GAZA E CISGIORDANIA, AMSI-UMEM-CO-MAI-UXU: «BAMBINI E DONNE CONTINUANO A PAGARE IL PREZZO PIÙ ALTO. SERVONO SOLIDARIETÀ, AIUTI E PROTEZIONE»

GAZA E CISGIORDANIA, AMSI-UMEM-CO-MAI-UXU: «BAMBINI E DONNE CONTINUANO A PAGARE IL PREZZO PIÙ ALTO. SERVONO SOLIDARIETÀ, AIUTI E PROTEZIONE»
FOAD AODI: «100 PERSONE SOTTO LE MACERIE E PIÙ DI 2MILA PALAZZI A RISCHIO, NON IDONEI ALL’ABITAZIONE E CON PERICOLO DI CROLLO. SERVONO INTERVENTI URGENTI PER PROTEGGERE LA POPOLAZIONE SFOLLATA»
ROMA, 16 SETTEMBRE 2026 – È di almeno 11 vittime il bilancio del crollo di un edificio che ospitava palestinesi sfollati a ovest di Gaza City. Tra i morti ci sono anche 5 bambini e almeno altre 50 persone sarebbero sotto le macerie. Una nuova tragedia che riporta in primo piano le condizioni della popolazione civile della Striscia e, in particolare, la vulnerabilità di bambini, donne e famiglie sfollate.
LA TRAGEDIA DI TAL AL-HAWA E L’EMERGENZA DEGLI EDIFICI A RISCHIO
Il crollo è avvenuto intorno all’una di notte del 16 settembre nel quartiere di Tal al-Hawa, nella zona occidentale di Gaza City. Il palazzo, di sei-sette piani e già danneggiato dai bombardamenti, ospitava tra 70 e 100 sfollati appartenenti a circa 6-10 famiglie.
Il bilancio, ancora in aggiornamento, oscilla tra 11 e 14 vittime accertate, tra cui 5 bambini, mentre circa 100 persone risulterebbero ancora sotto le macerie, tra cui 50 bambini che stavano dormendo. Finora 12 persone sono state estratte vive.
Le operazioni di soccorso procedono in condizioni estremamente difficili: la mancanza di mezzi pesanti costringe i soccorritori a scavare anche a mani nude, mentre dalle macerie continuerebbero a provenire richieste di aiuto. Il crollo riaccende contemporaneamente l’allarme sulla sicurezza degli edifici nella Striscia: circa 400 strutture sarebbero prossime al cedimento e circa 2mila palazzi già danneggiati continuerebbero a essere abitati, mentre migliaia di sfollati non dispongono di alternative sicure. Il quadro è aggravato dalla presenza di circa 8.500 persone che risulterebbero ancora disperse sotto le macerie degli edifici crollati durante la guerra.
QUI GAZA: È SEMPRE EMERGENZA
Una ricognizione sui dati più recenti condotta dalla rete associativa e dai movimenti evidenzia che almeno 21.700 bambini sono stati uccisi nella Striscia di Gaza e 45mila sono rimasti feriti, oltre 11mila dei quali con lesioni destinate a condizionarne profondamente la vita. Anche dopo l’annuncio del cessate il fuoco, almeno 300 bambini sono stati uccisi nei successivi 300 giorni, una media di un minore al giorno.
L’analisi mette in evidenza anche la condizione delle donne: circa 86mila nuclei familiari di Gaza sono oggi guidati da donne, quasi una famiglia su quattro, mentre restano gravi le difficoltà nell’accesso all’acqua, ai medicinali e alle cure. In Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, 10 bambini palestinesi sono stati uccisi durante la pausa scolastica tra giugno e la prima settimana di settembre 2026 e più di 1.700 minori sono stati sfollati dall’inizio dell’anno.
