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AMSI-CO-MAI-UXU: le crisi migratorie degli ultimi trent’anni dimostrano il fallimento degli accordi bilaterali.Aiutiamoli a casa loro sul serio .

AMSI-CO-MAI-UXU: le crisi migratorie degli ultimi trent’anni dimostrano il fallimento degli accordi bilaterali.Aiutiamoli a casa loro sul serio .

Aodi: «Italia ed Europa continuano a oscillare tra accoglienza senza integrazione e sicurezza senza programmazione. Con il Manifesto della Buona Immigrazione e il Manifesto Politico Internazionale Unione per l’Italia proponiamo un modello fondato su legalità, diritti, doveri, lavoro e cooperazione internazionale».

ROMA, 3 agosto 2026 – La crisi di Ceuta, con il drammatico bilancio umano registrato nelle scorse settimane e il duro confronto politico apertosi in Spagna e nell’Unione Europea, rappresenta l’ennesima conferma del fallimento delle politiche migratorie adottate negli ultimi trent’anni. Dal Mediterraneo centrale ai Balcani, dalle Canarie a Ceuta e Melilla, il ripetersi di crisi dimostra l’assenza di una strategia europea capace di coniugare sicurezza, cooperazione internazionale, integrazione e programmazione dei flussi migratori.
La vicenda ha evidenziato la fragilità delle frontiere europee, la disperazione sociale ed economica che spinge migliaia di persone a rischiare la vita, il ruolo dei trafficanti e della disinformazione diffusa anche attraverso i social network, oltre alla mancanza di una risposta realmente condivisa tra gli Stati membri. La Spagna ha rafforzato il confine con una barriera marittima di circa 500 metri, mentre il dibattito europeo si è riacceso su sicurezza, rimpatri, responsabilità dei Paesi di primo ingresso e solidarietà tra gli Stati.
Di fronte a questa tragedia, CO-MAI (Comunità del Mondo Arabo in Italia), UMEM (Unione Medica Euromediterranea), AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia – Unione Professionisti della Sanità Internazionali), AISCNEWS (Agenzia Mondiale di Informazione Senza Confini) e il Movimento Internazionale Uniti per Unire ribadiscono la necessità di superare le politiche migratorie adottate finora, rilanciando una strategia fondata sulla Buona Immigrazione, sulla cooperazione con i Paesi di origine, sulla sicurezza delle frontiere, sull’integrazione reale e sulla valorizzazione dell’immigrazione qualificata.
A nome della rete associativa interviene il Prof. Foad Aodi, medico fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto di salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCEO e docente dell’Università di Roma Tor Vergata.
La rete associativa ricorda che il proprio impegno sul tema dell’immigrazione non nasce con la crisi di Ceuta. Da oltre trent’anni opera in Italia e a livello internazionale sui temi della salute globale, dell’integrazione, della cooperazione euromediterranea, della tutela dei diritti, della legalità e del dialogo interculturale. Dal 1995 il Prof. Foad Aodi, insieme alle associazioni, ha presentato alle istituzioni proposte concrete per una riforma organica delle politiche migratorie italiane ed europee, raccolte nel Manifesto della Buona Immigrazione, documento aggiornato negli anni per coniugare sicurezza, integrazione, cooperazione internazionale, programmazione dei flussi e valorizzazione delle professionalità.
Da questo percorso nasce oggi anche il Manifesto Politico Internazionale Unione per l’Italia, con l’obiettivo di trasformare l’esperienza maturata dalla società civile in un contributo concreto alla vita politica e istituzionale del Paese.
«Ceuta non è soltanto una tragedia spagnola, ma il risultato di trent’anni di politiche europee frammentarie, contraddittorie e prive di una visione comune. Si sono alternate aperture senza adeguati strumenti di integrazione e chiusure utilizzate come messaggi elettorali, mentre sono rimasti irrisolti i problemi reali: guerre, povertà, disoccupazione, instabilità politica, traffico di esseri umani, cambiamenti climatici, assenza di canali legali e mancanza di accordi strutturali con i Paesi di origine e di transito», dichiara Aodi.

