CO-MAI-AMSI-UXU: Crisi migranti a Ceuta, circa 50 mila tra uomini, donne e bambini, passati dal Marocco nelle ultime 24 ore, riaprono il dibattito europeo sull’immigrazione. Solidarietà alle popolazioni fragili e no alle strumentalizzazioni sterili

CO-MAI-AMSI-UXU: Crisi migranti a Ceuta, circa 50 mila tra uomini, donne e bambini, passati dal Marocco nelle ultime 24 ore, riaprono il dibattito europeo sull’immigrazione. Solidarietà alle popolazioni fragili e no alle strumentalizzazioni sterili
Aodi: «Le parole di Papa Leone XIV e del Presidente Mattarella indicano una sola direzione chiara da percorrere, quella che le nostre associazioni e movimenti invocano da anni: dignità della persona, rispetto delle leggi, lotta ai trafficanti e cooperazione internazionale. È tempo di tradurre questi principi in politiche concrete, nel solco del Manifesto “Buona Immigrazione” e del Movimento Politico Internazionale Unione per l’Italia».
ROMA 31 LUG 2026 – Le immagini provenienti dal confine tra Marocco e Spagna, circa 50mila migranti hanno raggiunto l’enclave spagnola di Ceuta nelle ultime 24 ore, riportano al centro del dibattito europeo uno dei temi più delicati del nostro tempo: la gestione dei flussi migratori, il contrasto alle organizzazioni criminali che sfruttano la disperazione umana, la tutela dei diritti fondamentali e la sicurezza delle frontiere.
Le autorità locali parlano di emergenza umanitaria e di sicurezza: il sistema di accoglienza è sotto forte pressione e le strutture destinate ai minori stranieri non accompagnati hanno raggiunto livelli di occupazione pari a circa il 2.400% della capacità prevista. Ceuta e Melilla rappresentano inoltre l’unico confine terrestre tra l’Unione Europea e il continente africano, confermando come la questione migratoria richieda una risposta europea coordinata, fondata sulla cooperazione con i Paesi di origine e di transito, sul contrasto ai trafficanti di esseri umani e sulla costruzione di canali legali e sicuri, superando definitivamente una gestione esclusivamente emergenziale.
Secondo le più recenti stime internazionali, il numero delle persone costrette a lasciare il proprio Paese continua a crescere, mentre il Mediterraneo resta una delle rotte migratorie più pericolose al mondo. In questo contesto, affrontare il fenomeno esclusivamente come una questione di ordine pubblico significa ignorarne le cause profonde: guerre, instabilità, povertà, crisi climatiche e disuguaglianze, che richiedono politiche strutturali di cooperazione e sviluppo oltre a strumenti efficaci di controllo della legalità.
Questo scenario richiama anche i recenti interventi di Papa Leone XIV, che ha invitato la comunità internazionale a non abituarsi alle tragedie delle migrazioni, ribadendo la centralità della dignità di ogni persona, la necessità di combattere senza esitazioni le reti criminalic che speculano sulla disperazione e l’importanza di promuovere cooperazione, accoglienza responsabile e percorsi di integrazione. Nello stesso solco si inseriscono i richiami del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha più volte sottolineato come solidarietà, sicurezza, legalità, rispetto della persona e piena adesione ai valori costituzionali debbano procedere insieme, ricordando che il fenomeno migratorio richiede responsabilità condivise e una strategia internazionale di lungo periodo.
Di fronte a questo scenario, CO-MAI (Comunità del Mondo Arabo in Italia), AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, denominata anche UNIONE PROFESSIONISTI DELLA SANITÀ INTERNAZIONALI), AISCNEWS (Agenzia Mondiale-Informazione Senza Confini) e il Movimento Internazionale Uniti per Unire riflettono, analizzano e commentano quanto sta accadendo, ribadendo che l’immigrazione non può essere affrontata soltanto come un’emergenza ma deve diventare oggetto di una programmazione seria, condivisa e lungimirante, capace di coniugare diritti, doveri, sicurezza, cooperazione internazionale e integrazione reale.
