Parlamento UE: credito e PMI sanitarie, nodo sviluppo


Il tema dell’accesso al credito per le PMI sanitarie si impone oggi come una questione centrale per l’equilibrio economico del sistema sanitario europeo, con implicazioni dirette su investimenti, occupazione e sviluppo territoriale. Al Parlamento Europeo di Bruxelles, nel marzo 2026, il confronto istituzionale promosso con la partecipazione di rappresentanti politici e manager del settore ha evidenziato come il credito rappresenti un fattore determinante per la tenuta e la crescita dell’intera filiera della salute.
A portare il tema al centro del dibattito è stato Totaro, Presidente di Confesercenti Salute, che ha delineato un quadro in cui la progressiva riduzione delle banche di prossimità rischia di generare un impatto sistemico sull’economia sanitaria. Un fenomeno che non riguarda soltanto l’accesso ai finanziamenti, ma investe la capacità delle imprese di sostenere investimenti, innovazione e sviluppo dei servizi.
Nel corso della tavola rotonda, alla presenza della Vicepresidente del Parlamento Europeo, On. Pina Picierno, sono intervenuti anche il dott. Leonardo Di Maggio, Presidente di Federcardio, e Giovanni Barretta, Presidente del Comitato Scientifico-Tecnico dell’Intergruppo Parlamentare “Sviluppo Sud, Aree Fragili e Isole Minori”, contribuendo a definire una lettura economica del fenomeno che supera il perimetro sanitario per estendersi all’intero sistema produttivo.
Il comparto delle PMI sanitarie rappresenta infatti una componente rilevante dell’economia reale europea. Con oltre 27.000 imprese attive e un indotto superiore a 350.000 occupati, il settore costituisce una filiera articolata che include studi medici, strutture sanitarie, servizi domiciliari e attività connesse. La capacità di queste imprese di accedere al credito incide direttamente sulla qualità dei servizi offerti, ma anche sulla loro possibilità di generare valore economico e occupazionale.
In questo contesto, l’inasprimento delle normative europee in ambito bancario sta producendo un effetto restrittivo sull’erogazione del credito, soprattutto nei confronti delle realtà di dimensioni medio-piccole. Il rischio, evidenziato nel dibattito, è quello di una progressiva contrazione degli investimenti e di una riduzione della capacità competitiva del settore, con ricadute sull’intero sistema sanitario e sulle economie locali.
Le eccellenze imprenditoriali del comparto salute si trovano oggi a operare in un contesto in cui il rapporto con il sistema bancario diventa sempre più complesso. In particolare, le banche di prossimità, storicamente in grado di valutare le specificità territoriali e la funzione sociale delle imprese, rappresentano un elemento chiave per sostenere modelli di sviluppo equilibrati e sostenibili.
L’analisi emersa dal confronto al Parlamento Europeo mette in luce la necessità di ripensare il rapporto tra regolazione finanziaria e sistema produttivo. Un approccio orientato esclusivamente a criteri di rischio standardizzati rischia infatti di penalizzare settori ad alta rilevanza sociale, nei quali il valore economico si intreccia con quello sanitario e territoriale.
In questa prospettiva, il ruolo delle istituzioni europee e nazionali diventa strategico per favorire un sistema del credito più inclusivo, capace di accompagnare la crescita delle PMI sanitarie e di sostenere gli investimenti necessari all’innovazione e alla modernizzazione della filiera.
Il confronto di Bruxelles rappresenta quindi un passaggio significativo in un dibattito più ampio sul futuro dell’economia sanitaria europea. La sfida sarà quella di costruire un equilibrio tra stabilità finanziaria e sviluppo, garantendo alle imprese gli strumenti necessari per continuare a generare valore, occupazione e servizi essenziali per la collettività.



