In Australia i genitori uccidono i due figli autistici Di Sara Spoletini

In Australia i genitori uccidono i due figli autistici
Di Sara Spoletini
Succede a Perth, in Australia, dove Jarrod Clune e la sua compagna, Maiwenna Goasdoue, uccidono i due figli minori, di 16 e 14 anni, affetti da autismo, poi si tolgono la vita.
A chiamare i soccorsi è stata l’assistente sociale che si occupava regolarmente dei due ragazzini, entrambi con autismo grave non verbale. L’assistente sociale ha riferito di non essere riuscita a contattare la famiglia e di aver trovato davanti alla porta di casa il cartello “Non entrare”, l’ipotesi è che i genitori abbiano ucciso prima i figli poi i due cani e un gatto e poi in un’altra stanza si sono tolti la vita. Nessuna arma rilevata sulla scena del crimine, perciò risulta plausibile l’ipotesi che siano stati avvelenati con il gas.
Jarrod e Maiwenna avevano premeditato tutto, infatti hanno lasciato una lettera descrivendo le loro ultime volontà e spiegano che hanno deciso di finire la loro vita e quella dei figli perché da soli non avrebbero potuto sopravvivere.
La coppia faceva parte di diverse associazioni per i genitori con figli autistici e ad alcuni amici aveva raccontato di sentirsi sempre più sola nella vita quotidiana, senza il sostegno di altri amici e familiari.
Pare che i figli spesso non dormissero e che avevano problemi nell’inserimento a scuola, uno dei quali è stato addirittura espulso da una scuola.
Questa storia triste ci arriva da un posto lontano eppure il senso di solitidune descritto dai chi li conosceva ed evidenziato nella lettera lasciata dai coniugi assassini e suicidi è quello che provano tutti i genitori di figli autistici che è un fenomeno pervasivo, derivante dallo stress sociale, dallo stigma e dalla scarsa comprensione del disturbo da parte della società che spesso porta a isolamento sociale, burnout emotivo, lutto delle aspettative e ansia per il futuro, confinando le famiglie nell’isolamento domestico. I comportamenti atipici dei figli vengono spesso confusi con maleducazione, portando i genitori a evitare luoghi pubblici e relazioni sociali per evitare giudizi.
E’ evidente che la gestione quotidiana costante provoca un forte carico mentale ed emotivo, portando a un “burnout” che include distacco affettivo e perdita di motivazione che aumenta il dolore che si prova pensando per le aspettative di vita futura e il conseguente senso di impotenza.
Spesso la carenza di servizi strutturati e un senso di abbandono da parte delle istituzioni, rendendo il percorso genitoriale e assistenziale un’esperienza solitaria.
Si è riscontrato inoltre una preoccupazione costante riguardo all’autonomia del figlio e al suo futuro quando i genitori non ci saranno più che spesso si tramuta in ansia.
Ed è questo che deve essere successo a Jarrod e Maiwenna, l’aver perso le forze e la speranza nel gestire una situazione familiare pesante con due figli autistici, la solitudine sociale e il pensiero che forse la morte prima o poi sarebbe arrivata e loro non avrebbero potuto decidere e che forse i figli sarebbero stati ancora più soli. La soluzione forse è stata presa in una di quelle notti interminabili, in cui il buio accentua ancora di più la solitudine il senso di impotenza e allora forse la disperazione sovrasta e si sostituisce Dio almeno per una volta, almeno per scrivere il finale non cruento ma almeno dignitoso. Questo forse nelle loro menti distrutte, questo forse per richiamare l’attenzione che tutti hanno diritto ad essere capiti, ad essere ascoltati e che non ci sarebbe bisogno di lottare sempre per ottenere quello che è un diritto.




