PER CHI DICE CHE IL FEMMINICIDIO NON ESISTE Di Sara Spoletini

PER CHI DICE CHE IL FEMMINICIDIO NON ESISTE
Di Sara Spoletini
Ci sono voluti anni affinchè questo reato sia stato riconosciuto.
Con l’Articolo 577-bis del Codice Penale Introdotto formalmente dalla Legge 2 dicembre 2025, n. 181, il femminicidio è riconosciuto come un reato autonomo e non come una semplice aggravante dell’omicidio.
Infatti non è un semplice omicidio.
Il femminicidio è il tradimento di una promessa d’amore tra coniugi, conviventi, parenti che all’interno di un rapporto affettivo arrivano ad uccidere una donna dopo un’escalation di varie violenze: pscicologica, sessuale, economica.
La motivazione è il possesso, la voglia di controllo, la prevaricazione e il dominio sulle scelte, lo stile di vita, le decisioni non condivisibili.
I motivi sono vari e vanno dalla gelosia, al bisogno di controllo, alla negazione dell’autodeterminazione.
Chi opera nei centri antiviolenza sa cosa raccontano le donne.
E sanno che la paura è un’ombra buia che si aggira nella casa: la propria casa, quella in cui ci si dovrebbe sentire sicuri.
Chi le segue e le ascolta sa che quando parlano, le donne hanno paura, si vergognano per le umiliazioni subite, davanti agli amici, davanti ai parenti da cui spesso sono state allontanate, e soffrono. Soffrono soprattutto quando le umiliazioni sono perpetuate davanti ai figli.
E’ facile negare l’esistenza, perché l’analisi che dovrebbe essere fatta potrebbe far vacillare molte certezze costruite in millenni di storia.
Una storia che sembrava essere stata vissuta e scritta solo dagli uomini.
Potrebbe anche essere che chi nega che il femminicidio sia un tipo particolare di omicidio, voglia in fondo giustificare gli stereotipi di genere che hanno pregnato la nostra società e in qualche modo continuano a farlo.
Sarebbe allora necessario che questi stereotipi continuassero ad essere perpetuati in modo tale che tutto sia più semplice e riconoscibile, e non ci si sforzi a comprendere o a capire i cambiamenti sociali.
Quindi la donna si occupa si occupa della casa e l’uomo lavora, e siccome l’uomo lavora e porta a casa i soldi per il mantenimento della famiglia, decide su tutto e la donna deve dire sempre si. Facile facile.
Peccato che il mondo si sta e volvendo, lentamente, ma lo fa, e anche se le donne vengono pagate meno degli uomini, pur facendo lo stesso lavoro, vogliono contribuire alla crescita economica del Paese, della famiglia e se stesse, ma non sempre va bene.
«Se mi lasci ti rovino»
«Stai zitta, devi obbedirmi»
«Ma quanto hai speso, non sai nemmeno fare la spesa»
«Per chi ti sei vestita così»
«Dove cazzo sei stata? Dammi il cellulare»
«Ti sei inventata tutto»
«Tu pensa a fare solo la mamma»
«Sei tu che mi fai perdere il controllo»
«Non sai fare niente da sola»
Queste frasi, sono dette da gente non tanto a modo.
Le hanno detto alle loro mogli, compagne, amiche, sorelle.
Queste frasi vengono dette quasi sempre all’interno di un rapporto violento e di prevaricazione. Sono una costante. Questa costante porta al lento annullamento della vittima, che in alcuni casi è già morta dentro prima che avvenga l’ultima spinta, la coltellata o la stretta alla gola.
Altre riescono a trovare il coraggio e rivolgersi a chi sa aiutarle, perché uscirne si può. Su questo enunciato sono stati fatti anni di convegni e campagne di informazione per trovare il modo di ridare dignità a quelle donne che credevano che una volta persa non l’avrebbero più trovata.
In ogni piccolo segno della lotta al femminicidio c’è una parola che unisce presente e futuro: la speranza. Analizzando il dati attuali c’è la speranza che il futuro sia migliore. Che cittadini saremmo se non siamo capaci di fare qualcosa di positivo per il prossimo?
L’anno passato in Italia ci sono stati 97 femminicidi, nel 2026 siamo a 57 e l’anno ancora non è finito, sono dati allarmanti che meritano riflessioni serie, soluzioni serie oltre che la condanna civile e sociale verso gli artefici dei reati.
Sapremo di aver fatto la cosa giusta quando nessuna donna dovrà patire per mano di chi ama, e nessun bambino sarà orfano di mamma per mano del papà.




