*Dal silenzio-assenso alla collaborazione strutturata: cosa c’è davvero dentro la Delibera del comune di Roma n. 264/2025*

*Dal silenzio-assenso alla collaborazione strutturata: cosa c’è davvero dentro la Delibera del comune di Roma n. 264/2025*
Nel dibattito pubblico si tende a considerare le delibere comunali come atti “locali”, utili a regolare questioni amministrative circoscritte. In realtà, alcune delibere segnano passaggi più profondi: possono diventare lo strumento con cui una città rende applicabili norme dello Stato complesse, trasformandole in procedure verificabili e in risultati misurabili sul territorio.
La Deliberazione dell’Assemblea Capitolina n. 264/2025 appartiene a questa categoria. Non è soltanto un atto sulla digitalizzazione. È, prima di tutto, un atto sul metodo di governo: governo dei processi edilizi, governo del dato pubblico, governo della collaborazione tra Pubblica Amministrazione e professioni tecniche.
*La nuova funzione pubblica nell’edilizia*
Nel terzo millennio l’edilizia ha cambiato paradigma: dal “silenzio-rifiuto” al “silenzio-assenso”. In questo assetto la Pubblica Amministrazione non è più l’unico soggetto che “certifica” ogni passaggio; al contrario, una parte decisiva del sistema poggia sulla responsabilità professionale: attestazioni, certificazioni, asseverazioni.
Ciò che una volta era “abitabilità” rilasciata dall’amministrazione, oggi è “agibilità” asseverata da un professionista abilitato, che assume responsabilità non solo verso il committente, ma verso l’interesse pubblico. È una responsabilità extra-contrattuale sulla quale si appoggia l’intero sistema. Proprio per questo, la collaborazione tra Uffici comunali e Ordini professionali non può essere lasciata all’occasionalità: deve diventare strutturale, stabile, orientata a obiettivi e risultati.
*Dalla norma alla macchina operativa: la modulistica come snodo di legalità*
Il cuore operativo della Delibera 264/2025 è un punto spesso sottovalutato: la modulistica edilizia. Se la modulistica non chiede l’informazione giusta, il controllo non può esistere; e se il controllo non esiste, la norma resta un principio astratto. In altre parole: la modulistica non è burocrazia. È infrastruttura istituzionale della legalità e della qualità delle decisioni.
*Il CIME come “commissione di territorio”: ascolto, evidenze, decisioni mirate*
La scelta più innovativa è l’istituzione del Comitato per l’Infrastrutturazione Multiservizio degli Edifici (CIME). Qui sta la “politica alta” della delibera: un Comune che si organizza come lo Stato sa organizzarsi.
Nel sistema parlamentare, le Commissioni esaminano situazioni complesse, ascoltano le componenti del sistema, raccolgono evidenze, e poi orientano decisioni e norme. Allo stesso modo, la Delibera 264/2025 istituisce un Comitato con uno scopo preciso, nel quale siedono insieme l’amministrazione e i soggetti tecnici che già svolgono una funzione pubblica nelle pratiche edilizie. Attraverso questi soggetti, il Comitato può consultarsi con le forze economiche e sociali del proprio territorio: chi vive e lavora nella città, chi realizza interventi, chi ne subisce gli effetti, chi produce dati e responsabilità.
È un punto decisivo: il governo del territorio diventa un percorso basato su informazioni che dal territorio arrivano e vengono rielaborate in modo ordinato. Così le azioni della Pubblica Amministrazione diventano più mirate, con risultati certi e sistematicamente verificabili.
Un elemento merita di essere sottolineato: la Delibera 264/2025 è stata approvata all’unanimità con 30 voti favorevoli, e, come risulta dal verbale, alla votazione hanno partecipato anche esponenti dei gruppi di opposizione. Questo dato non è formale: indica che l’obiettivo non è “una misura di parte”, ma un metodo di governo del territorio fondato su norme dello Stato, procedure verificabili e responsabilità pubbliche. Proprio per questo il CIME può diventare un modello replicabile, capace di dialogare con gli altri livelli istituzionali e con le forze economiche e sociali della città.
*Perché partire dall’edilizia: effetti rapidi, misurabili, vicini alle persone*
La delibera sceglie di cominciare dall’edilizia perché l’edilizia è la “piattaforma materiale” della vita collettiva. Migliorare l’ambiente in cui i cittadini vivono e lavorano significa aumentare l’efficacia dell’azione di governo e verificarne gli effetti in tempi rapidi.
Non è un tema astratto: connettività, qualità degli impianti, efficienza energetica significa riduzione dei costi di gestione, capacità di monitorare e intervenire ed anche certezza delle transazioni e tutela del risparmio: la qualità tecnica degli immobili è un elemento essenziale per famiglie e imprese.
*Una città diseguale, diritti uguali: connettività ed energia come cittadinanza*
Roma è una città dove convivono valori immobiliari estremamente diversi: il valore al metro quadrato varia da 20.000 a 1.500 euro. Eppure – ed è un “eppure” fondamentale – chi vive in queste case paga gli stessi costi per l’energia e la connettività. Le tariffe dei servizi essenziali non sono proporzionali al valore dell’immobile ma le possiamo utilizzare per adeguare le infrastrutture. La legge lo permette!
Questo dato porta a una conclusione semplice e potente: connettività e efficienza energetica dovrebbero essere più vicine a un diritto che a una condizione sociale.
Se vogliamo coesione e sviluppo, dobbiamo rendere questi servizi accessibili e reali ovunque, soprattutto dove la fragilità abitativa si somma alla fragilità infrastrutturale ma con tariffe che permettono la trasformazione.
*Conclusione*
Le professioni tecniche non sono nate per difendere un mestiere: sono nate per tutelare il cittadino. La Delibera 264/2025 riconosce che, nel nuovo assetto del silenzio-assenso, la tutela dell’interesse pubblico passa dalla responsabilità professionale e dalla capacità della Pubblica Amministrazione di organizzare regole, dati e controlli.
Per questo il CIME non è un tavolo in più: è un impegno a trasformare competenze diffuse in risultati verificabili sul territorio. È la traduzione amministrativa di un principio costituzionale (art. 4, comma 2): contribuire, ciascuno secondo le proprie possibilità e la propria scelta, al progresso materiale o spirituale della società.
Oggi quel progresso si chiama casa più sicura, più efficiente, più connessa; quindi più giusta.
Ciuccio Devis
Curriculum:
Ciuccio Devis è un professionista della Spezia che da oltre vent’anni si occupa di formazione professionale su molte discipline tecnico-informatiche cercando di coniugare l’importanza della teoria con il valore della pratica.
Relatore su diverse discipline professionali collegate all’uso di software specifici svolge webinar per le categorie professionali ordinistiche dalle principali sedi istituzionali italiane ed europee.





