Comunicato Stampa

LETTERA ALLA POLITICA SULLA BUONA IMMIGRAZIONE

LETTERA ALLA POLITICA SULLA BUONA IMMIGRAZIONE

AODI: «IMMIGRAZIONE PROGRAMMATA E QUALIFICATA, DIRITTI E DOVERI, LEGALITÀ E INTEGRAZIONE. CON LE NOSTRE ASSOCIAZIONI E I NOSTRI MOVIMENTI LO DICIAMO DAL 2000»

«Volto scoperto, lingua italiana, albo degli imam, trasparenza dei luoghi di culto e dei finanziamenti, contrasto alla radicalizzazione. Ma anche diritti umani, no al razzismo, alle discriminazioni e alla caccia allo straniero. La politica si fa costruendo, non dividendo: meno politica della paura, più politica delle soluzioni».

ROMA, 21 SETTEMBRE 2026

Il recente annuncio da parte della nostra Presidente del Consiglio Giorgia Meloni di un provvedimento con un tetto al numero degli studenti stranieri nelle classi, e inoltre il divieto di burqa e niqab a scuola e l’obbligo di imparare l’italiano per i genitori degli studenti stranieri con gravi problemi di inserimento scolastico, riporta al centro del dibattito politico temi sui quali interveniamo da oltre venticinque anni: immigrazione, integrazione, lingua italiana, scuola, Islam, sicurezza, diritti e doveri.
La politica si fa costruendo, non dividendo. L’integrazione non si fa con decreti e slogan, ma con lavoro quotidiano, regole, diritti e doveri, formazione e partecipazione. Il nostro Paese ha bisogno di una svolta: meno politica della paura, più politica delle soluzioni.
Nel confronto di questi giorni continuiamo troppo spesso a sentire parlare di stranieri, immigrati e musulmani senza sentire pronunciare con la stessa forza parole per noi fondamentali: immigrazione qualificata, immigrazione programmata, diritti umani, diritti e doveri.
Sono concetti che non scopriamo oggi. Tutto quello che viene discusso in questi giorni noi lo ribadiamo dal 2000 con le nostre associazioni e movimenti, ovvero AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia denominata anche UNIONE PROFESSIONISTI DELLA SANITA’ INTERNAZIONALI), CO-mai (Comunità del Mondo Arabo in Italia), UMEM (Unione Medica Euromediterranea), AISCNEWS (agenzia mondiale di informazione senza confini), consorzio informazione senza confini CISC NETWORK e del Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE).
Lo facciamo attraverso un percorso costruito sul campo e diventato negli anni il nostro Manifesto della Buona Immigrazione: immigrazione legale, qualificata e programmata, integrazione e sicurezza, rispetto delle leggi, conoscenza della lingua italiana, formazione, lavoro, prevenzione della radicalizzazione e dialogo interculturale e interreligioso.
Siamo stati noi a chiedere un’immigrazione programmata e qualificata e un equilibrio reale tra diritti e doveri. Siamo stati noi a dire che chi vive in Italia deve rispettare le leggi italiane e che chi commette reati gravi deve essere processato e, nei casi previsti dalla legge, rimandato nel proprio Paese.
Da anni sosteniamo anche la necessità di combattere la radicalizzazione e la zona grigia per combattere il fondamentalismo religioso. Legalità e integrazione devono procedere insieme.
L’11 settembre 2016, con “Cristiani in Moschea”, abbiamo chiesto un accordo ufficiale tra la religione musulmana e lo Stato italiano. Da anni chiediamo inoltre un albo per gli imam italiani con requisiti: diploma, conoscenza della lingua italiana, della cultura e delle leggi italiane. L’imam deve conoscere e parlare la lingua italiana, oltre all’arabo.
Un accordo ufficiale rappresenterebbe un vantaggio per tutti: permetterebbe di regolarizzare i luoghi di culto, garantire trasparenza anche sui finanziamenti provenienti dall’estero e rendere più semplice per le istituzioni dialogare e coinvolgere le comunità.
Negli anni i Governi italiani hanno dimostrato la volontà di arrivare a questo accordo, ma il percorso non è stato portato a compimento. Si è anche sostenuto che una parte delle comunità musulmane non sarebbe disposta ad accettare i valori italiani: ma nessuno ha mai dichiarato di voler cancellare o non rispettare i valori italiani.
La nostra storia parla attraverso fatti concreti. Quando il terrorismo ha colpito la Francia, ci abbiamo messo la faccia davanti all’Ambasciata francese, insieme all’Ambasciatrice, per condannare il terrorismo che qualcuno utilizzava nel nome della religione ed esprimere solidarietà alla Francia.
Abbiamo portato il nostro messaggio di dialogo anche in Vaticano, davanti a circa 50 mila persone e a Papa Francesco, dove ho avuto personalmente il piacere e l’onore di leggere il discorso del Pontefice pronunciato davanti a Shimon Peres e Abu Mazen. Il dialogo tra cristiani, musulmani ed ebrei e tutte le religioni per noi non è mai stato uno slogan: significa costruire ponti, difendere la pace e contrastare chi utilizza la fede per alimentare odio e fondamentalismo.
Allo stesso modo abbiamo condannato le proposte di togliere il crocifisso dalle scuole e non abbiamo mai chiesto di eliminare la carne di maiale dai menu scolastici. Se alcuni alunni chiedono di non mangiarla per ragioni religiose o culturali, quella scelta va rispettata. Significa rispettare culture e usanze differenti senza cancellare quelle italiane.
E proprio rispetto alle questioni tornate al centro del dibattito ribadiamo una posizione chiara: il viso deve essere scoperto, ma sul burqa stiamo parlando di poche donne e va risolto parlando direttamento con loro senza generalizzare. Non possiamo trasformare un fenomeno così circoscritto in una rappresentazione generale dell’immigrazione e dell’Islam.
Sul tetto agli studenti stranieri nelle classi chiediamo invece di valutare attentamente le conseguenze concrete. Limiti numerici rigidi rischiano di pesare soprattutto sulle famiglie che non hanno economicamente la possibilità di portare ogni giorno i figli in scuole lontane e, contemporaneamente, di mettere in difficoltà numerosi istituti nei territori con una forte presenza di alunni di origine straniera, in un’Italia che deve già confrontarsi con una grave denatalità.
La conoscenza della lingua italiana è fondamentale e la chiediamo da anni, ma l’integrazione scolastica deve essere costruita attraverso lingua, formazione, merito, rispetto delle regole e coinvolgimento delle nuove generazioni.
Diciamo inoltre no alle discriminazioni e no al razzismo, che secondo i dati delle nostre analisi è aumentato negli ultimi due anni del 39%, anche per effetto di slogan e della caccia allo straniero. Non possiamo alimentare la caccia allo straniero, all’islamico e all’immigrato senza parlare contemporaneamente di immigrazione qualificata e programmata, diritti umani, diritti e doveri.