LA CONTRADDIZIONE EUROPEA: MENO ATTRAVERSAMENTI, MA L’EMERGENZA CONTINUA
I dati dimostrano che il fenomeno migratorio non può essere descritto soltanto con la parola “invasione”. Nel 2025 gli attraversamenti irregolari alle frontiere esterne dell’Unione Europea sono stati circa 178 mila, con una riduzione del 26% rispetto al 2024 e meno della metà rispetto al 2023. Nei primi cinque mesi del 2026 Frontex ha registrato un’ulteriore diminuzione vicina al 40%.
La riduzione complessiva degli arrivi, tuttavia, non significa che l’Europa abbia risolto il problema. La pressione migratoria continua a spostarsi dal Mediterraneo centrale alle Canarie, dai Balcani occidentali alla frontiera tra Marocco e Spagna fino alla Manica. La crisi di Ceuta dimostra come poche ore possano mettere in difficoltà un’intera città, generando una grave emergenza umanitaria, sanitaria e di sicurezza.
Nel 2025 le prime domande di asilo nell’Unione Europea sono diminuite del 27%, ma restano concentrate in pochi Paesi: Spagna 141 mila (21%), Italia 126.600 (19%), Francia 116.400 (17%) e Germania 113.200 (17%). Insieme a Grecia, questi Stati hanno gestito l’83% delle nuove richieste di asilo nell’Unione.
«Questi dati dimostrano che la pressione non è distribuita in modo equilibrato. Servono responsabilità condivise, procedure uniformi, tempi certi per l’esame delle domande, una reale redistribuzione dei richiedenti asilo e un sistema europeo di rimpatrio per chi non possiede i requisiti per restare. Chi ha diritto alla protezione, inoltre, non può essere lasciato per anni nell’incertezza, nell’assistenzialismo o nel lavoro nero», sottolinea Aodi.

ITALIA: PIÙ CONTROLLI, MA L’INTEGRAZIONE RESTA INCOMPLETA
L’Italia continua a rappresentare uno dei principali punti di ingresso attraverso il Mediterraneo centrale. Nel 2025 gli sbarchi sono stati 66.296, dato sostanzialmente stabile rispetto ai 66.617 del 2024 e nettamente inferiore ai 157.651registrati nel 2023.
Negli ultimi anni la politica italiana ha puntato sul rafforzamento dei controlli marittimi, sugli accordi con i Paesi di origine e di transito, sull’accelerazione dei rimpatri, sull’individuazione dei Paesi sicuri e sul trasferimento di parte delle procedure fuori dal territorio nazionale. A queste misure si affiancano programmi di accoglienza, formazione e inclusione, applicati però con forti differenze tra Regioni e Comuni.
Secondo la rete associativa, il limite principale resta il mancato collegamento tra prima accoglienza e reale integrazione. Permessi di soggiorno, formazione linguistica, riconoscimento dei titoli di studio, inserimento lavorativo, assistenza sanitaria e rispetto dei doveri civici continuano infatti a procedere senza un’effettiva integrazione.
Nel mercato del lavoro permane inoltre una forte dispersione delle competenze: secondo Eurostat, l’Italia registra uno dei più elevati tassi europei di sovraqualificazione tra i cittadini non comunitari occupati (64%), con migliaia di professionisti impiegati in mansioni inferiori alle proprie qualifiche.
«L’Italia ha bisogno di sicurezza ma anche di programmazione. Non possiamo cercare all’estero medici, infermieri, tecnici, ingegneri e lavoratori qualificati per poi lasciarli bloccati nella burocrazia o nel mancato riconoscimento dei titoli. L’integrazione significa conoscere la lingua, rispettare le leggi, lavorare, partecipare alla vita del Paese e condividere diritti e doveri», afferma Aodi.

SPAGNA: REGOLARIZZAZIONE E COOPERAZIONE, MA CEUTA RESTA IL PUNTO DEBOLE
Negli anni la Spagna ha sviluppato un modello maggiormente orientato alla regolarizzazione, all’inserimento lavorativo e alla cooperazione con il Marocco, pur dovendo gestire le frontiere terrestri di Ceuta e Melilla, oltre alla pressione migratoria sulle Canarie e sulle coste della penisola.
Nel 2025 gli ingressi irregolari sono stati 36.775, in calo del 42,6% rispetto ai 64.019 del 2024, soprattutto grazie alla riduzione degli arrivi alle Canarie. Nello stesso periodo gli sbarchi nella penisola e nelle Baleari sono però aumentati del 4,3%, raggiungendo quota 15.108.
Fino al 15 luglio 2026 gli arrivi via mare nella penisola e nelle Baleari erano saliti a 7.032, rispetto ai 6.510 dello stesso periodo del 2025. La crisi di Ceuta ha successivamente modificato radicalmente il quadro, concentrando in pochi giorni un numero di ingressi superiore all’intero flusso irregolare registrato dalla Spagna nell’anno precedente.
«La Spagna ha investito maggiormente nella regolarizzazione e nell’inclusione lavorativa, ma Ceuta dimostra che nessun modello nazionale può funzionare senza un controllo condiviso delle frontiere e una cooperazione stabile e trasparente con il Marocco, fondata su responsabilità reciproche e non su equilibri politici contingenti», osserva Aodi.