Interviene il Prof. Foad Aodi, medico fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCEO e docente dell’Università di Tor Vergata.
«Quanto sta accadendo a Ceuta dimostra che nessun Paese può affrontare da solo una questione così complessa. Non bastano muri, così come non basta lasciare che tutto venga gestito nell’emergenza. Occorrono regole certe, flussi programmati, cooperazione internazionale, contrasto alle organizzazioni criminali e pieno rispetto della dignità della persona. Condividiamo gli appelli di Papa Leone XIV a combattere i trafficanti e a rimettere al centro l’essere umano, così come i richiami del Presidente Mattarella a coniugare solidarietà, legalità, sicurezza e rispetto della Costituzione. L’integrazione si costruisce insieme: richiede diritti, ma anche doveri, partecipazione attiva, rispetto delle leggi e rifiuto di ogni forma di illegalità, estremismo e strumentalizzazione politica.»
«Non possiamo continuare ad affrontare ogni crisi come se fosse un episodio isolato. L’Europa ha bisogno di una strategia comune che distingua chiaramente chi fugge da guerre e persecuzioni, chi ha diritto alla protezione internazionale e chi invece utilizza canali irregolari. Servono identificazione rapida, tutela dei minori, contrasto alle mafie che gestiscono il traffico di esseri umani, cooperazione con i Paesi di origine e percorsi legali di ingresso legati ai reali fabbisogni economici e sociali.»ù
DAL MANIFESTO “BUONA IMMIGRAZIONE” AL MOVIMENTO POLITICO INTERNAZIONALE UNIONE PER L’ITALIA
Secondo il Prof. Aodi, gli eventi di Ceuta confermano la validità di un percorso che la rete associativa porta avanti da molti anni attraverso il Manifesto “Buona Immigrazione”, oggi pienamente richiamato tra i principi ispiratori del Movimento Politico Internazionale Unione per l’Italia.
«Si tratta di un percorso costruito in oltre vent’anni di attività attraverso campagne di sensibilizzazione, convegni, tavoli istituzionali, iniziative scientifiche e documenti programmatici dedicati alla Buona Immigrazione e alla Buona Sanità Internazionale, anticipando molti dei temi che oggi sono al centro del dibattito europeo.»
«Il nostro Manifesto nasce da un’idea semplice ma concreta: l’immigrazione deve essere governata e non subita. Significa programmare gli ingressi sulla base dei reali fabbisogni del Paese, favorire percorsi di integrazione attraverso la lingua, il lavoro e il rispetto delle leggi, coinvolgere le associazioni rappresentative nei tavoli istituzionali, contrastare il caporalato, la ghettizzazione e ogni forma di sfruttamento. Continuiamo inoltre a ribadire principi che consideriamo irrinunciabili: no ai medici-spia, no agli insegnanti-spia, no ai pregiudizi e no a qualsiasi forma di discriminazione. Sicurezza e inclusione non sono valori contrapposti: si rafforzano reciprocamente quando vengono governati con equilibrio, competenza e responsabilità.»
«L’Italia vive contemporaneamente una crisi demografica, un progressivo invecchiamento della popolazione e una carenza di professionisti in numerosi settori strategici, dalla sanità all’assistenza, dall’agricoltura all’edilizia. Per questo continuiamo a sostenere che l’immigrazione legale e programmata rappresenta una risorsa quando è governata con criteri di merito, legalità, formazione e reale integrazione.»
«Non è un caso che oggi oltre 133.500 professionisti sanitari di origine straniera operino nel nostro Paese, contribuendo ogni giorno alla tenuta del Servizio sanitario nazionale. Una presenza che dimostra come immigrazione regolare, formazione, integrazione e valorizzazione delle competenze rappresentino una risorsa strategica per l’Italia e per la sostenibilità futura del sistema sanitario.»
COOPERAZIONE INTERNAZIONALE, SALUTE GLOBALE E RUOLO STRATEGICO DELL’ITALIA
Per il Prof. Aodi la questione migratoria non può essere separata dai grandi temi della salute globale e dello sviluppo.