SICUREZZA, RESPONSABILITÀ E PARTECIPAZIONE
Per noi un principio resta fondamentale: la responsabilità è individuale. Chi commette un reato deve risponderne secondo la legge, indipendentemente dalla nazionalità. Ma chi lavora, studia, paga le tasse, rispetta le regole e partecipa alla vita della comunità deve essere giudicato per i propri comportamenti e non per il Paese nel quale è nato.
Uno straniero che delinque non rappresenta tutti gli stranieri, così come un italiano che delinque non rappresenta tutti gli italiani.
Per questo chiediamo da anni di non costruire soltanto politiche sugli immigrati, ma anche con gli immigrati e con le comunità di origine straniera. L’integrazione non può essere un processo a senso unico: chi arriva in Italia deve conoscere la lingua, rispettare le leggi e comprendere i principi fondamentali della società nella quale vive; chi rispetta queste regole, lavora, studia e contribuisce alla comunità deve poter trovare percorsi seri di integrazione, partecipazione e cittadinanza attiva.
La società reale è molto più complessa degli slogan. Il confine non può essere semplicemente quello tra italiani e stranieri, ma deve essere quello tra rispetto e violazione delle regole, responsabilità e irresponsabilità, partecipazione ed esclusione.
È questa la nostra Buona Immigrazione: sicurezza senza discriminazione, integrazione senza ingenuità, diritti accompagnati dai doveri e responsabilità accompagnata dal rispetto della dignità della persona.

