News

ISRAELE SFIDA SUEZ: HAIFA PUNTA SUL CORRIDOIO IMEC PER COLLEGARE INDIA ED EUROPA

ISRAELE SFIDA SUEZ: HAIFA PUNTA SUL CORRIDOIO IMEC PER COLLEGARE INDIA ED EUROPA

di Chiara Cavalieri

Il Cairo — Israele punta a trasformare il porto di Haifa in uno dei principali snodi commerciali tra Asia ed Europa attraverso il Corridoio Economico India-Medio Oriente-Europa (IMEC), un progetto strategico che potrebbe creare una rotta alternativa al tradizionale passaggio attraverso il Mar Rosso e il Canale di Suez.

Secondo quanto riportato dall’emittente israeliana i24NEWS, l’obiettivo è costruire una catena logistica capace di collegare l’India ai Paesi del Golfo e successivamente, attraverso ferrovie e collegamenti terrestri, alla costa mediterranea israeliana. Da Haifa le merci verrebbero nuovamente imbarcate verso i porti europei.

Lo schema previsto è relativamente semplice sulla carta: le navi partirebbero dall’India e raggiungerebbero i porti del Golfo, in particolare quelli degli Emirati Arabi Uniti. I container sarebbero quindi scaricati e trasferiti su ferrovia per attraversare Arabia Saudita e Giordania, raggiungere Haifa e ripartire via mare verso l’Europa.

La rotta sarebbe quindi:

India → Golfo → Arabia Saudita → Giordania → Haifa → Europa.

È un modello completamente diverso da quello del Canale di Suez, attraverso il quale una nave proveniente dall’Asia può attraversare direttamente il Mar Rosso, entrare nel Mediterraneo e continuare verso l’Europa senza scaricare il proprio carico.

Secondo Shams Abu Faris, responsabile del terminal container nella Baia di Haifa citato da i24NEWS, l’IMEC rappresenta un progetto strategico di grande importanza e potrebbe offrire una nuova alternativa al Canale di Suez.

Israele ritiene che Haifa disponga già di alcuni degli elementi necessari per assumere questo ruolo: infrastrutture portuali moderne, personale specializzato, grandi gru, sistemi informatici e una posizione geografica favorevole sulla costa orientale del Mediterraneo, relativamente vicina alla Giordania.

Anche Zohar Rom, portavoce del porto di Haifa, ha sottolineato come il porto abbia storicamente guardato verso i territori situati a est di Israele. La nuova ambizione è però molto più grande: creare un collegamento tra i porti degli Emirati Arabi Uniti e Haifa passando attraverso Arabia Saudita e Giordania.

Per Israele significherebbe trasformarsi in un ponte commerciale tra Golfo ed Europa.

Il progetto assume inoltre un particolare significato per la presenza indiana nel porto di Haifa. Il gruppo Adani, uno dei maggiori conglomerati industriali e logistici dell’India, è coinvolto nella gestione dell’infrastruttura portuale israeliana. Questo elemento rafforza l’idea di Haifa come possibile porta mediterranea dei commerci indiani verso l’Europa.

L’IMEC fu annunciato nel 2023, durante il vertice del G20 di Nuova Delhi, con il sostegno di India, Stati Uniti, Unione Europea e Paesi del Golfo. L’obiettivo è creare una rete integrata di porti, ferrovie, infrastrutture energetiche e collegamenti digitali tra India, Medio Oriente ed Europa.

Il progetto ha quindi una dimensione che va ben oltre il semplice trasporto delle merci. È anche una grande iniziativa geopolitica e viene considerato uno degli strumenti attraverso i quali Stati Uniti, India, Europa e partner mediorientali cercano di sviluppare nuove infrastrutture strategiche in un contesto segnato anche dalla crescente influenza della Belt and Road Initiative cinese.

Per l’Egitto, tuttavia, la questione assume un significato particolarmente delicato.