GERMANIA E FRANCIA: MENO ARRIVI DIRETTI, PIÙ CONTROLLI
Pur non rappresentando frontiere marittime esterne dell’Unione, Germania e Francia restano tra le principali destinazioni dei richiedenti asilo.
Nel 2025 la Germania ha registrato 113.200 prime domande di asilo, in calo rispetto alle 229.751 del 2024, rafforzando contemporaneamente i controlli alle frontiere interne tra il 16 marzo e il 15 settembre 2026 per contrastare immigrazione irregolare, traffico di migranti e pressione sul sistema di accoglienza.
La Francia ha ricevuto 116.400 prime domande di asilo nel 2025 e ha progressivamente irrigidito la propria politica migratoria, collegando maggiormente permessi di soggiorno e percorsi di integrazione alla conoscenza della lingua francese e al rispetto dei principi civici della Repubblica.
«Germania e Francia dimostrano che il fenomeno migratorio riguarda tutta l’Europa. I controlli alle frontiere interne possono rappresentare una risposta temporanea, ma rischiano di indebolire Schengen se non vengono accompagnati da una reale protezione comune delle frontiere esterne e da una distribuzione equilibrata delle responsabilità tra gli Stati membri», conclude Aodi.
Per la rete associativa nessuno dei principali modelli europei può oggi essere considerato pienamente efficace. Italia, Spagna, Germania e Francia hanno seguito strategie differenti, ma continuano a registrare criticità comuni. Il vero limite resta l’assenza di una politica migratoria europea realmente condivisa, stabile e programmata nel lungo periodo.

IL NUOVO PATTO EUROPEO NON BASTA SENZA UNA POLITICA COMUNE
Dal 12 giugno 2026 sono entrate in vigore le nuove regole del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, che introducono registrazione obbligatoria degli arrivi irregolari, controlli di identità, sicurezza, salute e vulnerabilità, procedure più uniformi alle frontiere e nuovi meccanismi di responsabilità e solidarietà tra gli Stati membri.
Per la rete associativa, tuttavia, il nuovo Patto rischia di rimanere insufficiente se continuerà a essere applicato secondo convenienze nazionali e logiche elettorali.
«Il Patto europeo rappresenta un passo necessario, ma le norme da sole non bastano. Servono volontà politica, risorse, personale, strutture sanitarie, mediatori culturali, accordi internazionali e controlli realmente efficaci. Ceuta, esplosa poche settimane dopo l’entrata in vigore del nuovo sistema, dimostra che la sicurezza non può essere affidata esclusivamente alle leggi», evidenzia Aodi.

IL MANIFESTO DELLA BUONA IMMIGRAZIONE: SICUREZZA E INTEGRAZIONE DEVONO CAMMINARE INSIEME
Da oltre trent’anni la rete associativa promuove una politica migratoria equilibrata, alternativa sia all’accoglienza indiscriminata sia alla criminalizzazione generalizzata degli immigrati. Da questo percorso nasce il Manifesto della Buona Immigrazione, già presentato al Ministero dell’Interno come piattaforma di confronto sulle politiche migratorie, sull’integrazione e sulla sicurezza.
Il Manifesto si fonda su un principio essenziale: l’integrazione è una responsabilità reciproca. Chi arriva deve rispettare le leggi, imparare la lingua, conoscere la Costituzione, partecipare alla vita sociale, lavorare e rifiutare estremismo, violenza e discriminazioni. Lo Stato deve garantire canali legali di ingresso, tempi amministrativi certi, accesso alla salute, formazione, lavoro regolare, riconoscimento delle competenze e contrasto allo sfruttamento.
La Buona Immigrazione distingue chiaramente chi arriva per lavorare, studiare, ricongiungersi alla famiglia o chiedere protezione da chi alimenta reti criminali o rifiuta i principi fondamentali della convivenza democratica. Non significa frontiere aperte, ma frontiere governate; non assistenzialismo, ma autonomia attraverso il lavoro; non meno sicurezza, ma sicurezza costruita attraverso prevenzione, legalità, inclusione e collaborazione con le comunità.
«Da anni sosteniamo che non esiste vera integrazione senza legalità e non esiste vera sicurezza senza integrazione. La politica ha spesso trasformato questi due principi in contrapposizioni ideologiche. Noi li consideriamo inseparabili. La Buona Immigrazione tutela gli italiani e gli immigrati regolari, contrasta il lavoro nero, difende donne e minori, isola gli estremisti, valorizza chi rispetta il Paese e colpisce chi sfrutta la disperazione delle persone», afferma Aodi.

