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ARRUOLARSI IN UN ESERCITO STRANIERO: L’EGITTO FA CHIAREZZA TRA DISINFORMAZIONE, LEGGE E LEALTÀ NAZIONALE

ARRUOLARSI IN UN ESERCITO STRANIERO: L’EGITTO FA CHIAREZZA TRA DISINFORMAZIONE, LEGGE E LEALTÀ NAZIONALE

di Chiara Cavalieri*

IL CAIRO- Nelle ultime ore ha suscitato un acceso dibattito nel mondo arabo una notizia rilanciata sui social e da alcuni media: l’Egitto revoca la cittadinanza a chi si arruola nell’esercito americano?
La risposta è più complessa – e più rigorosa – di quanto la narrazione superficiale lasci intendere.

Il caso del blogger e l’errore di identità

Il blogger egiziano Ali Hassan ha smentito ufficialmente di essere la persona colpita dal decreto del Primo Ministro n. 77 del 2025, che dispone la revoca della cittadinanza a un cittadino egiziano arruolatosi in un esercito straniero.

In un video pubblicato sui propri canali social, Ali Hassan ha chiarito che si è trattato di un caso di omonimia:
il provvedimento riguarda infatti Ali Hassan Abdel Aziz, una persona diversa, con nome del padre, nome della madre e numero di documento completamente differenti.

Pur sollevato per non essere direttamente coinvolto, il blogger ha definito la notizia “inquietante e scioccante”, sottolineando di aver voluto chiarire i fatti per fermare la disinformazione, che si era rapidamente diffusa online.

La posizione legale: applicazione rigorosa della legge

Sul piano giuridico, la questione è stata chiarita dal Mohamed Mehran, professore di diritto internazionale pubblico e membro delle Società americana ed europea di diritto internazionale.

Secondo Mehran, la decisione di revocare la cittadinanza a Ali Hassan Abdel Aziz non è arbitraria, ma rappresenta una rigorosa e necessaria applicazione della legge egiziana, poiché l’uomo si sarebbe arruolato nell’esercito degli Stati Uniti senza l’autorizzazione preventiva del Ministro della Difesa egiziano.

La base giuridica è l’articolo 16 della legge sulla nazionalità egiziana n. 26 del 1975, che stabilisce chiaramente la revoca della cittadinanza a:

> «chiunque accetti di arruolarsi nel servizio militare di uno Stato straniero senza autorizzazione».

Arruolarsi all’estero: non solo perdita della cittadinanza, ma reato penale

Mehran ha sottolineato un punto fondamentale spesso ignorato nel dibattito pubblico:
la revoca della cittadinanza è una misura amministrativa, non sostitutiva della responsabilità penale.

Il diritto egiziano criminalizza esplicitamente l’arruolamento in forze armate straniere:

Articolo 77 (a) del Codice Penale

> «Qualsiasi egiziano che si unisca alle forze armate di uno Stato in guerra con l’Egitto è punito con la morte».

Articolo 77 (d)

> «Reclusione in tempo di pace e reclusione aggravata in tempo di guerra per chiunque chieda assistenza a uno Stato straniero in modo da danneggiare gli interessi politici, militari o economici dell’Egitto».

 

Il reato si configura quando ricorrono tre elementi:

1. l’autore è cittadino egiziano;

2. compie l’atto di arruolamento;

3. lo fa con volontà consapevole e intenzionale.

La cittadinanza revocata non cancella il reato

Un altro punto cruciale chiarito dall’esperto riguarda un’idea sbagliata molto diffusa:
perdere la cittadinanza non significa sottrarsi al processo penale.

L’articolo 3 del Codice Penale egiziano stabilisce che un cittadino egiziano che commette un reato all’estero può essere processato al suo rientro in Egitto, anche se:

●in seguito perde la cittadinanza;

●oppure acquisisce un’altra nazionalità.

Come ha spiegato Mehran:

> «Il crimine è attribuito alla persona nel momento in cui è stato commesso.
Se allora era egiziana, resta soggetta alla legge egiziana».

Una questione di lealtà nazionale, morale e religione

Per Mehran, la questione non è solo giuridica, ma riguarda anche lealtà nazionale e valori morali e religiosi.
Ha ricordato che Corano e Sunnah esortano all’amore per la patria e alla sua difesa, ponendo una domanda diretta:

> «Come può essere accettabile che un egiziano porti armi nell’esercito di uno Stato che potrebbe essere ostile agli interessi del suo Paese o della sua nazione?»

 

Ha inoltre sottolineato che alcune forze straniere, che includono cittadini arabi, sostengono l’entità israeliana, rendendo chi vi si arruola complice indirettamente dei crimini contro il popolo palestinese.

Appello alla prevenzione e alla consapevolezza

Il giurista ha chiesto una campagna nazionale di sensibilizzazione, in coordinamento con il Ministero degli Affari Esteri e le ambasciate egiziane all’estero, per proteggere i giovani da scelte che appaiono funzionali o “opportunità lavorative”, ma che sono in realtà criminali sul piano legale e morale.

Il suo messaggio finale agli egiziani all’estero è stato netto:

> «La patria resta la patria, qualunque sia la durata dell’esilio.
Difendere l’Egitto è un onore, e servire nel suo esercito è un dovere sacro.
Arruolarsi in eserciti stranieri senza permesso è tradimento, reato secondo la legge e violazione della morale e della religione».

ANCHE IN ITALIA È REATO (E QUESTO VIENE SEMPRE TACIUTO)
Ed ecco il punto che molti fingono di non sapere: anche in Italia arruolarsi in un esercito straniero senza autorizzazione è REATO PENALE.
Il Codice Penale italiano lo stabilisce chiaramente:
●Art. 288 c.p. – Arruolamenti o armamenti non autorizzati a servizio di uno Stato estero
● punisce chi si arruola o arruola altri senza autorizzazione dello Stato italiano.
Articoli 244 e seguenti c.p.
● reati contro la personalità internazionale dello Stato.
In particolare:
l’arruolamento non è una “scelta lavorativa”;
incide sulla sicurezza nazionale e sulla fedeltà allo Stato;
può comportare reclusione, interdizioni e gravi conseguenze penali.
Come in Egitto:
l’autorizzazione statale è obbligatoria;
senza autorizzazione, il fatto è penalmente rilevante;
la responsabilità penale resta anche se si cambia cittadinanza.
Italia ed Egitto applicano lo stesso principio giuridico:
la lealtà militare non è privata, è un fatto di sovranità.

Conclusione

Il caso dimostra come la disinformazione sui social possa distorcere temi estremamente seri, trasformando una questione di diritto e sicurezza nazionale in una polemica emotiva.

L’Egitto non “punisce per opinione”, ma applica una legislazione chiara e severa su sovranità, sicurezza e lealtà nazionale.
Un messaggio che, soprattutto in tempi di tensioni regionali e conflitti aperti, non è né casuale né simbolico, ma profondamente politico e strategico.

@RIPRODUZIONE RISERVATA.

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Noha Iraqi

نهى عراقي.. ليسانس أداب.. كاتبة وشاعرة وقصصية وكاتبة ومحتوى وأبلودر

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