Il Canale di Suez è una delle infrastrutture strategiche più importanti del Paese e una delle principali fonti di valuta estera. Una parte significativa del commercio marittimo tra Asia ed Europa utilizza la rotta attraverso il Mar Rosso e Suez.

Se l’IMEC riuscisse in futuro a deviare una parte consistente di questi traffici, il Cairo potrebbe trovarsi davanti a un nuovo concorrente.

Alcune valutazioni riportate dai media israeliani sostengono che la nuova rotta potrebbe, in determinate condizioni, ridurre i tempi di trasporto verso l’Europa fino al 40% rispetto al percorso attraverso Suez.

È però un dato che deve essere letto con cautela.

L’IMEC non è ancora un corridoio completamente operativo e quel vantaggio temporale rappresenta una stima legata a determinate configurazioni logistiche, non un risultato già dimostrato su grandi volumi commerciali.

Esiste inoltre un problema fondamentale: ogni container dovrebbe cambiare più volte mezzo di trasporto.

Una nave proveniente dall’India dovrebbe scaricare i container in un porto del Golfo. I container dovrebbero essere caricati sui treni, attraversare diversi Paesi, arrivare a Haifa, essere nuovamente scaricati e infine caricati su un’altra nave diretta in Europa.

Ogni passaggio significa movimentazione, tempo, costi, procedure doganali e possibilità di ritardi.

Suez conserva invece un vantaggio estremamente semplice ma fondamentale: la continuità marittima.

Una grande portacontainer può partire dall’Asia, attraversare il Mar Rosso e il Canale di Suez e arrivare nel Mediterraneo senza che le merci vengano scaricate.

Questo vantaggio diventa ancora più evidente quando si considera la capacità di trasporto. Una sola grande portacontainer può trasportare decine di migliaia di container. Per trasferire via terra la stessa quantità di merci sarebbero necessari numerosi convogli ferroviari e una capacità logistica enorme.

Per questa ragione parlare oggi dell’IMEC come di un progetto destinato a “sostituire” il Canale di Suez sarebbe eccessivo. Potrebbe diventare un concorrente e conquistare determinate quote di traffico, ma questo è molto diverso dal rimpiazzare la rotta egiziana.

C’è poi il problema delle infrastrutture.

Perché il progetto funzioni realmente serve una rete ferroviaria continua e altamente efficiente tra Golfo, Arabia Saudita, Giordania e Israele. Alcune infrastrutture esistono, altre devono essere costruite o collegate.

Servono terminal intermodali, sistemi doganali coordinati, piattaforme informatiche comuni e procedure che permettano ai container di attraversare rapidamente più frontiere.

E soprattutto serve la politica.

L’Arabia Saudita occupa una posizione geografica indispensabile lungo il percorso. Senza Riyadh, la configurazione più ambiziosa del corridoio diventa estremamente difficile.

Questo lega inevitabilmente l’IMEC anche alla questione delle relazioni tra Arabia Saudita e Israele.

Un corridoio che colleghi direttamente il territorio saudita a Haifa attraverso la Giordania presuppone un livello significativo di cooperazione economica, logistica e politica.

Il progetto diventa così anche uno strumento potenziale della normalizzazione regionale.

Se Arabia Saudita, Emirati, Giordania, Israele, India ed Europa dipendessero dalla stessa infrastruttura commerciale, tutti avrebbero un interesse economico nella sua stabilità.

Ma proprio qui emerge uno dei principali punti deboli dell’IMEC.

La guerra a Gaza, le tensioni israelo-palestinesi, l’instabilità sul fronte libanese e le crisi che periodicamente coinvolgono il Medio Oriente rendono molto più difficile costruire una catena logistica internazionale che necessita di stabilità e prevedibilità.

Una ferrovia commerciale internazionale è competitiva soltanto se le imprese possono essere ragionevolmente certe che confini e infrastrutture rimarranno aperti.