L’INTEGRAZIONE SI COSTRUISCE IN DUE: STATO E COMUNITÀ
C’è poi un passaggio che riteniamo decisivo: molte contrapposizioni possono essere superate arrivando finalmente a un accordo di reciprocità tra lo Stato italiano e la religione musulmana, con regole chiare, responsabilità definite e trasparenza. Anche il dibattito pubblico deve riuscire a raccontare ciò che funziona, senza concentrarsi esclusivamente sulle discriminazioni, sul razzismo religioso o sugli aspetti negativi.
Allo stesso tempo ribadiamo con forza la necessità di combattere l’islamofobia, l’antisemitismo e ogni forma di discriminazione nei confronti di qualsiasi religione, individuo o cittadino. Ma per costruire vera integrazione occorre anche coinvolgere direttamente e responsabilizzare le comunità di origine straniera.
Dobbiamo riconoscere anche le nostre criticità. Secondo le nostre analisi, oltre l’85% delle comunità e associazioni di origine straniera risulta presente soltanto sulla carta, conseguenza sia dello scarso coinvolgimento sia della mancanza d’organizzazione interna di molte realtà che sono solo individuali. Non basta quindi chiedere integrazione alle istituzioni: occorre costruirla attraverso soggetti realmente presenti e attivi sul territorio.
Servono progetti concreti per l’integrazione e l’inclusione, per l’insegnamento della lingua italiana e per accompagnare questo percorso fin dalla scuola e dall’università, puntando soprattutto sugli studenti e sulle nuove generazioni, che non devono essere penalizzati o esclusi dal processo di integrazione.
L’integrazione non si realizza soltanto proteggendo i confini o difendendo l’identità da un’eventuale invasione che non esiste. L’integrazione si costruisce in due: cittadini di origine straniera e Stato, ciascuno chiamato a fare la propria parte e il proprio dovere. Altrimenti rischiamo di avere un’integrazione a senso unico o continuamente strumentalizzata.
Ed è proprio dall’esperienza maturata sul campo dalle nostre realtà associative e dai movimenti che nasce anche la sintesi politica che oggi portiamo avanti con il Manifesto Politico Internazionale Interculturale Unione per l’Italia (UN.IT), senza confondere realtà diverse: le associazioni e i movimenti mantengono la propria identità e autonomia; Unione per l’Italia è il Manifesto politico nel quale quei principi e quell’esperienza trovano oggi anche una proposta politica.
Unione per l’Italia non nasce come Manifesto degli stranieri e non nasce come movimento legato a una religione. È un progetto aperto a tutti, che vuole superare una concezione dell’integrazione che lascia le persone per sempre nella condizione di immigrati.
Non si può vivere da immigrati per sempre e non si può vivere da precari per sempre.
È qui che la Buona Immigrazione incontra naturalmente il progetto di Unione per l’Italia: intercultura e inclusione, attraverso dialogo interculturale e interreligioso, piena integrazione e cittadinanza attiva; merito e professioni, valorizzando le competenze e combattendo il precariato; sanità e Salute Globale, tutelando i professionisti e rafforzando la cooperazione sanitaria internazionale; lavoro e semplificazione, riducendo la burocrazia e sostenendo imprese e giovani; scuola e giovani, attraverso formazione, merito e partecipazione; Costituzione e partecipazione, nel rispetto dei diritti umani e dei valori democratici; pace e cooperazione tra i popoli, attraverso cooperazione internazionale, diplomazia dei popoli e dialogo per la pace.
Sono questi i principi sui quali l’esperienza maturata in oltre venticinque anni trova oggi una nuova espressione politica: non soltanto parlare di integrazione, ma costruire partecipazione; non soltanto affrontare l’immigrazione, ma valorizzare persone, competenze, professioni e nuove generazioni.
Immigrazione programmata e qualificata, diritti e doveri, legalità e integrazione, lingua italiana, rispetto delle leggi, contrasto alla radicalizzazione, dialogo interculturale e interreligioso, no al razzismo e alle discriminazioni: quello che oggi torna al centro del dibattito sulla Buona Immigrazione noi lo sosteniamo dal 2000. E oggi portiamo questa esperienza anche nel progetto politico di Unione per l’Italia.

Prof. Foad Aodi, presidente e fondatore di CO-MAI-AMSI-UNITI PER UNIRE . Direttore Responsabile di AISC NEWS e CISC NETWORK.

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Noha Iraqi

Noha Iraqi... Laureata in Lettere... Scrittrice, poetessa, autrice di racconti, creatrice di contenuti e utente che carica contenuti.

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