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L’EGITTO CHE HA EVITATO IL DISASTRO: LO STATO CHE HA FERMATO IL CAOS URBANO E HA CAMBIATO IL DESTINO DEL PAESE

L’EGITTO CHE HA EVITATO IL DISASTRO: LO STATO CHE HA FERMATO IL CAOS URBANO E HA CAMBIATO IL DESTINO DEL PAESE

di Noha Iraqii

IL CAIRO-C’è stato un momento in cui l’Egitto ha rischiato di essere travolto dal proprio stesso disordine. Crescita urbana senza controllo, costruzioni informali, baraccopoli, consumo selvaggio del suolo agricolo, quartieri privi di servizi, degrado ambientale, marginalità sociale, assenza di pianificazione. Un processo lento e continuo che stava trasformando l’urbanizzazione in una minaccia strutturale per la stabilità dello Stato.

È questo il quadro descritto dal ministro dell’edilizia Sherif El-Sherbiny davanti alla Commissione Diritti Umani del Senato egiziano, spiegando perché l’intervento dello Stato negli ultimi dieci anni non sia stata una semplice politica edilizia, ma una vera operazione di salvataggio nazionale sotto la guida del presidente Abdel Fattah al-Sisi.

Il dato che racconta tutto è semplice.
Fino al 2014 l’Egitto aveva utilizzato solo il 7% del proprio territorio per lo sviluppo urbano.
Entro la fine del 2026 questa percentuale arriva al 14%.
Un raddoppio in dieci anni. Non crescita spontanea, ma pianificazione statale. Non caos, ma strategia.

Non si è trattato di costruire città.
Si è trattato di cambiare modello di Stato.

Lo Stato ha agito su più livelli insieme: • stop all’espansione urbana casuale
• pianificazione centrale del territorio
• creazione di città di nuova generazione
• sviluppo di città verdi e intelligenti
• riqualificazione delle aree degradate
• eliminazione delle baraccopoli
• recupero delle zone informali
• protezione del suolo agricolo
• tutela ambientale
• integrazione tra sviluppo urbano e sviluppo rurale

Il cuore del problema erano le baraccopoli e i quartieri non pianificati. Sistemi urbani paralleli, senza servizi, senza infrastrutture, senza sicurezza sanitaria, senza dignità abitativa. Luoghi dove si concentravano: • inquinamento
• malattie
• degrado sociale
• marginalità cronica
• disgregazione comunitaria
• perdita di coesione
• instabilità strutturale

Non era solo un problema di case.
Era un problema di sicurezza sociale, sanitaria e nazionale.

Da qui nasce il nuovo modello urbano egiziano.

Nuove città progettate non come dormitori, ma come sistemi integrati: • città intelligenti
• città sostenibili
• città verdi
• città digitali
• città pianificate
• città con servizi
• città con lavoro
• città con infrastrutture
• città con identità urbana

Parallelamente, lo Stato ha fermato la distruzione delle terre agricole.
Per anni l’edilizia informale aveva divorato migliaia di acri coltivabili, mettendo a rischio: • sicurezza alimentare
• equilibrio ambientale
• sostenibilità economica
• stabilità rurale

Oggi il modello è opposto: • sviluppo urbano pianificato
• protezione del territorio agricolo
• equilibrio tra città e campagna
• crescita sostenibile
• razionalizzazione del suolo

Fondamentale anche il lavoro nelle campagne, con l’iniziativa “Vita dignitosa”, che ha portato: • scuole
• sanità
• strade
• acqua
• elettricità
• servizi
• lavoro
• infrastrutture
• dignità abitativa

Non più sviluppo concentrato solo nelle metropoli, ma sviluppo distribuito, che riduce le disuguaglianze territoriali e frena l’esodo urbano incontrollato.

Il messaggio politico è chiaro.
Lo Stato egiziano non sta costruendo solo città.
Sta costruendo ordine, stabilità, sicurezza, coesione sociale e futuro.

Non è cemento.
È strategia.
Non è edilizia.
È visione di Stato.
Non è urbanizzazione.
È controllo del territorio.
Non è sviluppo casuale.
È pianificazione nazionale.

Per questo si parla di “azione che ha salvato l’Egitto dal disastro”: perché senza questo intervento, il Paese sarebbe oggi prigioniero del caos urbano, della disgregazione sociale e della perdita di controllo territoriale.

Quello che sta emergendo non è solo un nuovo volto dell’Egitto.
È un nuovo modello di Stato.

@RIPRODUZIONE RISERVATA.

 

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Noha Iraqi

نهى عراقي.. ليسانس أداب.. كاتبة وشاعرة وقصصية وكاتبة ومحتوى وأبلودر

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