Di fronte alla nuova tragedia e ai numeri che emergono dalla ricognizione, AMSI – Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, denominata anche UNIONE PROFESSIONISTI DELLA SANITA’ INTERNAZIONALI; UMEM – Unione Medica Euromediterranea; CO-MAI – Comunità del Mondo Arabo in Italia; AISCNEWS – Agenzia Mondiale di Informazione Senza Confini; CISC NETWORK – Consorzio Informazione Senza Confini; e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE (UXU) intervengono sulla necessità di rafforzare concretamente solidarietà e assistenza alla popolazione di Gaza e della Cisgiordania.
A nome della rete associativa e dei movimenti interviene, con la sua analisi e le sue riflessioni, il fondatore Prof. Foad Aodi, medico ortopedico-fisiatra, Membro Consiglio Direttivo UAP, esperto in Salute Globale, giornalista, membro del Registro Esperti FNOMCeO e docente dell’Università di Tor Vergata.
«NON POSSIAMO ABITUARCI A QUESTI NUMERI»
«Quello che sta accadendo rappresenta una ferita enorme per un’intera generazione. Oggi ci troviamo nuovamente davanti a bambini morti sotto le macerie di un edificio che offriva riparo agli sfollati. Non possiamo abituarci a tutto questo: dietro ciascun numero ci sono un volto, una famiglia e un futuro interrotto», afferma Foad Aodi.
«Non possiamo dimenticare le donne. Madri e donne spesso rimaste sole devono occuparsi dei figli, cercare cibo e acqua, assistere i familiari malati e affrontare continui spostamenti. Bambini, donne, anziani, persone con disabilità e malati cronici devono essere al centro degli interventi umanitari».
AIUTI, SANITÀ E PROTEZIONE DEI CIVILI
«La solidarietà deve trasformarsi in interventi concreti: medicinali, dispositivi sanitari, alimenti, acqua potabile, luoghi sicuri per gli sfollati e corridoi umanitari realmente funzionanti. La tragedia del palazzo crollato dimostra quanto sia urgente intervenire sugli edifici pericolanti e, nello stesso tempo, trovare soluzioni per le famiglie sfollate che non hanno alternative sicure dove vivere», sottolinea Foad Aodi.
«C’è poi l’emergenza dei tantissimi feriti, tra cui numerosi bambini, che hanno bisogno di essere curati e per i quali sul posto non ci sono sempre le possibilità assistenziali necessarie. Per questo servono delegazioni continuative di medici specialisti che possano raggiungere Gaza e curare il maggior numero possibile di pazienti direttamente sul territorio».
«Occorrono in particolare specialisti di chirurgia generale, neurochirurgia, chirurgia vascolare, cardiochirurgia, ginecologia, urologia, ortopedia, fisiatria, psicologia, pneumologia e dermatologia. Bisogna portare queste professionalità dove si trovano i pazienti e, parallelamente, trasferire all’estero coloro che necessitano di interventi, tecnologie e terapie che non possono essere garantiti sul posto».
«La stessa attenzione deve essere rivolta alla Cisgiordania, dove dieci bambini palestinesi sono stati uccisi durante la pausa estiva e più di 1.700 minori sono stati sfollati dall’inizio dell’anno. Quando un bambino perde casa, scuola e familiari, le conseguenze non riguardano soltanto il presente. Servono assistenza sanitaria, riabilitazione, sostegno psicologico, prevenzione, istruzione e continuità delle cure, perché non possiamo consegnare al futuro una generazione segnata soltanto dalla guerra e dal lutto».
«La medicina deve unire dove la guerra divide. Il diritto alla salute non può dipendere dalla nazionalità, dalla religione o dalla cultura. Oggi solidarietà significa proteggere gli sfollati, portare medici specialisti a Gaza per curare i feriti e consentire il trasferimento all’estero dei pazienti che non possono ricevere sul territorio le cure necessarie. Chiediamo solidarietà e aiuto concreto per la popolazione di Gaza e della Cisgiordania, con un impegno particolare per bambini, donne, feriti e persone fragili», conclude Foad Aodi.
UFFICIO STAMPA CONGIUNTO
Movimento Uniti per Unire – AMSI – CO-MAI – UMEM – USEM – AISC NEWS – CISC NETWORK
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