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Salvare il Servizio Sanitario Nazionale: la vera riforma parte dalla Governance

Salvare il Servizio Sanitario Nazionale: la vera riforma parte dalla Governance

_Non bastano nuovi ospedali e Case della Comunità: servono regole nazionali, dirigenti competenti e condizioni di lavoro dignitose._

Di Prof. Ettore Piero Valente – Roma, 6 ottobre 2026

Salvare il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) significa andare oltre l’aumento delle risorse, la costruzione di nuovi ospedali e il potenziamento della medicina territoriale. Occorre una riforma strutturale che intervenga soprattutto sulla governance, sull’organizzazione dei servizi, sulla valorizzazione dei professionisti e sulla qualità delle cure.

Il problema della sanità italiana non riguarda soltanto quanto si spende, ma anche come vengono utilizzate le risorse, come si seleziona la dirigenza e come si garantisce un’assistenza omogenea su tutto il territorio nazionale.

Il diritto alla salute non può dipendere dalla Regione di residenza o dal CAP del cittadino

Un SSN più nazionale e meno frammentato

È necessario definire standard nazionali vincolanti per personale, tecnologie, organizzazione, reclutamento e valutazione dei risultati, riducendo le disuguaglianze territoriali senza cancellare le competenze regionali.

La programmazione del fabbisogno sanitario deve essere coordinata a livello nazionale, così come i criteri fondamentali per i concorsi, la mobilità e la progressione professionale.

Un sistema universalistico deve garantire livelli di assistenza realmente comparabili in tutte le Regioni.
Valorizzare i professionisti e fermare la fuga dal pubblico

La carenza di personale non si risolve soltanto aumentando i posti nei corsi di laurea in Medicina e nelle scuole di specializzazione. Bisogna rendere il SSN nuovamente attrattivo attraverso retribuzioni adeguate, carichi di lavoro sostenibili, minore burocrazia, prospettive di carriera e maggiore tutela professionale.

Particolare attenzione deve essere riservata agli ospedali periferici e alle sedi disagiate. Chi percorre decine o centinaia di chilometri per garantire un servizio essenziale deve poter contare su un sistema nazionale di incentivi e rimborsi, comprendente pedaggi, carburante, costi chilometrici, eventuali alloggi e, nei casi più gravosi, un riconoscimento del tempo di viaggio secondo criteri oggettivi.

Non è accettabile che una parte dei costi necessari a garantire un servizio pubblico ricada direttamente sui professionisti.

Occorre inoltre rivedere gli aspetti della responsabilità sanitaria e delle coperture assicurative che alimentano incertezza e medicina difensiva, senza ridurre le tutele dei pazienti. La responsabilità deve essere attribuita in modo proporzionato alle condotte individuali e alle effettive responsabilità organizzative.

Una revisione della fiscalità sul lavoro qualificato, accompagnata da una valutazione della sostenibilità finanziaria, potrebbe contribuire a rendere più competitivo il lavoro sanitario in Italia.

Dirigenti scelti per competenza, non per appartenenza politica

La qualità della governance dipende anche dalla qualità della dirigenza. Direttori generali, direttori sanitari, direttori amministrativi e responsabili delle strutture complesse devono essere selezionati attraverso procedure trasparenti, criteri uniformi e valutazioni basate su competenze ed esperienza.

I risultati clinici, la sicurezza delle cure, la capacità organizzativa, la gestione delle risorse, la formazione e la ricerca devono diventare elementi centrali della valutazione.

La produzione scientifica, in particolare, va misurata in termini di qualità e impatto, non semplicemente contando le pubblicazioni.

Servono meno discrezionalità politica e più meritocrazia, responsabilità e verificabilità dei risultati.

Meno burocrazia, più tempo per curare

La digitalizzazione deve semplificare il lavoro, non moltiplicare gli adempimenti. Cartelle cliniche interoperabili, Fascicolo Sanitario Elettronico funzionante, condivisione dei referti e automazione delle procedure possono ridurre le duplicazioni e restituire tempo all’assistenza.

Anche l’intelligenza artificiale può contribuire a gestire attività ripetitive, nel rispetto della sicurezza e della responsabilità professionale.

Parallelamente, è necessario sviluppare la telemedicina e rafforzare l’integrazione tra ospedale e territorio, evitando che il paziente debba ricominciare ogni volta il proprio percorso assistenziale.

Case della Comunità e collaborazione pubblico-privato

Le Case della Comunità devono diventare strutture realmente operative, dotate di personale, diagnostica di primo livello, infermieri, collegamenti con gli specialisti e servizi di presa in carico dei pazienti cronici.

Nei territori periferici occorre inoltre valorizzare le professionalità già disponibili, comprese farmacie e reti infermieristiche, definendo con precisione competenze, protocolli e responsabilità.

Anche il privato accreditato può contribuire alla riduzione delle liste d’attesa e al potenziamento dell’offerta diagnostica e specialistica. La collaborazione deve però avvenire sulla base di standard rigorosi, trasparenza e controlli pubblici, mantenendo in capo al SSN la programmazione e la responsabilità di garantire il diritto alla salute.

È inoltre necessario valorizzare i medici formati all’estero, attraverso procedure trasparenti di riconoscimento dei titoli e verifica delle competenze, garantendo la sicurezza delle cure e un’adeguata conoscenza della lingua italiana

La vera priorità è cambiare il modo di governare la sanità

Il futuro del SSN dipende dalla capacità di realizzare una riforma organica che unisca finanziamento, organizzazione, reclutamento, responsabilità professionale e qualità dell’assistenza.

Occorrono standard nazionali verificabili, dirigenti selezionati per merito, meno burocrazia, maggiore integrazione tra ospedale e territorio e condizioni di lavoro capaci di trattenere i professionisti più qualificati.

Senza queste trasformazioni, anche nuove strutture e maggiori finanziamenti rischiano di non produrre i risultati attesi.

Il Servizio Sanitario Nazionale non si salva soltanto spendendo di più: si salva governandolo meglio.

Per farlo, bisogna restituire ai professionisti sanitari tempo per curare, dignità professionale, adeguate prospettive economiche e certezza delle regole. Soprattutto, occorre riconoscere concretamente chi garantisce l’assistenza nei territori più difficili, senza scaricare sui singoli il costo delle inefficienze organizzative.

Difendere il SSN significa difendere il diritto universale alla salute. Ma significa anche costruire un sistema nel quale lavorare nella sanità pubblica torni a essere una scelta professionale qualificante, sostenibile e attrattiva.

La riforma della sanità deve partire dalla governance, perché senza una buona organizzazione non esiste un servizio sanitario realmente efficiente, equo e universale.

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Noha Iraqi

Noha Iraqi... Laureata in Lettere... Scrittrice, poetessa, autrice di racconti, creatrice di contenuti e utente che carica contenuti.

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