo. Molte scene sono diventate virali sui social media, con clip che hanno raggiunto milioni di visualizzazioni su Facebook, Instagram e X.
Numerosi spettatori hanno elogiato il coraggio degli autori nel raccontare una realtà spesso ignorata o semplificata nel dibattito internazionale. Altri hanno sottolineato la forza della regia, della fotografia e della colonna sonora, che contribuiscono a creare un forte impatto emotivo.
Tuttavia la serie non è stata accolta solo con entusiasmo. Alcuni critici hanno sostenuto che l’opera presenti una narrazione fortemente sbilanciata a favore della prospettiva palestinese, mentre altri ritengono che si limiti a rappresentare una realtà umanitaria che non può essere ignorata.
La polemica si è estesa anche a pagine e account israeliani, dove diversi attivisti hanno condiviso video e commenti contestando alcune scene della serie e mettendo in dubbio la loro credibilità. In alcuni casi sono stati pubblicati contenuti di contro-narrazione, con l’obiettivo dichiarato di presentare la versione israeliana degli eventi.
In questo contesto, “Sahab Al-Ard” è diventata molto più di una semplice produzione televisiva. È diventata un simbolo di come l’arte, la televisione e il racconto delle storie possano influenzare l’opinione pubblica e alimentare discussioni che superano i confini culturali e geografici.
Il successo e le polemiche intorno alla serie dimostrano anche quanto la questione palestinese rimanga profondamente sensibile nella coscienza collettiva del mondo arabo e non solo.
Tra chi vede nella serie una voce per raccontare la sofferenza dei civili e chi la considera una rappresentazione parziale del conflitto, una cosa appare chiara: la televisione continua a essere uno degli strumenti più potenti per raccontare la guerra, la memoria e la politica.
E quando una storia tocca ferite ancora aperte della storia contemporanea, il confine tra arte e geopolitica diventa inevitabilmente molto sottile.
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