Da questo punto di vista il Canale di Suez possiede un altro vantaggio strategico importante: l’intera infrastruttura è sotto sovranità egiziana. L’IMEC, invece, dipenderebbe dalle decisioni e dalla stabilità di numerosi Stati.

La crisi del Mar Rosso e le tensioni nello Stretto di Hormuz hanno tuttavia dimostrato anche la vulnerabilità delle tradizionali rotte marittime e hanno rafforzato l’interesse internazionale verso percorsi alternativi.

È proprio questo uno dei motivi per cui la cosiddetta “geopolitica dei corridoi” sta assumendo un’importanza crescente.

Porti, ferrovie, canali, oleodotti e reti digitali non sono più considerate semplicemente infrastrutture economiche: sono diventate strumenti di influenza geopolitica.

Per Israele, riuscire a trasformare Haifa nel terminale mediterraneo dell’IMEC significherebbe acquisire una posizione centrale nel commercio tra India ed Europa.

Per l’India significherebbe disporre di un’ulteriore via di accesso ai mercati occidentali.

Per le monarchie del Golfo significherebbe rafforzare il proprio ruolo di hub logistici mondiali.

Per Stati Uniti ed Europa significherebbe sostenere una nuova infrastruttura euroasiatica alternativa ad altre reti strategiche.

Per l’Egitto, invece, significherebbe confrontarsi con un concorrente che potrebbe tentare di sottrarre una parte dei traffici oggi diretti attraverso Suez.

La risposta egiziana non può quindi limitarsi alla difesa del Canale.

Negli ultimi anni il Cairo ha investito nello sviluppo della Suez Canal Economic Zone, con l’obiettivo di trasformare l’area circostante in una piattaforma industriale, energetica, portuale e logistica.

La strategia consiste nel fare di Suez qualcosa di più di una semplice via di transito: un ecosistema economico nel quale le aziende possano produrre, assemblare, immagazzinare ed esportare direttamente.

Questo può diventare uno degli elementi decisivi nella competizione futura.

La sfida, dunque, è reale, ma bisogna evitare conclusioni premature.

Haifa oggi non può sostituire Suez.

L’IMEC necessita ancora di infrastrutture, investimenti, accordi internazionali e soprattutto di una stabilità politica regionale che non può essere data per scontata.

Ma ignorare il progetto sarebbe altrettanto sbagliato.

Se il corridoio venisse completato, una parte del commercio India-Europa potrebbe effettivamente scegliere questa nuova direttrice, soprattutto per merci ad alto valore aggiunto o per spedizioni nelle quali il tempo rappresenta un fattore determinante.

È quindi possibile che IMEC e Suez finiscano per coesistere, competendo su specifiche categorie di traffico anziché escludersi completamente.

La vera partita si giocherà sulla capacità di offrire alle compagnie internazionali costi più bassi, tempi prevedibili, sicurezza e affidabilità.

Ed è proprio qui che emerge il significato più profondo della strategia israeliana.

La competizione non riguarda soltanto Haifa contro Suez.

Riguarda la futura geografia economica del Medio Oriente.

Israele vuole diventare un ponte tra Asia ed Europa. L’India vuole diversificare le proprie rotte. Le monarchie del Golfo vogliono trasformarsi in grandi piattaforme logistiche. L’Europa cerca collegamenti più sicuri e diversificati. E l’Egitto deve preservare uno degli asset economici e geopolitici più importanti della propria storia moderna.

La battaglia delle rotte commerciali del XXI secolo è quindi già iniziata.

E al centro di questa nuova competizione ci sono due nomi destinati a ricorrere sempre più spesso: IMEC e Canale di Suez.

Fonte: i24NEWS

© Associazione Italo-Egiziana Eridanus – Tutti i diritti riservati.

Mostra di più

Noha Iraqi

Noha Iraqi... Laureata in Lettere... Scrittrice, poetessa, autrice di racconti, creatrice di contenuti e utente che carica contenuti.

Articoli Correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pulsante per tornare all'inizio