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EGITTO: SCOPERTO NEL WADI EL NATRUN UN ANTICO MONASTERO DEL IV-VI SECOLO, TESTIMONIANZA DELLE ORIGINI DEL MONACHESIMO NEL MONDO

EGITTO: SCOPERTO NEL WADI EL NATRUN UN ANTICO MONASTERO DEL IV-VI SECOLO, TESTIMONIANZA DELLE ORIGINI DEL MONACHESIMO NEL MONDO

di Chiara Cavalieri

IL CAIRO- Una scoperta archeologica di grande rilievo riporta l’attenzione su uno dei luoghi più significativi della spiritualità cristiana antica. In Egitto, una missione archeologica congiunta tra il Consiglio Supremo delle Antichità e la Facoltà di Archeologia dell’Università del Cairo ha portato alla luce i resti di un antico edificio monastico risalente al periodo compreso tra il IV e il VI secolo d.C..

Il ritrovamento è avvenuto nella zona conosciuta come “i monasteri sepolti” nel Wadi el Natrun, nella provincia di Beheira, una regione desertica che fin dai primi secoli del cristianesimo rappresentò uno dei principali centri della vita monastica. Questo luogo, situato tra il Cairo e Alessandria, è considerato una delle vere e proprie culle del monachesimo cristiano, dove numerosi asceti e monaci si ritirarono per condurre una vita di preghiera, contemplazione e disciplina spirituale.

La scoperta assume un valore storico e religioso particolarmente significativo perché offre nuove prove materiali sull’organizzazione delle prime comunità monastiche e sull’evoluzione dell’architettura dei monasteri nelle fasi iniziali della loro diffusione.

Gli scavi hanno rivelato un complesso monastico di circa 2000 metri quadrati, costruito prevalentemente in mattoni crudi, materiale largamente utilizzato nell’architettura del deserto egiziano per la sua capacità di mantenere una temperatura interna stabile.

Le strutture murarie mostrano caratteristiche costruttive importanti: i muri esterni raggiungono uno spessore di circa un metro, mentre quelli interni variano tra i sessanta e i settanta centimetri. Le pareti conservate raggiungono un’altezza compresa tra un metro e ottanta e due metri e venti centimetri.

Il complesso architettonico è organizzato attorno a un ampio cortile centrale aperto, elemento tipico dell’architettura monastica primitiva. Attorno a questo spazio si sviluppano diverse unità architettoniche che comprendevano gli ambienti destinati alla vita quotidiana della comunità monastica.

Tra le strutture più significative individuate durante gli scavi figurano le celle dei monaci, conosciute in copto come qelali. Si tratta di piccole stanze di forma quadrata o rettangolare, con dimensioni variabili, nelle quali i monaci conducevano una vita austera dedicata alla preghiera, alla meditazione e allo studio delle Scritture.

Accanto agli ambienti residenziali sono state individuate anche diverse strutture funzionali nel settore occidentale dell’edificio. Qui gli archeologi hanno portato alla luce cucine complete, forni e spazi destinati alla conservazione delle provviste. Questi ritrovamenti dimostrano che il monastero non era soltanto un luogo di isolamento spirituale, ma una comunità organizzata e autosufficiente, capace di sostenere la vita quotidiana dei monaci.

Un elemento particolarmente importante emerso dagli scavi è la presenza di sepolture all’interno del monastero. Sono stati infatti individuati diversi luoghi di sepoltura contenenti resti ossei umani, che con ogni probabilità appartenevano ai monaci della comunità.

Questa pratica funeraria riflette una tradizione diffusa nelle prime comunità monastiche cristiane, secondo la quale i monaci venivano sepolti all’interno o nelle immediate vicinanze del monastero, mantenendo così un legame simbolico e spirituale con la comunità religiosa anche dopo la morte.

Le analisi architettoniche hanno inoltre rivelato l’utilizzo di diversi sistemi di copertura, tra cui volte e cupole realizzate in mattoni crudi. Le pareti interne erano rivestite da uno strato di intonaco bianco e decorate con pitture murali che raffigurano croci cristiane, palme e motivi ornamentali vegetali e geometrici.

Queste decorazioni rappresentano una testimonianza preziosa dell’arte copta delle origini e offrono importanti indicazioni sulla dimensione simbolica e spirituale degli ambienti monastici.

Particolarmente rilevante è anche il ritrovamento di iscrizioni in lingua copta, che riportano i nomi di alcuni monaci che vissero nel monastero, oltre a invocazioni religiose e preghiere che chiedono misericordia e perdono. Queste iscrizioni costituiscono una fonte diretta per comprendere la vita quotidiana, la spiritualità e le relazioni interne della comunità monastica.

Il Ministro egiziano del Turismo e delle Antichità, Sherif Fathy, ha espresso grande soddisfazione per la scoperta, sottolineando come essa rappresenti un contributo fondamentale alla comprensione delle origini del monachesimo cristiano. Il ministro ha ricordato che proprio dall’Egitto questa tradizione spirituale si diffuse successivamente in tutto il mondo cristiano.

Secondo il ministro, il Wadi el Natrun rappresenta uno dei più importanti centri spirituali e storici del Paese e questa scoperta rafforza ulteriormente il suo ruolo nella mappa del turismo religioso e culturale internazionale.

Il Segretario Generale del Consiglio Supremo delle Antichità, Hisham el-Leithy, ha spiegato che la scoperta rientra nel quadro degli sforzi continui del ministero per portare alla luce e preservare il patrimonio archeologico dell’Egitto, con una crescente attenzione verso i siti copti.

Il Presidente dell’Università del Cairo, Mohamed Sami Abdel Sadiq, ha inoltre sottolineato con orgoglio che lo scavo è stato realizzato interamente da archeologi egiziani utilizzando le più moderne tecniche scientifiche di indagine.

Secondo Mohsen Saleh, preside della Facoltà di Archeologia dell’Università del Cairo, la missione ha già predisposto un piano completo per la documentazione e la conservazione del complesso monastico, con particolare attenzione alla fragilità dei materiali in mattoni crudi.

Il responsabile del settore delle antichità islamiche e copte, Diaa Zahran, ha definito il complesso un esempio quasi completo di monastero delle origini, poiché conserva gran parte dei suoi elementi architettonici.

Infine, il capo della missione archeologica Yasser Ismail Abdel Salam ha spiegato che il ritrovamento rappresenta una prova materiale fondamentale che conferma le fonti storiche sulla nascita del monachesimo nel Wadi el Natrun.

Secondo gli studiosi, il monastero scoperto rappresenta probabilmente una fase di transizione nella storia dell’architettura monastica, quando la vita ascetica stava evolvendo dalle celle isolate degli eremiti verso strutture comunitarie più organizzate che caratterizzeranno i grandi monasteri dei secoli successivi.

Questa scoperta rafforza ancora una volta il ruolo dell’Egitto come terra delle grandi tradizioni spirituali, dove il deserto divenne nei primi secoli del cristianesimo un luogo di ricerca interiore, di disciplina religiosa e di nascita di uno dei fenomeni spirituali più influenti della storia: il monachesimo.

L’autrice e’ Presidente dell’Associazione Italo-Egiziana Eridanus, Vicepresidente del Centro Studi UCOI-UCOIM.

@RIPRODUZIONE RISERVATA.

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Noha Iraqi

نهى عراقي.. ليسانس أداب.. كاتبة وشاعرة وقصصية وكاتبة ومحتوى وأبلودر

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