MANIFESTO POLITICO INTERNAZIONALE UNIONE PER L’ITALIA: DALLA PROTESTA ALLA RAPPRESENTANZA POLITICA
L’esperienza maturata sul campo e la mancata attuazione di molte proposte avanzate dal 1995 hanno portato alla nascita del Manifesto Politico Internazionale “Unione per l’Italia”, promosso dal Prof. Foad Aodi insieme a presidenti e rappresentanti di associazioni, comunità, organizzazioni, imprese, professionisti e realtà dell’informazione italiane e di origine straniera.
Unione per l’Italia nasce come movimento politico internazionale e interculturale, aperto ai cittadini italiani e agli italiani di origine straniera, senza distinzioni di nazionalità, cultura o religione, con l’obiettivo di mettere competenze, esperienze e professionalità al servizio del Paese.
Il Manifesto intende dare rappresentanza a quanti non si sentono ascoltati dalle attuali forze politiche, trasformando l’esperienza maturata nei settori della sanità, università, ricerca, impresa, lavoro, giustizia, economia, cultura, innovazione, relazioni internazionali e terzo settore in proposte politiche concrete.
Non nasce come movimento degli stranieri né come partito etnico o religioso, ma come progetto italiano, internazionale e interculturale fondato sulla Costituzione, sulla legalità, sui diritti e doveri, sul merito, sulla trasparenza, sul dialogo tra culture e religioni e sul rispetto delle istituzioni democratiche, rifiutando ogni forma di estremismo, violenza, razzismo, integralismo, discriminazione, populismo e strumentalizzazione politica dell’immigrazione.
«Dopo trent’anni di proposte, manifesti e confronti istituzionali è diventato evidente che non basta più essere ascoltati occasionalmente. È necessario partecipare direttamente alla costruzione delle decisioni politiche. Non vogliamo creare un partito etnico o religioso, ma un movimento aperto a tutti gli italiani, nativi e di origine straniera, che metta al centro competenza, merito, lavoro, Costituzione e bene comune. I professionisti internazionali che operano negli ospedali, nelle università, nelle imprese, nella ricerca e nei servizi essenziali devono essere coinvolti anche nella programmazione politica e istituzionale del Paese».
Il Manifesto Unione per l’Italia riprende e amplia i principi della Buona Immigrazione, promuovendo una società nella quale inclusione e responsabilità procedano insieme. La cittadinanza e l’integrazione non possono ridursi a un atto burocratico, ma devono diventare un percorso di partecipazione, rispetto delle regole, conoscenza della lingua, adesione ai valori costituzionali e contributo alla crescita dell’Italia.
Per la rete associativa, Unione per l’Italia rappresenta il naturale sviluppo di oltre trent’anni di attività e non nasce come risposta emotiva alla crisi di Ceuta, ma come proposta politica fondata su competenze, merito, dialogo e cooperazione, con l’obiettivo di contribuire alla costruzione di un’Italia più moderna, inclusiva, competitiva e protagonista nel Mediterraneo e in Europa.

