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EGITTO E CINA CONTRO L’ESPANSIONE DEL MOSSAD IN AFRICA: RAPPORTO ISRAELIANO PARLA DI SVOLTA STRATEGICA

EGITTO E CINA CONTRO L’ESPANSIONE DEL MOSSAD IN AFRICA: RAPPORTO ISRAELIANO PARLA DI SVOLTA STRATEGICA

di Chiara Cavalieri

IL CAIRO – Un rapporto pubblicato dalla rivista economica israeliana Globes sostiene che Egitto e Cina abbiano intensificato una cooperazione strategica con l’obiettivo di limitare l’influenza del Mossad nel continente africano, in particolare nel Corno d’Africa e lungo le principali rotte marittime che collegano l’Oceano Indiano al Mar Rosso e al Mediterraneo.

Secondo quanto riportato, l’iniziativa si inserirebbe in un contesto di crescente competizione geopolitica nella regione e mirerebbe anche a impedire che altri Paesi seguano l’eventuale riconoscimento israeliano del Somaliland, territorio affacciato sul Golfo di Aden e strategicamente posizionato nei pressi dello Stretto di Bab el-Mandeb.

La rivista israeliana basa la propria analisi su un articolo della testata bulgara Modern Diplomacy, secondo cui all’inizio del 2026 l’intelligence egiziana, in coordinamento con il Ministero della Difesa cinese, avrebbe avviato una campagna diplomatica e di sicurezza su larga scala in Africa per contrastare le attività israeliane ritenute dannose per gli interessi egiziani e cinesi.

Nel periodo 2025-2026, le relazioni tra Il Cairo e Pechino avrebbero conosciuto un’evoluzione significativa: da una cooperazione prevalentemente economica a una partnership tecnologica e di intelligence. L’obiettivo dichiarato sarebbe quello di ridurre quella che viene definita la superiorità israeliana nel campo dello spionaggio e della ricognizione aerea.

Secondo il rapporto, la Cina avrebbe fornito all’Egitto sistemi radar avanzati e tecnologie di guerra elettronica, rafforzando la capacità egiziana di monitorare minacce aeree senza dipendere da Stati Uniti o Israele. I due Paesi avrebbero inoltre coordinato gli sforzi per proteggere aree strategiche come il Canale di Suez, lo Stretto di Bab el-Mandeb e il Golfo di Aden, tutte fondamentali per il commercio globale e per la Belt and Road Initiative cinese.

Il dossier Somaliland occupa un posto centrale. Il porto di Berbera, in acque profonde, rappresenta una risorsa strategica nel Corno d’Africa. Secondo fonti citate dalla stampa israeliana, un eventuale riconoscimento israeliano del Somaliland non sarebbe provocatorio ma coerente dal punto di vista strategico, poiché consentirebbe a Israele di rafforzare la propria presenza in un’area cruciale per il controllo delle rotte marittime e come contrappeso all’influenza iraniana nello Yemen.

Il rapporto menziona anche operazioni di sicurezza congiunte sino-egiziane in Africa, il contenimento delle attività israeliane nelle crisi in Sudan, Libia e Africa orientale, il rafforzamento delle partnership militari con Paesi come la Somalia e la prima manovra aerea congiunta tra Egitto e Cina. Sarebbero inoltre in corso accordi per la produzione locale in Egitto di tecnologie di sicurezza cinesi e lo sviluppo di sistemi d’arma.

Secondo la lettura proposta, questa cooperazione ridurrebbe la dipendenza dell’Egitto dall’Occidente e rafforzerebbe la sua autonomia strategica, mentre la Cina consoliderebbe la propria presenza nel Mar Rosso e nel Corno d’Africa. L’Unione Africana ha dichiarato il 2026 “Anno degli scambi interpersonali tra Cina e Africa”, segnale di un ulteriore rafforzamento del legame tra Pechino e il continente.

Se confermata, questa evoluzione delineerebbe un nuovo equilibrio multipolare in Africa orientale, dove si intrecciano interessi di sicurezza, rotte commerciali e competizione tra potenze regionali e globali. In gioco non c’è solo l’influenza di un servizio di intelligence, ma il controllo di corridoi strategici vitali per l’economia mondiale.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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Noha Iraqi

نهى عراقي.. ليسانس أداب.. كاتبة وشاعرة وقصصية وكاتبة ومحتوى وأبلودر

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