SANITÀ, DE PALMA (NURSING UP): “IL REPORT MONDIALE ICN E I MODELLI EUROPEI METTONO IN EVIDENZA LE INCONGRUENZE ITALIANE”
“INFERMIERI DI CASA NOSTRA TRA I PIÙ POVERI DELL’OCCIDENTE, RIFORME STRUTTURALI LIMITATE ED INSUFFICIENTI. ANCHE I PAESI DELL’EST EUROPEO ORA FANNO MEGLIO DI NOI”


“INFERMIERI DI CASA NOSTRA TRA I PIÙ POVERI DELL’OCCIDENTE, RIFORME STRUTTURALI LIMITATE ED INSUFFICIENTI. ANCHE I PAESI DELL’EST EUROPEO ORA FANNO MEGLIO DI NOI”
ROMA, 26 MAGGIO 2026 – «I dati economici e strutturali internazionali ci mettono davanti a un verdetto che nessun tavolo contrattuale può più ignorare – esordisce Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up –. L’ultimo report globale dell’ICN (International Council of Nurses) “Our Nurses. Our Future. Empowered Nurses Save Lives”, pubblicato a maggio 2026 come culmine della strategia pluriennale sulle economie sanitarie, — la più grande e antica federazione mondiale di professionisti sanitari- che rappresenta oltre 28 milioni di infermieri — afferma con chiarezza che investire sugli infermieri significa rafforzare la crescita economica, aumentare la produttività, ridurre i costi generati dalla carenza di personale e rendere più resilienti i sistemi sanitari. L’investimento sulla nostra professione non è una spesa, ma un moltiplicatore finanziario di salute pubblica. Un concetto che in Italia continua a essere respinto al mittente, relegando i nostri professionisti tra le retribuzioni più basse dell’Occidente.
I numeri ufficiali dell’ultimo report OECD Health at a Glance, pubblicato nel novembre 2025, descrivono un paradosso storico intollerabile: se per i medici il posizionamento italiano è intermedio, per gli infermieri la situazione appare decisamente critica. Il divario retributivo medio tra un infermiere italiano e un collega della media dei Paesi occidentali avanzati ha sfondato quota 13.000 dollari all’anno. Spieghiamo bene questa cifra affinché non ci siano equivoci: parliamo di dati calcolati dall’OCSE a parità di potere d’acquisto.
Gli infermieri italiani guadagnano in media 48.000 dollari PPP, contro una media OCSE di 61.000 dollari PPP. Una voragine economica di 13.000 dollari che diventa ancora più ampia se confrontata con i Paesi europei ad alta retribuzione e che pesa concretamente sul potere d’acquisto e sulla qualità della vita delle famiglie degli infermieri italiani. La vera batosta arriva però dal confronto con l’Est Europa, che fino a ieri consideravamo distante.
«Mentre l’Europa corre – incalza De Palma –, nazioni come la Repubblica Ceca, la Polonia e la Lituania hanno investito sulla professione con crescite retributive reali comprese tra il 9% e l’11% annuo. Mentre l’OCSE certifica che in Italia lo stipendio di un infermiere è sceso addirittura al di sotto della media dei lavoratori ordinari della nazione, in Polonia e nella Repubblica Ceca la retribuzione degli infermieri supera del 50% la media salariale dell’intero Paese. L’Italia è oggi uno dei pochi Paesi OCSE nei quali gli infermieri guadagnano meno del lavoratore medio nazionale. Il sorpasso storico è avvenuto sotto i nostri occhi».
Ma il problema non è solo economico: è il risultato di un totale cortocircuito rispetto ai modelli lungimiranti che l’Europa sta attuando attraverso programmi e riforme sostenuti da WHO Europe. A questo sfacelo macroeconomico si aggiunge un secondo dato oggettivo, nazionale e altrettanto impietoso: la Relazione della Corte dei Conti sul Documento di Finanza Pubblica (presentata in audizione il 28 aprile 2026) certifica che appena il 3,8% delle nuove strutture della sanità territoriale previste dal PNRR risulta oggi pienamente operativo.
«Siamo di fronte alla certificazione contabile di un fallimento strategico – sottolinea con forza il leader del Nursing Up –. Come pensiamo di far funzionare i servizi sul territorio se le mura rimangono vuote o non vengono nemmeno aperte, mentre all’estero si applicano riforme strutturali capaci di blindare il sistema? Pensiamo a quanto accade oltreconfine.
-Il modello Irlanda (Safe Staffing): Dublino ha affrontato la carenza globale modificando radicalmente la pianificazione della forza lavoro attraverso il progetto ufficiale WHO Europe TSI, avviato nel marzo 2025. Ha introdotto un sistema che collega il numero degli infermieri alla reale complessità clinica dei pazienti, programmando gli organici sulla base dei bisogni assistenziali effettivi e costruendo percorsi di crescita professionale e autosufficienza nazionale
-Il modello Romania (La svolta della trattenuta): Certificato dal Report WHO Europe sulla mobilità sanitaria pubblicato il 16 settembre 2025, il governo rumeno ha invertito la rotta della fuga all’estero attraverso riforme incisive sugli stipendi e sulle condizioni di lavoro interne. La dimostrazione concreta che, quando si cambia davvero la struttura economica e professionale del sistema sanitario, i professionisti scelgono di restare nel proprio Paese.
L’Italia si trova a un bivio storico. Non possiamo continuare a finanziare con le tasse dei nostri cittadini un sistema formativo d’eccellenza per poi regalare i nostri giovani ai sistemi sanitari europei che sanno come valorizzarli. Chiediamo che il Governo e le istituzioni aprano gli occhi sui parametri macroeconomici evidenziati dall’ICN, sui rilievi della Corte dei Conti e sulle riforme adottate dai nostri partner europei. Servono leggi sul calcolo scientifico degli organici, il pieno riconoscimento economico dell’esclusività professionale e lo sblocco immediato delle carriere cliniche autonome per colmare questo gap. Senza questo scatto d’orgoglio, la nostra sanità sarà sempre più una scatola vuota».