INFORMAZIONE, COOPERAZIONE E ACCORDI INTERNAZIONALI: LA PREVENZIONE COMINCIA NEI PAESI DI ORIGINE
Per la rete associativa il contrasto all’immigrazione irregolare non può limitarsi al controllo delle frontiere, ma deve partire dalla cooperazione internazionale e da una presenza costante dell’Europa nei Paesi di origine e di transito.
«Occorre rilanciare le missioni governative e gli accordi bilaterali costruiti negli anni con i Paesi africani e del Mediterraneo. La prevenzione dell’immigrazione irregolare inizia molto prima dell’arrivo alle frontiere europee e richiede un dialogo continuo con governi, istituzioni, università, sistema sanitario e comunità locali», afferma Aodi.
Il Prof. Aodi richiama inoltre l’esperienza dell’Ambulatorio AMSI per cittadini stranieri, attivo dal 2000, che ha contribuito a smentire numerosi luoghi comuni sul rapporto tra immigrazione e salute.
«Gli immigrati non portano malattie. Molti si ammalano durante i lunghi e drammatici percorsi migratori, segnati da violenze, privazioni, sfruttamento e gravi condizioni sanitarie. Negli anni le rotte sono cambiate, passando dalla Libia alla Tunisia e ad altri itinerari ancora più complessi e pericolosi».
Secondo la rete associativa è altrettanto indispensabile contrastare la disinformazione che alimenta le partenze.
«Troppi giovani nei Paesi africani e arabi ricevono un’immagine distorta dell’Europa, presentata come una realtà in cui lavoro, casa e opportunità sono immediatamente garantiti. Queste false aspettative vengono alimentate dalle organizzazioni criminali che gestiscono il traffico di esseri umani e, sempre più spesso, anche dalla diffusione incontrollata di contenuti sui social network e dalle nuove tecnologie, compresa l’intelligenza artificiale. Per questo è necessario investire in una corretta informazione nei Paesi di origine, offrendo dati reali, canali legali e concrete opportunità di cooperazione e sviluppo».

LE PROPOSTE DOPO CEUTA
Alla luce della tragedia di Ceuta, la rete associativa e i movimenti chiedono:
• una cabina di regia permanente tra Unione Europea, Paesi mediterranei e Paesi africani di origine e transito;
• un sistema europeo di allerta rapida per individuare grandi concentrazioni di persone e campagne di disinformazione sui social network;
• il rafforzamento delle frontiere esterne attraverso personale europeo, tecnologie, controlli sanitari e squadre di mediazione;
• canali di ingresso legali e programmati in base ai fabbisogni occupazionali dei singoli Stati;
• procedure comuni e rapide per distinguere richiedenti asilo, migranti economici, minori, vittime di tratta e persone vulnerabili;
• una redistribuzione effettiva delle responsabilità tra gli Stati membri;
• rimpatri dignitosi e realmente eseguibili per chi non possiede i requisiti per restare;
• accordi di cooperazione che investano in sanità, istruzione, lavoro e sviluppo nei Paesi di origine;
• un piano europeo contro trafficanti, sfruttamento lavorativo, caporalato e campagne di disinformazione;
• un programma comune di integrazione fondato su lingua, lavoro, Costituzione, diritti e doveri;
• il coinvolgimento stabile delle comunità, delle associazioni e dei professionisti di origine straniera nella prevenzione delle crisi.

«Non chiediamo un’Europa più debole né un’Europa trasformata in una fortezza. Chiediamo un’Europa più autorevole, capace di proteggere le frontiere senza rinunciare alla propria umanità, di salvare vite senza alimentare l’irregolarità, di accogliere chi ha diritto alla protezione e rimpatriare chi non possiede i requisiti, contrastando i trafficanti e creando alternative legali».
Aodi conclude ricordando che «le vittime di Ceuta non possono trasformarsi nell’ennesimo numero destinato a essere dimenticato. La loro morte deve segnare la fine delle politiche degli slogan. Italia ed Europa devono scegliere la strada della Buona Immigrazione, fondata su sicurezza, integrazione, legalità, cooperazione internazionale, lavoro e responsabilità condivisa. Con il Manifesto Politico Internazionale Unione per l’Italia vogliamo trasformare oltre trent’anni di idee, competenze ed esperienze in una proposta politica concreta, indipendente e aperta a tutti i cittadini che credono nella Costituzione, nella legalità, nel merito, nella sicurezza e in un’immigrazione governata con responsabilità, programmazione e visione strategica».

UFFICIO STAMPA CONGIUNTO
Movimento Uniti per Unire – AMSI – Co-mai – UMEM – USEM – AISC NEWS
redazione@aiscnews.it
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Centro Medico Iris Italia – Roma
Tel. 06 8862793

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Noha Iraqi

Noha Iraqi... Laureata in Lettere... Scrittrice, poetessa, autrice di racconti, creatrice di contenuti e utente che carica contenuti.

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