116117, il filtro che manca: il numero europeo che in Italia resta a metà

Un servizio nato per alleggerire il sistema
Il 116117 è il numero unico europeo dedicato alle cure non urgenti, introdotto nel 2009 con un obiettivo preciso: intercettare i bisogni sanitari a bassa intensità prima che finiscano nei pronto soccorso. In diversi Paesi europei è ormai una componente strutturale dell’assistenza territoriale, capace di gestire milioni di richieste ogni anno e di orientare correttamente i cittadini nel sistema sanitario.
Il modello europeo già consolidato
In realtà come Germania, Francia e Austria il servizio è pienamente operativo e integrato nella rete sanitaria. Qui il numero rappresenta il primo punto di contatto per i cittadini, con una funzione chiara: filtrare, indirizzare e ridurre la pressione sui servizi di emergenza. Il risultato è un sistema più efficiente, con una gestione più appropriata della domanda sanitaria.
L’Italia a macchia di leopardo
Nel contesto italiano, invece, il 116117 esiste formalmente ma non è garantito in modo uniforme. Alcune regioni hanno sviluppato il servizio con risultati concreti. La Lombardia, attiva già dal 2014, gestisce centinaia di migliaia di chiamate ogni anno, dimostrando la capacità del sistema di intercettare una quota significativa di richieste che altrimenti finirebbero nei pronto soccorso.
Esperienze simili, anche se più limitate, sono presenti in Piemonte, Toscana e nella Provincia autonoma di Trento. Tuttavia, in molte altre aree il servizio è ancora parziale o in fase di sviluppo: nel Lazio è concentrato soprattutto su Roma, mentre Veneto, Liguria e Sardegna procedono con implementazioni incomplete. In diverse regioni del Sud il numero non è ancora pienamente operativo.
Il nodo dell’appropriatezza
Il tema centrale resta quello dell’uso corretto delle strutture sanitarie. Secondo stime consolidate, fino al 30% degli accessi ai pronto soccorso riguarda casi non urgenti, gestibili a livello territoriale. È esattamente questo lo spazio che il 116117 dovrebbe occupare: un filtro capace di ridurre gli accessi impropri e migliorare l’efficienza complessiva del sistema.
Norme e risorse ci sono, manca l’uniformità
Il numero è previsto dal DM 77 ed è inserito nella Missione 6 del PNRR come snodo chiave della riorganizzazione territoriale. Sulla carta, dovrebbe rappresentare una vera infrastruttura sanitaria nazionale, operativa 24 ore su 24 e integrata con medici di base, continuità assistenziale e servizi di emergenza.
Nella pratica, però, il modello è stato sviluppato con logiche regionali, generando tempi e livelli di attuazione molto diversi tra loro. Il risultato è un sistema disomogeneo che riflette le stesse criticità strutturali del Servizio sanitario nazionale.
Un obiettivo fissato al 2026
La scadenza indicata per una copertura completa è il 2026, con l’obiettivo di garantire un servizio uniforme su tutto il territorio nazionale. Tuttavia, alla luce dello stato attuale, questo traguardo appare ancora incerto, più vicino a una previsione ottimistica che a una realizzazione concreta.
Un sistema che continua a funzionare senza filtro
Nel frattempo, i pronto soccorso restano sotto pressione e i cittadini continuano a muoversi senza un punto di accesso unico e riconoscibile. Il 116117, pensato per semplificare e orientare, rimane in gran parte del Paese un’infrastruttura incompleta, incapace di incidere davvero sull’organizzazione dell’assistenza.




