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CRISI DEL CALCIO E RESPONSABILITÀ: UNA RIFLESSIONE NECESSARIA.

CRISI DEL CALCIO E RESPONSABILITÀ: UNA RIFLESSIONE NECESSARIA.

Claudio Barbaro
Presidente ASI

La crisi che sta attraversando il sistema calcio rappresenta oggi un elemento che impone una riflessione più ampia sul funzionamento complessivo dello sport nel nostro Paese. Non si tratta di un episodio isolato, ma di una condizione che evidenzia criticità strutturali e chiama in causa responsabilità diffuse.

In questo contesto, è fondamentale ribadire un principio non negoziabile: l’autonomia dello sport non deve essere messa in discussione. Essa costituisce un presidio essenziale e va tutelata anche nelle fasi più complesse (anche se di questo principio il mondo dello sport ha abusato soprattutto quando si è chiuso – in nome dell’autonomia – contro qualsiasi processo di riforma).

Ciò non esclude, tuttavia, il ruolo e le responsabilità delle Istituzioni pubbliche, che devono interrogarsi sull’utilizzo delle leve di cui dispongono affinché il Calcio sia “costretto” a cambiare registro. Tra queste, la principale è rappresentata dal denaro pubblico. Che, peraltro, lo diciamo con forza ed estrema chiarezza, rappresenta anche una grande anomalia. Quello italiano è un caso unico al Mondo di una federazione calcistica supportata da contributi pubblici. E a nulla vale – a mio personale avviso – la narrazione che il gettito fiscale prodotto dal calcio sia nettamente superiore come ripetono a pappagallo i dirigenti di questo mondo che da anni provoca disastri a tutti i livelli.
Peraltro, non mi risulta che il mondo produttivo e i singoli comparti, che generano un gettito fiscale nettamente superiore, abbiano mai avanzato proposte similari.

E, approfondendo ancora il concetto delle leve delle quali lo Stato disponeva, occorre ricordare una vecchia norma che regolamentava il passaggio in Consiglio dei Ministri per il Segretario generale della Federcalcio: era l’art. 6 della legge 23 marzo 1981, n. 91, “Norme in materia di rapporti tra società e sportivi professionisti”. In particolare, l’art. 6 prevedeva che il Segretario generale della Federcalcio dovesse essere nominato con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro per il turismo e lo spettacolo, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri. Tuttavia, questa norma è stata successivamente abrogata…

Tutto questo – torniamo ai giorni nostri – mentre la Lega recepisce e indirizza risorse in un sistema distorto che andrebbe riformato.

C’è poi un altro tema: quello delle sponsorizzazioni da parte di aziende a partecipazione pubblica. Decine di milioni di euro vengono destinati ogni anno alla Nazionale di calcio anche da società controllate dallo Stato. Anche in questo ambito, è necessario avviare una riflessione sull’opportunità e sulle priorità nell’impiego delle risorse, soprattutto in una fase economica che richiede attenzione e responsabilità verso bisogni più ampi della collettività.

Il momento attuale non consente semplificazioni. Richiede invece scelte ponderate, trasparenti e coerenti, nel rispetto dell’autonomia dello sport ma anche nell’interesse generale del Paese.

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Noha Iraqi

نهى عراقي.. ليسانس أداب.. كاتبة وشاعرة وقصصية وكاتبة ومحتوى وأبلودر

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