Sanità, l’Italia invecchia e la spesa cresce: la delicata traiettoria del nostro Ssn fino al 2070
Il Rapporto 2025 della Ragioneria generale dello Stato sulle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario descrive una spesa sanitaria pubblica sostanzialmente stabile nel breve e medio termine. Dopo l’aumento straordinario del 2020 legato alla pandemia, il rapporto tra spesa sanitaria e PIL si è ricondotto su valori ordinari, attestandosi al 6,3% nel 2024, senza segnali di tensione per la finanza pubblica.


Una dinamica sotto controllo nel medio periodo
Il Rapporto 2025 della Ragioneria generale dello Stato sulle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario descrive una spesa sanitaria pubblica sostanzialmente stabile nel breve e medio termine. Dopo l’aumento straordinario del 2020 legato alla pandemia, il rapporto tra spesa sanitaria e PIL si è ricondotto su valori ordinari, attestandosi al 6,3% nel 2024, senza segnali di tensione per la finanza pubblica.
Dal 2030 la crescita torna strutturale
Le proiezioni indicano che, superata la fase di normalizzazione, la spesa sanitaria tornerà ad aumentare dopo il 2030. Nello scenario nazionale base, l’incidenza sul PIL raggiunge il 7,4% nel 2070, con un incremento di poco superiore a un punto percentuale rispetto ai livelli pre-pandemici. L’andamento è definito regolare e governabile, lontano da dinamiche espansive incontrollate.
L’invecchiamento come motore principale
Il fattore determinante resta la trasformazione demografica. Nello scenario di pure ageing, la crescita della spesa è spiegata quasi interamente dall’invecchiamento della popolazione, mantenendo invariato il consumo sanitario pro capite per età e sesso. In questo quadro, l’accelerazione è più marcata tra 2030 e 2042, per poi rallentare progressivamente con la riduzione del peso delle generazioni del baby boom.
Scenari alternativi, risultati simili
Accanto all’ipotesi demografica pura, la Ragioneria propone un reference scenario che include variabili aggiuntive come miglioramento delle condizioni di salute, progresso tecnologico, dinamica dei costi del lavoro sanitario e differenziali inflazionistici. Anche considerando questi elementi, le traiettorie restano molto vicine: nel 2070 la differenza tra gli scenari è di appena 0,02 punti percentuali di PIL, confermando una sostanziale convergenza.
Il contributo della long-term care
Un ruolo crescente è svolto dalla long-term care (LTC), la cui componente sanitaria è inclusa nella spesa complessiva. L’aumento dei bisogni legati alla non autosufficienza contribuisce alla crescita del rapporto spesa/PIL, ma senza alterarne il profilo di stabilità. Anche includendo la LTC, la spesa sanitaria mostra una minore sensibilità alle oscillazioni macroeconomiche rispetto alla spesa pensionistica.
Una sfida di qualità e organizzazione
Nel complesso, il Rapporto restituisce un messaggio netto: la sanità non rappresenta un fattore di instabilità dei conti pubblici, ma una voce strutturalmente destinata a crescere in modo graduale e prevedibile. La vera sfida non è quantitativa, ma qualitativa e organizzativa: orientare l’aumento della spesa verso modelli assistenziali sostenibili, una maggiore integrazione tra sanità e sociosanitario e risposte adeguate ai bisogni di una popolazione sempre più anziana.
PROF. FOAD AODI




