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VALICO DI RAFAH: RIAPERTURA PARZIALE TRA EMERGENZA UMANITARIA, AMBIGUITÀ OPERATIVE E TIMORI DI UN NUOVO ASSEDIO

VALICO DI RAFAH: RIAPERTURA PARZIALE TRA EMERGENZA UMANITARIA, AMBIGUITÀ OPERATIVE E TIMORI DI UN NUOVO ASSEDIO

di Chiara Cavalieri*

IL CAIRO – La riapertura del valico di Rafah avviene da ieri in una forma fortemente limitata e regolata: l’ingresso in Egitto di 50 palestinesi al giorno, attualmente presenti sul territorio egiziano, sarà consentito in cambio dell’uscita dalla Striscia di 50 persone malate o ferite, dirette verso strutture sanitarie esterne per ricevere cure mediche.
Ogni paziente potrà essere accompagnato da due familiari, una misura che prova a coniugare esigenze umanitarie e rigidità operative.

Le autorità di Gaza: “Prima fase solo per feriti, malati e passaporti egiziani”

Il direttore dei media governativi a Gaza ha chiarito che la prima fase dell’apertura del valico riguarderà esclusivamente:

●il transito di feriti e malati;
●la campagna legata ai passaporti egiziani.

Pur confermando che le autorità israeliane non saranno fisicamente presenti all’interno del valico, lo stesso responsabile ha parlato di “un’evidente ambiguità nel meccanismo di funzionamento”, lasciando intendere che il quadro procedurale resta fragile e suscettibile di interferenze.

Numeri drammatici: famiglie divise e migliaia di richieste mediche

Secondo i dati forniti dalle autorità di Gaza:

●oltre 80.000 famiglie palestinesi risultano oggi divise, con metà dei membri nella Striscia e l’altra metà all’estero;

●più di 18.000 richieste di cure mediche sono già pronte per lasciare Gaza, in attesa di autorizzazione.

Numeri che descrivono una crisi umanitaria strutturale, aggravata da mesi di chiusura quasi totale dell’unico passaggio verso l’esterno non controllato direttamente da Israele.

L’UNRWA: “Impossibile continuare a contare i pazienti uno per uno”

Il consulente per i media dell’UNRWA ha espresso forte preoccupazione per l’attuale sistema di contingentamento:

> “Non è possibile continuare a lungo con la questione del conteggio dei numeri che attraversano il valico di Rafah”.

L’agenzia ONU chiede un aumento significativo del numero di pazienti autorizzati a uscire, sottolineando che l’approccio attuale rischia di trasformare un corridoio umanitario in una procedura simbolica, incapace di rispondere ai bisogni reali.

Hamas: “Ogni interferenza israeliana viola il cessate il fuoco”

Il movimento Hamas ha lanciato un monito chiaro contro qualsiasi tentativo israeliano di ostacolare il funzionamento del valico.
Secondo Hamas, ogni condizione o impedimento imposto da Israele sul valico di Rafah costituirebbe una violazione diretta dell’accordo di cessate il fuoco.

Il leader del movimento, Hazem Qassem, ha ribadito che:

> “L’apertura del valico di Rafah è un diritto del popolo palestinese”.

Qassem ha invitato i mediatori internazionali e i Paesi garanti dell’accordo a monitorare attentamente il comportamento israeliano, per evitare che la riapertura si trasformi in un nuovo assedio mascherato.

Un passaggio vitale tra Egitto e Gaza

Il valico di Rafah rappresenta l’unica via di accesso della Striscia di Gaza al mondo esterno attraverso il territorio egiziano, al di fuori dei controlli diretti israeliani.
La sua chiusura prolungata durante i mesi di guerra ha generato una grave crisi umanitaria, impedendo a migliaia di malati e feriti di ricevere cure adeguate e spezzando il tessuto familiare di decine di migliaia di persone.

La riapertura, seppur parziale, segna un passaggio cruciale. Ma senza un ampliamento dei flussi, regole chiare e garanzie reali, il rischio è che Rafah resti un simbolo di speranza incompiuta, più che una reale valvola di salvezza per la popolazione di Gaza.

Autrice: Chiara Cavalieri, Presidente dell’Associazione Italo-Egiziana Eridanus, Vicepresidente del Centro Studi UCOI-UCOIM

@RIPRODUZIONE RISERVATA.

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Noha Iraqi

نهى عراقي.. ليسانس أداب.. كاتبة وشاعرة وقصصية وكاتبة ومحتوى وأبلودر

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