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La storia della diga Julius Nyerere

La storia della diga Julius Nyerere

Di Hamdi Rizk

Prendo in prestito le parole del compianto e grande Ahmed Shafiq Kamel, cantate dal leggendario Abdel Halim Hafez, dalla canzone “A People’s Story”: “La storia non riguarda la diga, ma la lotta che si cela dietro la sua costruzione”.

Shafiq ha raccontato la storia della diga di Assuan, e noi raccontiamo la storia della diga Julius Nyerere, il più grande progetto idroelettrico nella storia della Tanzania, costruito da mani egiziane, un modello di cooperazione allo sviluppo e di partenariato strategico tra Egitto e Tanzania, coronato dalla visita del Presidente El-Sisi che ha dato il via a un modello di futura partnership africana.

La storia della diga viene raccontata dall’Africa, lì, sulle rive del fiume Rufiji, nel cuore della Riserva di caccia di Selous, a circa 220 chilometri a sud-ovest di Dar es Salaam, la capitale commerciale della Repubblica Unita di Tanzania.

Per chi non lo sapesse, la Riserva di caccia di Selous è uno dei più grandi santuari faunistici del mondo, dimora di predatori feroci: leoni, elefanti e serpenti velenosi. E nel fiume Rufiji abbondano i coccodrilli, affamati di prede, nientemeno che carne umana fresca.

Immaginate, nel cuore di questa giungla, i discendenti dei faraoni hanno costruito una delle più grandi centrali idroelettriche del mondo. Non è un’esagerazione: si tratta della nuova diga di Assuan, nota come centrale idroelettrica Julius Nyerere, anche chiamata centrale idroelettrica del Rufiji.

Nel dicembre 2018, il governo tanzaniano ha assegnato l’appalto per la costruzione a un consorzio egiziano, composto da due aziende nazionali (Arab Contractors ed Elsewedy), per un costo di 2,9 miliardi di dollari.

La sfida sembrava impossibile, ma niente è impossibile per gli egiziani. La topografia del luogo, sulla terraferma dove i predatori difendono le loro tane e nel fiume dove si nascondono i coccodrilli più feroci, incastonata tra due montagne che reagiscono solo agli esplosivi: le montagne della Tanzania sono impermeabili alle trivellazioni effettuate con le attrezzature più pesanti e avanzate del mondo.

In un lasso di tempo che a malapena concedeva un attimo di tregua (appena 36 mesi), gli ingegneri del nord del Nilo si sono rimboccati le maniche e hanno investito la loro competenza nazionale per domare i predatori, deviare il corso del fiume, pavimentare strade e penetrare le montagne.

Una vera meraviglia ingegneristica che senza dubbio passerà alla storia come uno dei progetti di diga più impegnativi di sempre, soprattutto perché la diga porta il nome del padre dell’amichevole popolo tanzaniano, Julius Nyerere, conosciuto in Egitto come Julius Nyerere, uno dei grandi padri del continente. Le capacità degli egiziani della grande Alleanza Nazionale (Arab Contractors ed Elsewedy) si sono manifestate nel superamento delle avversità con forza straordinaria e incrollabile determinazione. Il processo di costruzione ha raggiunto vette altissime, tra piogge torrenziali.

Nella Riserva di caccia di Selous, il concetto di “sfidare la natura” trova la sua massima espressione. Ogni istante trascorso ha rappresentato una sfida unica per i membri dell’alleanza, giovani e meno giovani, che l’hanno accolta con entusiasmo. Hanno eretto una diga di livello mondiale, lunga 1025 metri alla sommità e alta 131 metri, con sette uscite d’acqua. Il bacino artificiale della diga ha una capacità di 34 miliardi di metri cubi e comprende una centrale idroelettrica con una potenza di 2115 megawatt. L’Egitto illumina il continente africano con i suoi progetti e la diga illumina la vita di 15 milioni di tanzaniani che hanno detto addio alle tenebre, realizzando le speranze degli oppressi. Hanno a lungo sognato la prosperità, e il sogno si è avverato nella foresta, dove una grande luce irrompe, dissipando le tenebre da un luogo amato del continente africano… Là brillano lampade egizie.

Hamdi Rizk
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Noha Iraqi

Noha Iraqi... Laureata in Lettere... Scrittrice, poetessa, autrice di racconti, creatrice di contenuti e utente che carica contenuti.

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