«L’Italia ha tutte le caratteristiche per diventare un ponte stabile tra Europa, Mediterraneo e Africa. È necessario investire nella cooperazione sanitaria, universitaria, economica e culturale, rafforzare la formazione nei Paesi di origine, sviluppare la telemedicina, sostenere la crescita locale e affrontare le cause profonde delle migrazioni forzate: guerre, povertà, instabilità, cambiamenti climatici e insicurezza alimentare. Esiste il diritto di cercare protezione, ma esiste anche il diritto di poter vivere con dignità nella propria terra. Per questo continuiamo a promuovere il dialogo interculturale e interreligioso, la prevenzione dell’estremismo, la valorizzazione dei professionisti di origine straniera e una cooperazione concreta che metta al centro la persona, la salute globale e la pace.»
Le associazioni chiedono inoltre l’apertura di un confronto permanente tra istituzioni, professioni sanitarie, università, organizzazioni del terzo settore e comunità straniere per costruire una strategia nazionale ed europea sull’immigrazione regolare, capace di superare definitivamente la logica dell’emergenza e di coniugare sicurezza, legalità, integrazione e cooperazione internazionale.
SOLIDARIETÀ AL MAROCCO, NO ALLE STRUMENTALIZZAZIONI
«Esprimiamo piena solidarietà al Marocco e al popolo marocchino, che ancora una volta si trovano ad affrontare una pressione migratoria che non può essere ricondotta esclusivamente alle responsabilità di un singolo Paese. Respingerne ogni lettura strumentale è un dovere. Le migrazioni rappresentano un fenomeno globale e richiedono risposte condivise, non accuse reciproche o polemiche politiche.»
«Occorre interrogarsi sulle cause che spingono migliaia di giovani africani a tentare di raggiungere l’Europa, spesso senza conoscere la reale situazione economica e sociale che li attende. L’Europa non è il paradiso che troppo spesso viene raccontato: anche nei Paesi europei esistono disoccupazione, disagio sociale, precarietà e fenomeni di emigrazione verso altri continenti. Per questo è fondamentale investire nella formazione, nell’informazione e nella cooperazione con i Paesi di origine, affinché ogni scelta migratoria sia consapevole e non alimentata da false aspettative diffuse dalle reti criminali.»
«Allo stesso tempo è necessario prendere atto che, negli ultimi anni, nessuna ricetta politica ha risolto il fenomeno migratorio. Hanno mostrato limiti le contrapposizioni ideologiche, gli slogan elettorali, gli accordi bilaterali privi di continuità e una cooperazione internazionale spesso insufficiente. È il momento di costruire un modello nuovo, fondato su legalità, programmazione, sviluppo condiviso e responsabilità comune tra Europa, Africa e Paesi del Mediterraneo.»
UN PROGETTO CHE GUARDA AL FUTURO
Concludendo, il Prof.Aodi sottolinea come gli avvenimenti di Ceuta confermino l’urgenza di un cambio di approccio.
«L’immigrazione non si governa con gli slogan né con le contrapposizioni ideologiche, ma con competenza, legalità, programmazione, cooperazione internazionale e responsabilità condivisa. È questa la visione che la nostra rete associativa porta avanti da molti anni attraverso il Manifesto “Buona Immigrazione” e che oggi trova piena continuità nel progetto del Movimento Politico Internazionale Unione per l’Italia: costruire ponti e non muri, valorizzare il merito, favorire l’integrazione nel rispetto delle leggi e della Costituzione, difendere la dignità della persona e rafforzare il ruolo dell’Italia come ponte naturale tra Europa, Mediterraneo e Africa.»
«Una visione che oggi trova conferma nell’attualità e che, secondo la rete associativa, rappresenta una delle sfide strategiche più importanti per il futuro dell’Italia, dell’Europa e dell’intero Mediterraneo.»

UFFICIO STAMPA CONGIUNTO
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